Non esiste metro di fallimento

se [non] sai da dove nasce.

L’infanzia, qui, non c’entra.

E’ in età matura
che si aprono le porte
delle proprie fusioni insolventi.

L’infanzia, qui, non c’entra.

Nella vita ti foderi
di tasselli mancanti
in continuo (forse), sperato divenire.

Il baratro è un metro di misura
che vive di continua valutazione
ispiratoria, sognante, idealizzante.

Le braccia si arrampicano
scivolose
raccogliendo(si) dagli specchi.
Nonostante tutto.
Son consapevolezze.
Lasci alle spalle l’infanzia
e cresci sui [tuoi] profumi.
Salvando il fiore, il suo stelo.
Compreso le spine che t’illudi
di aromatizzare nei colori.
Nei colori nel tatto.
Nel [suo] vaso di puro germoglio.

L’adolescenza [non] c’entra.

-Son nuove strade, nuovi cementi.
senza fiori/odori-

Le scelte iniziano ad essere soggettive
oggettivamente osservate
da chi si prende cura di te
anche col solo pensiero
di pensare a te.
In concreta assenza.

S’inizia a bollire la [s]bronza
dove l’infanzia c’entra
ma senza fallire la conquista
d’un essere “costruzione”.

Camminando ancora,
seguendo l’invisibile oggettivo
che ti ha reso
colui a cui gli altri non interessa,
colui a cui l’umano non sa entrare.

Glò

“Mal de vie”

cosa esterniamo noi in realtà?
una facciata di pillole ingrata verso la vita
dove indifferenza e miseria
son cementi da svergognare
per essere in sintonia con l’aggravio
del sincero mal d’esistenza.

Nessuna pennellata di mascara potrebbe salvare
l’indizio d’una lacrima umana
scremata dal colore della vita primaverile
inverosimile, stagnante,
abbuffata di sazietà liberalizzate.
Balbuziente rimango in atono singhiozzo di lacrima
che non ha dignità perché il suo valore
è contrapposto alla diffidenza di qualsiasi miglioramento.

Glò