…Lost

Il silenzio
allunga il sogno
in occhi d’ansia

il cenno
non consente
di librare versi
all’ultimo respiro

ancora incerto
è il vento immobile
in assenza di fiato

nudi e pregni
d’odio e d’amore
secchiamo al sole
il senso crudo
del domani

Silvano Conti

Published in: on giugno 1, 2011 at 07:11  Comments (3)  
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Anch’io ho paura

Aspetto l’ora giusta.
Persisto nel distanziare morte,
accetto i pegni che son da pagare
in un percorso avido di prove.

Dimmi, intanto, che sembianze hai
se sei da immaginare mia coscienza,
se è soltanto sciocca confusione
vedere in te la cara madre mia.

O forse tu sei me, piccolo uomo,
quando lanciai la prima sfida
a fare carne di quei primi sogni
dove spiare la trama del romanzo.

A sera, nei momenti che mi avvito
alla ricerca dell’angolo migliore,
ti parlo, angelo mio, e poi t’invoco
per essere sicuro che ci sei.

Intanto che decidi di mostrarti,
del tuo respiro fammi un cenno,
disegna là sulla parete azzurra
gabbiani che sorridano di me.

Ti prego, non contare troppo
sulla promessa che mi sono fatto
di coltivare vita più che posso
perché del non morir m’illuda.

D’accordo, continuo a guardar le stelle,
nel cuore incastro flussi di marea,
ma rassicurami, fa’ presto!
Anch’io ho paura!

Aurelio Zucchi

Cieli

Cieli,
per giorni e giorni uguali,
svogliate e inaffidabili chimere,
quando l’unico colore percepito
è un fondo di cravatta da indossare.

Li ho visti,
aprirsi insieme in sincronia
coi fuochi dei sorrisi da me appiccati.
Ricordo ben d’averli anche indicati
a donna amore che mi stava a fianco.

Li ho visti,
dall’alto dei vent’anni,
vincer le nubi e all’angol relegarle

come educande offese ed umiliate,
mandate in fretta dietro la lavagna.

Cieli
che, incazzati, chiudono i battenti
e grandi e grossi si fanno metter sotto
dal primo cenno d’ingarbugliata pioggia
o dal malessere di questo loro figlio.

Li ho visti, poi,
rompere ogni plumbeo assillo,
apparecchiar la festa sotto il sole
nel cuore d’attimo di mia felicità sublime
ed invitarmi a prender posto al desco.

Cieli,
malinconie d’azzurro smascherate,
che a farsi belli pelano le stelle,
che scippano la luna da dietro le montagne
per obbligarmi alle romantiche manie.

Aurelio Zucchi

Non conosco dei poeti il sentire

della penna che affonda nell’inchiostro,
la sorgente delle parole scritte
su pezzi di carta prendono forma
ti parlano, sorridono e piangono
o artigli ti piantano nella carne
squartandoti
come gli avvoltoi la preda

Né ulular loro comprendo, di paura
e sdegno e perdono, fuggir del cervo
nei boschi di pini tra rami di spine
della luce, lo strascico.

Potessi voltarmi in ciò che dico
e scrivo, mi chiamerei poeta anch’io
se in quel vuoto che mi divora
lo stomaco
m’emoziona se ancora una volta
quel grido o cenno gentile
che più non afferro e conosco
la finestra di un attimo serrata prima
ch’io spalanchi le pupille

No! Non sono un poeta , la parola
alla mia carne è straniera
e le mani non toccano l’anima
ucciderla o accarezzarla
più non mia –

per questo scrivo,
per il mio non essere poeta
per potermi seppellire l’anima prima
che mi seppellisca la parola .

Anileda Xeka

Almeno

Quando
un cenno t’aspetti
anche solo
d’impercettibile luce,
vorresti ti destasse
la speranza
d’esserne sfiorata,
di veder mutato caldo
il castano dei capelli
al guizzo d’un gesto
che ti spoglia.

O al tocco d’una mano
che ti confonda,
ti perda ormai su un corpo
dove deporre la mente
al tremulo risveglio.

Dopo l’attesa
il compirsi d’un attimo
almeno.

Daniela Procida

Published in: on luglio 6, 2010 at 07:23  Comments (2)  
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Leggende

Col fazzoletto al collo
menavi la tua bici,
tornato dalla vecchia osteria
a far commissione, di rincasare
un povero vecchio
un male accento
di sputazzate lungo la strada
e d’argentina
sua voce a una romanza di Verdi.

Feci un cenno
e la risposta in breve fu quella degli amici
capaci di dividere il pane
o altro che sia.
Diretti dove il vischio fa staccionate e orpelli
a raccontarci fuori dai denti il gran calore
dei fianchi delle donne cresciuti;
dell’odore
che una ti permise godere
sotto il sole.

Massimo Botturi

Caro destino


Caro destino,
se succede di scrivere a qualcuno
che non conosco se non é di fama,
questa scrittura piega e si colora
al garbo che in questi casi impera.

Ti chiederò dove ti trovi ora,
se il tuo viso é corrucciato o no,
quale sorriso accendi la mattina
e quanto vale un tuo cenno su di me.

Per non rischiare troppa confidenza
dovrei smettere di darti questo tu
ma gli anni che hai contaminato
sono già tanti e quindi rischio un po’.

Sarò gentile ma nel frattempo, tu,
non t’intromettere domani e dopo
nei sogni che vorrò fare ancora
nei quali amore cerco e amore do.

Ti prego, tu che non sai chi sei,
non disturbarmi in quelle belle notti
che mi vedranno da aspirante eroe
vestire l’aria di leggenda e mito.

Non presentarti da avversa dama
tra le pedine che allora muoverò.
Lascia vuota una casella bianca
dove assestare l’agognata sfida.

Quasi tuo,
Aurelio

Aurelio Zucchi

Davanti a te


Davanti a te
avvolto nel manto d’oblio
nero e insondabile
piego la testa
e racchiudo il cuore
nell’umano dolore.
Piangono i fiori
la tua vita recisa
e rimane nel vento sospesa
quella assurda domanda
che nessuno potrà mai esaudire
forse tu adesso sai
e sorridi fra glicini in festa
e versi di cielo infinito
lo stesso che grava plumbeo e affranto
adesso sulle nostre teste smarrite.
Oggi sostiamo in silenzio
chi sa pregare preghi
chi sa cogliere un fiore lo colga
chi sa donare una parola
o un semplice abbraccio
lo faccia nella semplicità del cuore
e chi ha la forza d’amare e di continuare a vivere
la trasmetta con impeto e passione
ai familiari,  agli amici più cari
e a noi tutti poeti del Cantiere
che fragili e smarriti come bambini
ancora attendiamo un cenno
o una carezza riparatrice
per continuare  il nostro
caro e incerto viaggio.

Roberta Bagnoli

Dedicata a Claudio

Come fai tu con me

In istanti di abbandono
capirai se ti guarderò
negli occhi
e non dirò niente

e così
immobili

al cenno di un sospiro
ci capiremo

Pierluigi Ciolini

A Clara il mio Golden Retriver

Published in: on maggio 8, 2010 at 07:08  Comments (3)  
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Io esisto

Se mi ricordi
se porti il mio segno,
fa che lo sappia,
anche un piccolo cenno
che non dimenticherai
perché tutte le tue onde
hanno smorzato gli spigoli
e non ti potrò più
graffiare,
non sarò più
con te
e saperlo
e farlo mio
non saprai mai quanto
fu difficile
perché mi nascosi
al mondo
in un angolo della mente,
in fondo ad un cassetto
che aprirai
non per cercarmi
e senza volerlo
mi ritroverai
e volterai lo sguardo;
ma queste parole
ti aspetteranno
quando tornerai
da me
che ci sarò sempre.
Io sono
il passato.

Gian Luca Sechi

Published in: on aprile 22, 2010 at 07:32  Comments (4)  
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