Africa

L’onda dell’Atlantico lambisce
fino a perdita d’occhio la costiera,
il bianco della schiuma si intromette
tra palmeti che affollano la sabbia
gioca a sollevare qualche tronco
caduto, e ceppi morti
nuotano, scolpite due ragazze
coi seni nudi
coltivano nei passi l’eleganza
e bambini mostrano il sorriso
di denti bianchi
sullo sfondo nero
e gli occhi dolci
danno un canto al cuore.
Le lavandaie stanche di lavoro
su gusci di barche
fanno ritorno
a villaggio di case
coi tetti di paglia come nidi,
liete di stare insieme
si stringono,
in placido tripudio
si fondono
tramonto, verde, incanto.
Al centro dello spiazzo la magione
dell’anziano capo
sfoggia eleganza
in disegni scolpiti sulla soglia…
Ora si accende l’aria di colori,
suona tam tam di rulli e di tamburi
si ravviva il villaggio,
si illumina di danza
canto
giochi…
corpi sereni docili
al pennello degli occhi
danno l’acquarello dell’artista…
Africa
forza selvaggia,
fuoco di raggi accende
arsura, siccità…
pioggia che scroscia
inonda la savana
zebre giraffe antilopi elefanti,
saltano le gazzelle
sotto le grinfie acute di felini,
nelle radure corrono gli struzzi…
cascano l’acque
di imponenti rivi
estasi di fragore…
ma qualche automobile s’affaccia
sporca di fumo
la melodia selvaggia
e ludibrio si spande
a macchia d’olio
di ferro, di cemento
rompe l’incanto
il verso non selvaggio,
prepotente
della globalizzazione.

Giuseppe Stracuzzi

Faltognano

ozioso
arroccato al poggio
dove
sui terrazzi
gli olivi
s’aprono al sole.
Spira un venticello
nei ceppi incavati
s’infiltra
a risuonar
d’armonica.
Casette di pietra
coi gerani alle porte
e lillà negli orti.
Si va
per sentieri odorosi
di nipitella
intricati
di corbezzoli e ginestre.
Sui muretti
guizza
la lucertola
le api
s’insinuano
in garofani fuxia.
Oltre…
il bosco
a criniera
del monte.

Graziella Cappelli

La carezza del vento

Ho provato
tante volte
ad ascoltare
il chiacchierio confuso
dei platani
nelle giornate di vento.
Il fruscio delle foglie appare
come un’onda impetuosa
che sbriciola preghiere confuse.
Quello dei platani,
invece,
è un mormorio dolcissimo
che invita
al riposo e all’oblio.
L’urlo delle querce
sembra l’imprecare possente
dei condannati
che scuotono con violenza
ceppi e catene.
Solo i pini
lasciano filtrare con dolcezza
il vento tra i rami,
coperti di muschi e licheni.
Loro mi regalano frazioni di silenzio
ed invitano alla pace interiore.
Per questo io li amo
con tutta l’intensità del mio cuore.

Salvatore Armando Santoro

Ulivi nel vento

Turbina
il vento
a sconvolgere
argentei ulivi.
Sfrecciano
stormi di uccelli
su nubi accavallate
in livido cielo.
Ai ceppi
impietriti
scolpiti
di tempo
fremono
fili d’erba.

Graziella Cappelli

Published in: on febbraio 11, 2011 at 07:13  Comments (8)  
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Tutto è ancora

Ci sono muri salvati
antichi ceppi
budelli di cruente battaglie in ogni dove.
Fortezze alla memoria, ch’è breve
luoghi santi
dove gli eroi da poco sconfissero l’orrore
con mani caffellatte, parole poche
fumo, di rozze sigarette passate a brace chiusa.

Ci sono case ai piedi del mondo
anni segreti
e bande di bambini che giocano alle travi
tra l’erbe là cresciute, selvatiche
e dei fiori
venuti a forza d’essere sangue.
Il fiume scorre,
il cielo capovolge coperte,
va la luna
con le sue uova sotto la sabbia
tutto è ancora.

Massimo Botturi

Published in: on febbraio 16, 2010 at 07:27  Comments (6)  
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