Del prode Cecco l’acerba vertù

 

(n.d.r.  Il brano, un vero e proprio saggio di virtuosismo poetico con citazioni e riferimenti anche d’attualità,  prende ispirazione/pretesto dal IV Capitolo de “L’Acerba”, opera principale di Cecco d’Ascoli -Francesco Stabili-, poeta ed intellettuale del ‘300 finito al rogo per le sue tesi eretiche)

 
Del IV la vertute (1) l’altro iorno
Colpimmi e a meco averla l’impio male
I’ vuolsi allontanarlo da l’intorno:
Tentai di spaventarlo col sonetto,
Lo metro che mi vien più naturale,
Ma invece la terzina viense a getto.
.
Da vero vertüoso e grande vate
A la beltate femmena i’ m’affida,
Ofrendole di rose e di patate:
Poi pria che ‘l pomo giù da’ tralci preso,
Pria che niun sangui e niun venga suicida,
Nobilitata l’alma, un cero è acceso!
.
Li celi donqua pien di leggerezza
Immo mirando ‘l ben che non si sface,
Ché la vertute è madre di saggezza:
Como l’Ulivo ch’à limpiezza soa,
E ‘l grido popolare non si tace
Ne l’Urbe nazionale mea e toa.
Convene allor che i trami sien diritti,
Sì che in padella zòmpin… pesci fritti!

(1) Leggendo il IV cap.lo di Acerba di Cecco d’Ascoli Stabili, Ancarano 1269/Firenze 1327 arso per eresia, poema in sesta rima incompiuto all’inizio del V cap.lo, notai che era ripetuta sette volte la parola “vertù/vertute/virtù”. Con povere ricerche scoprii che, nei secoli, anche alcuni fìlosofi avevano parlato di virtù e dintorni fra loro e fra gli altri: 1 Socrate, Atene, 470/399 a.C.; 2 Platone, Atene, 427/347 a.C.; 3 Aristotele, Stagira, 384/322 a.c.; 4 Zenone di Cizio (Cipro), 333/263 a.c. ideatore dello Stoicismo nel 300 ad Atene; 5 Machiavelli Niccolò, Firenze, 1469/1527; 6 Bruno Giordano, Nola 1548, arso al rogo in Roma 1600; 7 Galilei Galileo, Pisa, 1564/1642; 8 Campanella Tommaso, Stilo RC, 1568/1639; 9 Hobbes Thomas, Malmesbury, 1588/1679; l0 Cartesio/René Descartes, La Haye Touraine, 1596/1650; 11 Vico Giambattista, Na­poli, 1668/1744; 12 Shaftesbury Anthony Ashley Cooper, Londra 1671/1713; 13 Montesquieu Charles-Louis de Secondat di La Brède, Bordeaux, 1689/1755; 14 Hutcheson Francis, Drumalig, 1694/1746; 15 Hume David, Edimburg 1711/76; 16 Smith Adam, Kirkcaldy, 1723/90; 17 Kant Immanuel, Königsberg/Kaliningrad, 1724/1804; 18 Hegel Georg Wilhelm , Stoccarda, 1770/1831; 19 Feuerbach Ludwig, Landshut, Baviera, 1804/72; 20 Bauer Bruno, Eisenberg, Sassonia-­Altenburg, 1809/82; 21 Spaventa Bertrando, Bomba CH, 1817/83; 22 Marx Karl, Treviri, 1818/83 e 23 Engels Friederich, Barmen, Wuppertal, 1820/95: “i due del Manifesto del Partito Comunista (1848)”; 24 Labriola Antonio, Cassino, 1843/1904; 25 Husserl Edmund, Prossnitz, Moravia, 1859/1938; 26 Croce Benedetto, Pescassèroli AQ, 1866/1952; 27 Gentile Giovanni, Castelvetrano TP, 1875/1944; 28 Heidegger Martin, Messkirch, Baden-Wiirtemberg, 1889/1976; 29 Gramsci Antonio, Ales CA, 1891/1937.

Sandro Sermenghi

Madonna delle Grazie

(Ballata in do minore)

Dentro ognuno di noi
c’è un balcone fiorito,
spesso stiamo affacciati
ma senza aver capito
che ciò che vediamo sotto
non sempre è cosa vera
ciò che vediamo sotto
spesso è una chimera.

Con i piedi nella cera
con le piaghe ed i rimorsi
sfilan lente in processione
come anime perse,
quando finalmente guardo
meglio dentro i loro occhi,
vedo che…
hanno volti tutti uguali
vedo tanti me…

Ma è il coraggio di sfilare
sotto al mio balcone
che non ho,
che mi fa capire infine
che non sono io,
e l’altrui giudizio
le trafigge come una spada,
siate voi dannate ovunque
senza fine sia la strada.

Se potessi bagnarmi
nelle acque di un fiume
formato dalle lacrime
di chi è senza rancore,
e asciugarmi al vento
di un’estate infinita
di chi crede nell’amore
di chi crede nella vita.

E sei tu dolce Mirella
che cammini in mezzo a tante,
con un cero nella destra
e un foulard intorno al viso,
porti un cuore palpitante
di passioni e di rimorsi
e vedo che
hai tuo figlio nei tuoi occhi
ed è dolce il tuo sorriso.
Puoi guardare ancora il mondo
con gli occhi di un bambino
con lo sguardo di speranza
di un Gesù non divino,
con la mente galleggiare
a metà tra il bene ed il male,
tra un futuro ed un passato
che non resti tutto uguale.

Alla fine della mia vita
forse anch’io entrerò in chiesa,
come loro,
a contare i miei peccati
le speranze ormai deluse,
ma ho paura sia finita
impossibile è il perdono,
tutti i fiori appassiti
il balcone ormai è chiuso.

Sandro Orlandi

Constatazione amichevole

Non sembra più la stessa estate:
l’ortodossia del nudo di paglia
il sangue caldo.
Ma solo una carenza di aria,
una carlinga, per l’aviatore senza più nafta
e stelle al vetro.

Questa mattina ondeggiano gli alberi,
li amo.
Perché sono capelli di donna in un canale
e hanno gambe di donna
e tenerezze;
anche s’estate non sembra più la stessa,
e il giallo delle strade lavate toglie il fiato.

E tutte queste prugne selvatiche le amo
perché fan precipizio di uccelli in banchettare,
così l’estate sembra la stessa
anche per poco.
A ricordarlo viene anche il cero volto al santo
le tue levate notturne
l’orinare, senza mai niente addosso;
così che al buio sembri una lucciola smarrita
tra la magnolia e il muro,
un lontano temporale.

Massimo Botturi

Che fico fra cero e pero!


Amor mortal non dice quanto spero
di stare sotto a un fico ancora vivo
attanagliato al fianco tuo sincero.
Poi conficcate l’ugne mie in un cero
illuminarti e dirti evocativo:
– Ordunque vieni meco in cima al pero! –
E lì d’amore aulenti in tale ascesi
a lungo trastullarci al tronco appesi!

Sandro Sermenghi

Published in: on aprile 8, 2010 at 07:20  Comments (7)  
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