Stagione di caccia

 
Voglio il silenzio ovattato di un bosco
e la resa del cacciatore
oppure che si armi la selvaggina
di coraggio ne ha
ma disarmato vacilla
anche il cervo più audace.

Maria Attanasio

Published in: on dicembre 16, 2011 at 07:04  Comments (11)  
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Solitudine, se devo vivere con te

O SOLITUDE! IF I MUST WITH THEE DWELL

O Solitude! if I must with thee dwell,
Let it not be among the jumbled heap
Of murky buildings: climb with me the steep,—
Nature’s observatory—whence the dell,
In flowery slopes, its river’s crystal swell,
May seem a span; let me thy vigils keep
‘Mongst boughs pavilioned, where the deer’s swift leap
Startles the wild bee from the foxglove bell.
But though I’ll gladly trace these scenes with thee,
Yet the sweet converse of an innocent mind,
Whose words are images of thoughts refined,
Is my soul’s pleasure; and it sure must be
Almost the highest bliss of human-kind,
When to thy haunts two kindred spirits flee.

§

Solitudine, se vivere devo con te,
Sia almeno lontano dal mucchio confuso
Delle case buie; con me vieni in alto,
Dove la natura si svela, e la valle,
il fiorito pendio, la piena cristallina
Del fiume appaiono in miniatura;
Veglia con me, dove i rami fanno dimora,
E il cervo veloce, balzando, fuga
Dal calice del fiore l’ape selvaggia.
Qui sarei felice anche con te. Ma la dolce
Conversazione d’una mente innocente, quando le parole
Sono immagini di pensieri squisiti, è il piacere
Dell’animo mio. È quasi come un dio l’uomo
Quando con uno spirito affine abita in te.

JOHN KEATS

Padre

Conoscevo un uomo:
naso lungo intenditore di anime,
occhi umidi di cervo e severe parole;
come scoppio di temporale
nella mia alba azzurra
le sua urla fugaci e le risate piene,
poi caldo sole da guardare di lontano.
Marinaio spavaldo cavalcò il deserto,
l’Africa conquistò e l’Africa riperse;
cento sguardi di donna a seguirlo
come magnete di bussola:
a molte la rotta concesse
ma da una sola fu catturato.
Re della casa e re della foresta
una saggia regina lo vegliava,
Dorothea, dono di Dio, a lui donata
come è Donata la mia paziente sposa.
Gli anni leggeri scesero piano
ad imbiancargli la fronte china;
sciolta la neve in lacrime
nell’ultima fatica d’amore
restituì quel dono alla regina muta.
Se ascolto bene nel mio stanco viaggio
oggi di tanto in tanto posso sentire
tra il salso odor dell’Adriatico
quella voce ancor sonora e gaia
che il vento porta a consolarmi il cuore.

Massimo Reggiani

per cento anni e per sempre (22/4/1911 – 24/4/1991)

Non conosco dei poeti il sentire

della penna che affonda nell’inchiostro,
la sorgente delle parole scritte
su pezzi di carta prendono forma
ti parlano, sorridono e piangono
o artigli ti piantano nella carne
squartandoti
come gli avvoltoi la preda

Né ulular loro comprendo, di paura
e sdegno e perdono, fuggir del cervo
nei boschi di pini tra rami di spine
della luce, lo strascico.

Potessi voltarmi in ciò che dico
e scrivo, mi chiamerei poeta anch’io
se in quel vuoto che mi divora
lo stomaco
m’emoziona se ancora una volta
quel grido o cenno gentile
che più non afferro e conosco
la finestra di un attimo serrata prima
ch’io spalanchi le pupille

No! Non sono un poeta , la parola
alla mia carne è straniera
e le mani non toccano l’anima
ucciderla o accarezzarla
più non mia –

per questo scrivo,
per il mio non essere poeta
per potermi seppellire l’anima prima
che mi seppellisca la parola .

Anileda Xeka

Una poesia

Una poesia si specchia in una pietra di turchese
e lì si ferma per un attimo.
Poi ricomincia a vagare,
per dare vita forse ai colori di un disegno
ricamato su una coperta.
I giunchi, raccolti lì vicino,
vengono intrecciati da abili dita e
diventano un cesto:
la sua forma ricorda la volta del cielo.
Un pezzo di legno è lavorato:
da lui si ricaverà un’opera che dimostrerà
quale armonia ci sia fra legno e
intagliatore.
Il cervo percorre il suo sentiero e
l’aquila plana a grandi cerchi nel cielo.
Il salmone, nel tumultuoso torrente,
incontra l’orso che lo aspetta sulla riva.
I bambini danzano.
E l’artista afferra al volo tutto ciò
e la forza artistica della rappresentazione
guida le sue dita.
I lupi stanno mangiando un vecchio cervo
dividendosi le carni dell’animale.
Una giovane foca saltella sul ghiaccio.
Un anziano morente sta canticchiando
sottovoce un canto di guerra.
Questo è il cerchio,
e gira senza inizio e senza fine.
E l’artigiano guarda la sua opera.
E’ lì seduto in equilibrio fra la fine del
mondo e il suo inizio.

NUVOLA AZZURRA (Poeta della Nazione Irochese)