Miracolo

Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull’erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l’aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all’incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d’assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s’era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l’incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Si sgretola

sotto il ticchettio selvaggio
della realtà
il friabile monte d’argilla
delle illusioni
delle ipotesi
delle incognite
delle certezze.
Nulla rimane
se non qualche brullo cespuglio
di “se potessi”,
di “se avessi potuto”,
che vanamente
si abbarbica
all’amara riarsa terra
delle delusioni.

Nino Silenzi

Published in: on aprile 4, 2012 at 07:02  Comments (4)  
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Il velo di Maya

 
Bambini che anelan carezze da mani
e dietro un cespuglio già s’amano amanti,
e migrano stormi in paesi lontani
.
Convegni d’amore con scambi agognati,
con teneri frasi e poi giuramenti,
s’esalta il futuro nei loro disegni.
.
Ma offuscan la vista quei fili sottili,
inganna la mente volerli passare.
Se brami  stracciarli, incollan le mani.
.
Un’ultima fiamma consuma candela,
riporta alla mente un tempo insicuro,
già fatto d’inganni, d’amare illusioni.
.
Così per quel velo il ver si confonde
ed Arthur sprofonda nel suo pessimismo.
Col dubbio t’avvolge la trama d’oriente.

Piero Colonna Romano

Galaverna

Si è fatta poesia stamane
la natura tutta.
Ha indossato l’abito bianco
e si offre a sguardi ammirati.
E non c’è cespuglio
né filo d’erba
che non si sia sottratto
a divenire merletto
come una dama imbellettata.
Su tutto aleggia
l’atmosfera sospesa
di quel soffio di gelo.

Sandra Greggio

Published in: on gennaio 29, 2012 at 07:00  Comments (11)  
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Ritrovo di famiglia


Impollinati sullo stesso cespuglio
portati dal vento in stagioni diverse
lungo sentieri irti fino a uno spazio vuoto
dove nidificare, dove l’ombra che si sposta
lascia pozze di luce, per lo splendore
di una fioritura maturata in frutti
esposti alla sorpresa della tempesta.
Nell’uguaglianza e nella diversità
ciascuno apprendendo lingue diverse
pensando pensieri diversi
sigillando sconfitte nel proprio cuore
fino a scrutare il tempo con gli stessi occhi.

Rosalba Casetti

Il primo appuntamento

Il primo appuntamento oltre la tomba! Una porta spalancata.
Avanza veloce!… Bacia quel cespuglio strada facendo!
Si tratta di te? Sei ancora la stessa – eppure già cambiata?
Rassicura!… Fai un segno con la mano! La vista si sta indebolendo…

Non ci sono segni! Nel nulla già da molto sono svaniti!
Non c’è alcuna certezza! Nessuno in noi confida!…
Si sono azzittite le risa nell’oscurità e i pianti son finiti.
Il tempo… Nella ragnatela agli angoli si annida.

Cedi il passo alle falene e ai fiori!… Rifuggi verso l’abbaglio!…
Forse di più reale v’è questo: un pagliaio…
Perché piangi?- Per la gente assorta nell’esistenza,
È appena un tremore dei fasci lunari, la nostra sofferenza.

BOLESŁAW LEŚMIAN

Il tedio del mare


Irrompe il tedio del mare,
stride, ride, rode, corrode
la vecchia barca lasciata
in disparte sul secco arenile.
E’ tutta la notte che odo
il mormorio lacero del vento.
Piange il gabbiano
nel volo solitario,
disperde lontano lamenti incessanti
come le sue piume tremanti, bianche
troppo fradice e stanche
per sostenere ali pesanti.
E’ troppo tempo che aspetto,
cattivo presagio il tuo cupo silenzio
ormai non hai del lupo vorace artiglio,
svelto e mesto sei scappato nel fitto cespuglio
hai ingoiato in un istante la luce rossa della torcia.
Di te rimane un’ombra,  misera ombra
dissolta nel ghigno di sinistro sorriso.
Resto sola col mio amore
appena nato e già morente
che versa lacrime mute alla luna
e che spera di guarire in fretta
prima che l’alba sottomessa
lo getti senza scampo fra le braccia
dell’illusa promessa.

Roberta Bagnoli

Cespuglio

sul viale ancora ti cerco
mia fuggitiva
dal buio ricevesti
notizie della notte
capaci di ucciderti

la luna felina
era custode
era meraviglia
la sua branchia
(una fine immacolata)

molecola accesso
t’inseguì
nel Sahara ti smarrì,
un cespuglio di rovi
sul ventre della duna rotolò

mammaluna
all’angoscia lasciò il morso
al vento diede sferza
impigliò sulla tua testina
il cespuglio di bambina.

Aurelia Tieghi