La giostra

 
che parte da un bacio
inizia la storia fiorita,
girando
misura l’altezza del monte
col verso che foggia a destino
cestini di frutta,
si carica d’anni, d’affanni
e guarda con gli occhi
degli alberi spogli
le grigie distese,
consegna i vestiti alle ombre
e segue discorsi di piedi
che lasciano orme
di sabbia, di pietra, di miele…
come una cantilena del canneto
a supplizio del vento
tutte le orme sparse
dappertutto.

 Giuseppe Stracuzzi

Ottimismo

Il tempo delle attese è finito.
Ora sempre pani freschi sulla tavola
e colori vivaci tutt’intorno.

Spargeremo semi a piene mani
e zolle di speranza in faccia al mondo.

Perle di smeraldi e verdi rubini
saliranno dal fondo del mare
cantando e vociando
per farsi notare.

Nell’aria agitata dalle ali del vento
voleranno cestini con petali di rosa
e schiamazzi dalle finestre aperte
non più omertose.

Tra i coriandoli degli sbandieratori
e le statue verniciate dei mimi
la piazza festante uscirà all’aperto
senza vergogne e senza pudori.

Lorenzo Poggi

L’albero delle caramelle

C’era un albero
nel giardino di zucchero
tra pini e mandorli in fiore
aveva foglie di menta,
rami di liquirizia
da cui si potevano staccare
legnetti buoni da succhiare
o da mettere nel limone,
era un albero circondato
sempre da bambini e da gatti,
la sua ombra disegnava
chiome di spumiglie
e nuvole di zucchero filato,
le mamme in quel giardino
portavano cestini di pane
e le ciliegie erano tenere marmellate
da spalmare sulla mollica,
le briciole sotto l’albero
servivano agli uccelli,
ai piccoli pulcini
e ai colombi della fontana,
a Natale si ornava
di confetti rosa,
bonbon e bastoncini rossi
qualche lucina bianca,
si spolverava poi con panna
e zucchero a velo,
neve per leccar le dita,
qualche biscotto fatto a stella
e scorze d’arancia candita,
bambini di tutti i colori
l’ultimo giorno dell’anno
facevano un grande girotondo
attorno all’albero delle caramelle
di tutto il mondo,
ballavano e saltavano
cantando canzoni africane,
filastrocche in tutte le lingue,
era l’albero dolce
venuto da un seme di un paese lontano
per scartare in quel giardino
l’ora dell’infanzia più bella.

barche di carta