Rigattieri

Orologi di sfere in dicerie di ruggine
numeri color feltro
in calce voci di chicchere spaiate
giare cucite a fil di ferro
di verghiana memoria

ci si sposta nel tanfo delle cose
la spilla in filigrana del pavone
ha perso gli occhi
la teiera cinese chiccoriso
sul fornellino a spirito riposa

mi sento antica in versi, sarà mica
che il tempo ha patinato la mia voce?
È vero è sera
crepuscolo direi (se non fosse parola
assai usurata)
però mi dico, accade la giornata
e non si può chiamarla in altro modo
perciò se a notte mi ritrovo è notte
word suggerisce: tarda serata, buio
tenebre oscurità, perfino cecità
ma cosa importa
mi sveglio e scrivo la chincaglieria
delle mie insonnie.

Cristina Bove

Dieci minuti prima di sempre

Se la sentissi discorrere, capace
e intanto traversassi lo specchio
e la vetrina,
fino alle chicchere gialle
tra i bicchieri.
Se solo immaginassi la voce, tolti gli anni
e le distanze un tot fatte a campi
e ferrovie.
Diresti che è la stessa bambina color pane,
seconda o terza andata per sposa
la carina.
E le sue trecce farebbero la giostra,
ancora, come bisce nell’aria
e odori
e neve
sarebbero gli stessi dei tempi di Romeo.
Se solo la vedessi con gli occhi dell’amore
sorrideresti al sonno venuto
là in poltrona
dieci minuti prima di sempre
là, vestita
una ciabatta in fronte a quell’altra
il mento in mano.

Massimo Botturi