Giorno di trebbiatura

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina
la polverosa pula svolazzante
entra negli occhi, e in quel preciso istante
escon le lacrime, e il pugno li strofina.

E torna, così, e soltanto, resta, il bello
d’una giornata che è la grande festa
che alla fatica, dà…ma non l’arresta,
che già aspetta, la cantina, il vin novello.

Canta il motore della trebbia, e il forcone
balla, e suda, il contadino, felice
e pe’ogni chicco in cuor suo benedice
il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

Sull’aia gioiosa vengono a portare
il desinar, le donne, ai contadini
come la chioccia fa coi suoi pulcini,
col vino buono, che aiuta a sopportare…

Più tardi incomincia a uscire dal camino,
un buon profumo – e a spandersi d’intorno –
dell’arrosto umettato co’olio e vino
(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,
e in mezzo al silenzioso tramestio,
ci sta chi cerca di vederci Dio
per ringraziarlo di tante cose belle.

Armando Bettozzi

Il buon raccolto

 
Voglio vivere pienamente
il tempo che ho a disposizione
e voglio farlo con il canto sulle labbra,
non importa se il grano non maturerà in fretta
avrò la forza dell’attesa e la pazienza necessaria
per vederlo alto e biondo come il fanciullo
che cresce rigoglioso.
Aspetterò in silenzio
che sorga il sole
e non sarà sole spento
ma sarà bianco come il giglio,
lo supplicherò di carezzare piano il campo,
che non bruci neanche un solo chicco.
Aspetterò con fede il nuovo raccolto
e sarà  buona messe se il cuore
avrà attecchito il seme della pace.
S’inebrierà la terra di sospirata quiete.

Roberta Bagnoli

Il progetto

 
 
 
La sorella che aspetta
con la falce
la stagione della mietitura
non sunteggia
l’essenza di un pensiero,
il peso di un rimorso,
un sentimento…
nasconde i suoi programmi
dietro un velo
con la complicità
di tutti passeggeri al capolinea
perché nessuno
dell’altro campo
svela il suo cammino.
Un forestiero passa inosservato,
compie il ciclo
sotto gli occhi sereni
della folla,
il chicco seppellito nella zolla
spunta la testa
culmina man mano
nelle proficue spighe,
patisce il verso della molitura
compie la metamorfosi
e profuma
su desco apparecchiato
del progetto.

Giuseppe Stracuzzi

Sinistri rumori


Eccomi
tempo stempiato,
che mi passi sul capo
come fossi soltanto
un croccante lombrico.
Sono onirico chicco
sotto il tuo piede,
un cartoccio rigonfio
di fuggevole sbuffo.
Ma prima d’effondere
l’ultima goccia di fiato,
d’inaridire
la mia stilla di luce
morderò questa vita,
mi farò danzatore.
All’ultimo passo
del balletto spietato.
Che altro non sono
tra tasche e salotti
tra campi ed asfalti,
gli scricchi che ascolto.

Flavio Zago