Le coccinelle sul filo di grano

Dietro ogni spiga del grano dorato
nascosta è una virgola di cielo.
Scorre sullo stelo,
il passo frettoloso
di gialle coccinelle in fila indiana.

S’arrampicano e giungono su in cima
una dietro l’altra, ordinate.
Sorprese e incantate,
lo guardano, quel sole,
come lì giunto fosse solo allora,

nascosto, prima, dal bosco ombroso e fitto
di gambi lunghi e snelli.

Per nulla impensierite dal tragitto,
sotto le elitre preziose d’arte,
le alette tenerelle
ardon per la voglia di tuffarsi
là dove ancora dormono le stelle,
e avvicinar la fonte incandescente
nel fuoco azzurro, come uccelli in volo.

Fan come la chimera speranzosa
fa, salendo come fumo d’incenso
nel grande spazio della cattedrale:
sale fine colonna e sempre più
si spande e riempie il vuoto
e l’improfuma,
e va a lambire
i vetri colorati dove il sole
entra col raggio polveroso e pare
del ciel la grazia e la benedizione.

Armando Bettozzi

Notiziario

Signore e signori, buonasera!
Di tutto ciò che sto per raccontarvi
probabilmente non v’interesserà,
sdraiati come siete nell’oblio.

Datemi, però, l’attenzione giusta
giacché è cosa rara avervi qui,
bassi, alti, biondi e bruni
riuniti sotto la mia anima.

Al mondo voglio dare la notizia
che nuova cosa oggi è accaduta,
e non pensate subito alla guerra
e state quindi ad ascoltarmi.

Finalmente, io sono felice!
Da testa a piedi sono in ammollo
nel brodo di fragranze di chimera
che va bevuto prima che s’addensi.

Vedete come abile io nuoto?
Sapete… allenamenti atroci
per ore, giorni, mesi ed anni
partendo dal trenino fino ad ora.

Fotografatemi, suvvia, vi prego
e fate poi di questa mia immagine
tante copie, bene bene incorniciate.
Le appenderò sui cieli del mondo.

Aurelio Zucchi

Se la chimera

 
Se la chimera concedesse il lusso
d’immergermi nel mare di un oblio,
ahi! come, ancora, parlerebbe il cuore
spinto d’abbrivio dal vento della vita!

Silvano Conti

Published in: on agosto 24, 2011 at 07:42  Comments (2)  
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Se puoi

Se puoi,
rimani ancora addormentata
tra le assordanti note
che il fiato dei tuoi anni
emette sull’altare della tua bellezza.

Ai miei cresciuti occhi io chiedo
i tuoi capelli e un tuo sorriso
e torno indietro lesto
a incorniciare panorami azzurri.

Al tuo risveglio muto,
vorrei poter spiare piano
le nuove fantasie di donna
e lo sbadiglio che accarezza il giorno.

Se puoi,
rimani ancora accoccolata
al primo gioco della vita,
sfiora il tuo domani con clandestina idea
e non fissare il vuoto oltre il cancello.

Io intanto misuro la mia maschera
e ritento il mio passato.

Poi mi assale un pianto di protesta
e sciupo tutto, anche una chimera.

Ridestami al suono delle tue parole,
ritemprami all’acqua della giovinezza
e dimmi pure che non è peccato
cercare l’eco della tua musica.

Aurelio Zucchi

Madonna delle Grazie

(Ballata in do minore)

Dentro ognuno di noi
c’è un balcone fiorito,
spesso stiamo affacciati
ma senza aver capito
che ciò che vediamo sotto
non sempre è cosa vera
ciò che vediamo sotto
spesso è una chimera.

Con i piedi nella cera
con le piaghe ed i rimorsi
sfilan lente in processione
come anime perse,
quando finalmente guardo
meglio dentro i loro occhi,
vedo che…
hanno volti tutti uguali
vedo tanti me…

Ma è il coraggio di sfilare
sotto al mio balcone
che non ho,
che mi fa capire infine
che non sono io,
e l’altrui giudizio
le trafigge come una spada,
siate voi dannate ovunque
senza fine sia la strada.

Se potessi bagnarmi
nelle acque di un fiume
formato dalle lacrime
di chi è senza rancore,
e asciugarmi al vento
di un’estate infinita
di chi crede nell’amore
di chi crede nella vita.

E sei tu dolce Mirella
che cammini in mezzo a tante,
con un cero nella destra
e un foulard intorno al viso,
porti un cuore palpitante
di passioni e di rimorsi
e vedo che
hai tuo figlio nei tuoi occhi
ed è dolce il tuo sorriso.
Puoi guardare ancora il mondo
con gli occhi di un bambino
con lo sguardo di speranza
di un Gesù non divino,
con la mente galleggiare
a metà tra il bene ed il male,
tra un futuro ed un passato
che non resti tutto uguale.

Alla fine della mia vita
forse anch’io entrerò in chiesa,
come loro,
a contare i miei peccati
le speranze ormai deluse,
ma ho paura sia finita
impossibile è il perdono,
tutti i fiori appassiti
il balcone ormai è chiuso.

Sandro Orlandi

Lo straniero

LE MÉTÈQUE

Avec ma gueule de métèque, de juif errant, de pâtre grec
Et mes cheveux aux quatre vents
Avec mes yeux tout délavés, qui me donnent l’air de rêver
Moi qui ne rêve plus souvent.
Avec mes mains de maraudeur, de musicien et de rôdeur
Qui ont pillé tant de jardins
Avec ma bouche qui a bu, qui a embrassé et mordu
Sans jamais assouvir sa faim
Avec ma gueule de métèque, de juif errant, de pâtre grec
De voleur et de vagabond
Avec ma peau qui s’est frottée au soleil de tous les étés
Et tout ce qui portait jupon
Avec mon coeur qui a su faire souffrir autant qu’il a souffert
Sans pour cela faire d’histoire
Avec mon âme qui n’a plus la moindre chance de salut
Pour éviter le purgatoire.

Avec ma gueule de métèque, de juif errant, de pâtre grec
Et mes cheveux aux quatre vents
Je viendrai ma douce captive, mon âme soeur, ma source vive
Je viendrai boire tes vingt ans
Et je serai prince de sang, rêveur, ou bien adolescent
Comme il te plaira de choisir
Et nous ferons de chaque jour, toute une éternité d’amour
Que nous vivrons à en mourir.
Et nous ferons de chaque jour, toute une éternité d’amour
Que nous vivrons à en mourir

§

Con questa faccia da straniero sono soltanto un uomo vero
anche se a voi non sembrerà.
Ho gli occhi chiari come il mare capaci solo di sognare
mentre ormai non sogno più.
Metà pirata metà artista un vagabondo un musicista
che ruba quasi quanto dà
con questa bocca che berrà a ogni fontana che vedrà
e forse mai si fermerà.
Con questa faccia da straniero ho attraversato la mia vita
senza sapere dove andar
e’ stato il sole dell’estate e mille donne innamorate
a maturare la mia età.
Ho fatto male a viso aperto e qualche volta ho anche sofferto
senza però piangere mai
e la mia anima si sa in purgatorio finirà
salvo un miracolo oramai.
Con questa faccia da straniero sopra una nave abbandonata
sono arrivato fino a te
adesso tu sei prigioniera di questa splendida chimera
di questo amore senza età.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Sarai regina e regnerai, le cose che tu sognerai diventeranno realtà
il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.
Il nostro amore durerà per una breve eternità
finché la morte non verrà.

GEORGES MOUSTAKI

Chimera


tra stuoli di muse
da oniriche sfere
rimando verseggio
con vero piacere
ingoio sineresi
metafore in pillole
ricamo sineddoche
gorgheggio le dieresi.
issando l’ossimoro
mi desta uno iato:
l’alloro poetico
l’ho solo sognato!

Viviana Santandrea

Published in: on agosto 26, 2010 at 07:31  Comments (3)  
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