L’Angelo della Morte

La cinica beffa al dolore
propala coi pianti ed i prieghi
uguaglianza per tutti gli umani,
dal chiuso silenzio dei chiostri
di templi, pagode, di stupa:
il Libero Arbitrio.

Amore, pietà, sacrificio,
nell’ombra furtiva dei templi
le nude pareti coperte
di oro e d’ argento
e gli idoli muti di bronzo,
le croci di pietra e di legno,
le immobili statue forgiate
a imagine d’uomo.

E ogni giorno col polso
vibrante d’ignoto tremore
a ipocrita mano protesa
di questa genìa parassita
di tutte le fedi
riversano l’obolo ingenuo
di loro viltà.

Ma piazze tonanti… Martellano i passi
nel freddo chiaror cristallino
indomito sguardo protendi.

Qualcuno al Coraggio e al Valore
di Uomini Buoni (qualcuno c’è ancora)
Tu lasci. Agli uomini buoni – gli Eroi –
supplenti stavolta a mancanza
del nostro potere di libera scelta…


Ma Tu devi operare!

Occhio immobiIe, vitreo,
nell’urlo che incalza fremente,
e tuona in delirio agghiacciante,
vittorioso tu passi Credente:
negli occhi la vivida Luce
nel mento serrato nei muscoli tesi
l’Immensa Potenza tu porti
Morte, Innocenti all’ eterno Splendore
d’ umanità che più non cammina.

La mèta, la mèta è vicina
travolto, domato, tagliato
dall’impeto è il filo di seta
sottile che vita sorregge
d’ogniuomo: straziato.

Ma ridi anelante, febbrile,
del riso, amante del bene
chiaro e forte, la terra scossa
– che vibra nell’aria-
distruzione e rovina
percossa dai démoni è rotta:
non abbocchi a bestemmieresie
di alcuni scampati, li perdóni,
ma impavido fai strada alla morte.

Paolo Santangelo

Non esiste poeta senza ispirazione

Quante volte me ne andai,
lontano dagli umani covi,
per cercare ispirazione
in sovrumani silenzi.

Ad esempio nei chiostri,
nell’ora malinconica strana
soave in cui scende trionfale
e avvolge imagìnifìca:
incanto vesperale. Dall’ombra
lenta fluiva, quasi ascendeva
angelica, sinfonia di armonie
romaniche, sgorganti da vividi
bagliori di bianche snelle
aeree colonnine di trifore.

Quante volte estatico
mi parve che l’ispirazione
venisse immemore dal viso
mistico d’una vergine, cinto
da un’aureola di putti bianchi
e rosei, a mólcere il mio affanno.

Ma spariva, d’un tratto,
la visione in quell’ombra,
svanendo, mentre in me
l’ispirazione a scrivere
avvenìva, nel crepuscolo…
il Redentore su la nube
d’oro angelico echeggiava
dagli archivolti d’un grandioso coro.

Paolo Santangelo