Pasqua di Resurrezione

PASCUA DE RESURRECCIÓN

Mirad: el arco de la vida traza
el iris sobre el campo que verdea.
Buscad vuestros amores, doncellitas,
donde brota la fuente de la piedra.
En donde el agua ríe y sueña y pasa,
allí el romance del amor se cuenta.
¿No han de mirar un día, en vuestros brazos,
atónitos, el sol de primavera,
ojos que vienen a la luz cerrados,
y que al partirse de la vida ciegan?
¿No beberán un día en vuestros senos
los que mañana labrarán la tierra?
¡Oh, celebrad este domingo claro,
madrecitas en flor, vuestras entrañas nuevas!.
Gozad esta sonrisa de vuestra ruda madre.
Ya sus hermosos nidos habitan las cigüeñas,
y escriben en las torres sus blancos garabatos.
Como esmeraldas lucen los musgos de las peñas.
Entre los robles muerden
los negros toros la menuda hierba,
y el pastor que apacienta los merinos
su pardo sayo en la montaña deja.

§

Guardate:  l’arco della vita traccia

l’iride sul campo che inverdisce.

Cercate i vostri amori, donzelle,

dove germoglia la fonte della pietra.

Dove l’acqua ride e sogna e passa,

lì il romanzo d’amore si racconta.

Non devono guardare un giorno, nelle vostre braccia,

attonite, il sole di primavera,

occhi che vengono chiusi alla luce della vita,

e se ne partono ciechi ?

Non berranno un giorno nei vostri seni

quelli che domani coltiveranno la terra?

Oh, celebrate questa domenica chiara,

mamme in fiore, le vostre viscere nuove!.

Godete questo sorriso di vostra dura madre.

Già i loro bei nidi abitano le cicogne,

e scrivono nelle torri i loro bianchi scarabocchi.

Come smeraldi brillano i muschi delle rocce.

Tra i roveri mordono i neri tori la minuta erba,

ed il pastore che pascola i merini

lascia la sua bruna casacca alla montagna

 

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

Quando le mie dita suonavano un invisibile pianoforte

talvolta mi abbandona la forza
e la disperazione prende il sopravvento
sovrapponendosi a tutte le voci, a tutti i suoni.

allora mi chiudo schiudendomi in un vecchio sogno
attraversato da un fiume e tanti alberi
e c’è un’orchestra che mi affretto
di raggiungere
prima che diventino eco le quattro note
della quinta e mi trovi impreparata
           ” il destino che bussa alla porta”

la mia anima si smuove e lacrima cieli
grati e infiniti
sugli spartiti sparpagliati come semi incerti
mentre ancora in volo non sanno che cadendo
sul pavimento del mondo tracceranno il suo
destino

e c’è un fiero principio di Eroica
un coro maestoso che sublima la gioia
sul finire

applaudiscono con margherite i prati
il cielo con cicogne e bianche colombe

io tremo come il fazzoletto che sventolo
per poi lanciarlo come un aquilone nel cielo
e li da qualche parte sta e ovunque Beethoven
che scalza mi trova di parole la sua grandezza

” Amici non questi toni!

Un canto più grato leviamo al cielo
                  di Gioia
                            di Gioia!”

e la mia mano sul foglio sapeva d’urgenza e aveva
la sete rara che spegnendola di più t’infiamma
perché infinita è l’acqua che scorre dalla fonte
della Vita.

io vivo qui, rido di follia, accartocciata
su qualche scritto
o distesa sull’erba sono il libro che il vento
sfoglia.

io che non avrei saputo d’essere se non fosse stato
per quelle minuscole lettere voltate spesso
a sinistra o le i a mezza/luna con sopra
un cielo/in(n)o/in(n)o

e mi canta dentro l’inno della Gioia

e scrivo, scrivo
non perché continui a vivere tra le mie parole
ma perché scrivere mi da certezza.
la certezza di aver vissuto.

quando le mie dita suonavano un’invisibile pianoforte
ed era un concerto di equilibri, la pace.

Anileda Xeka

Stavi tutta qui

Stavi tutta qui

Nel palmo di una mano
Gli occhi grandi a sorridere
Pure dei giorni persi

Ormai

Cantano gli uccelli
Le cicogne nidificano sui tetti a Nord
E prima o poi verrà anche il freddo
In questo anno di giorni a perdere

Stavi tutta qui
Ed alla fine le parole erano pane
E nessun dolore
E poi così duro da sopportare
Se vuoi vivere

Ormai

I fiumi levigano pietre
Il mare dopo la tempesta
Lasci a riva le nostre miserie
Sempre non è parola facile da dire
Se sei nel vento
Nemmeno ti posso trattenere

Allora vai leggera
Ma pesami comunque sulla pelle.

Maria Attanasio

Published in: on novembre 2, 2009 at 07:06  Comments (3)  
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