A volte sulla sponda della via

A volte sulla sponda della via
preso da un infinito scoramento
mi seggo; e dove vado mi domando,
perché cammino. E penso la mia morte
e mi vedo già steso nella bara
troppo stretta fantoccio inanimato…

Quant’albe nasceranno ancora al mondo
dopo di noi!
Di ciò che abbiam sofferto
di tutto ciò che in vita ebbimo a cuore
non rimarrà il più piccolo ricordo.

Le generazioni passan come
onde di fiume…

Una mortale pesantezza il cuore
m’opprime.
Inerte vorrei esser fatto
come qualche antichissima rovina
e guardare succedersi le ore,
e gli uomini mutare i passi, i cieli
all’alba colorirsi, scolorirsi
a sera.

CAMILLO SBARBARO

Conca d’Oro

 
Percorsi valli e monti.
Gente dal duro idioma,
d’umanità impregnata
e di cultura antica.
.
Sovente ostacolavan
armenti il mio cammino
quel tempo io passavo
ad ammirar quei siti.
.
Lucenti erano i cieli,
di grano le campagne,
colline ricoperte
di pochi alberi spogli.
.
Frinivan le cicale
sotto impietoso sole,
un asino arrancava
sotto il suo basto grave.
.
Quindi da una collina
scendevo verso il piano
e innanzi a me s’apriva
col suo respiro il mare.
.
Di zagara l’aroma
allora m’inebriava,
tappeto verde scuro
la conca ricopriva.
.
Monti di rosso bruno
facevano cornice.
D’aranci e di limoni
giardini profumati.
.
E sullo sfondo azzurre
danzavano le onde
a completare un quadro
degno d’un paradiso.
.
Così passaron gli anni
e ancor con quel ricordo
nell’isola tornai,
cercando un perso sogno.
.
Quel bel tappeto verde
cemento divenuto.
Di zagara il profumo
in pizza già mutato.
Dei monti la cornice
in gabbia trasformata.
E quel brillante cielo
dal fumo già oscurato.
.
Persino il mare amato
allontanarsi sembra.
E il sogno ch’era un tempo
nell’oggi naufragato.

Piero Colonna Romano

…di Dylan Dog

Mondo salvato dai bimbi piccolini
abiteranno accanto a una centrale
fioriscono iridi nell’aria — scariche elettriche solo nelle nubi —
fumo sporco, radiazioni sorte da dio —
… e correranno sulle strade seccandosi gli occhi più belli…
incantato…disincantato
esploratore d’emozioni pungenti come i sospiri dell’Amore.
Impronte nei Deserti bocche dorate congelate dalla Morte
mari salati…orride chiese e poi aperte…niente onde senza correnti e senza sabbie
voli, al sole, senza raggi nè esplosioni, niente calore.
Esploro l’impossibile inesistente, guardo…
non vedrò l’Impero degli Eredi…e le parole più belle…
…hanno radici…sono peripezie con il Peccato…
Tipica passione, debutti di stagioni, rapide espressioni,
ricami rinnovati sugli oroscopi del giorno, arcani specchi,
orbite fisse ostaggi nella mente. Muori.
C’è chi spedisce lettere d’amore,
chi in dispensa mette baci e abbracci,
c’è chi dice sono dolce, chi si rivolta nella tomba,
i giù sono i su sulla giostra dei Ricordi…
indagatore d’incubi fobie negli ignoti cieli…
…spettri…

Enrico Tartagni

Invento

Quando sento il comprimersi
delle pareti addosso
morse che m’imprigionano
e non lasciano scampo
allora in un sogno io evado.
Invento cieli da sorvolare
raccolgo mari e prati in fiore
di presunte sagome il battere
di un cuore,
e mani per una carezza
braccia intorno a riscaldare.
E di questa parvenza
illusoria
il mio fabbi -sogno a nutrire.

Beatrice Zanini

Published in: on Mag 20, 2012 at 07:38  Comments (2)  
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Notiziario

Signore e signori, buonasera!
Di tutto ciò che sto per raccontarvi
probabilmente non v’interesserà,
sdraiati come siete nell’oblio.

Datemi, però, l’attenzione giusta
giacché è cosa rara avervi qui,
bassi, alti, biondi e bruni
riuniti sotto la mia anima.

Al mondo voglio dare la notizia
che nuova cosa oggi è accaduta,
e non pensate subito alla guerra
e state quindi ad ascoltarmi.

Finalmente, io sono felice!
Da testa a piedi sono in ammollo
nel brodo di fragranze di chimera
che va bevuto prima che s’addensi.

Vedete come abile io nuoto?
Sapete… allenamenti atroci
per ore, giorni, mesi ed anni
partendo dal trenino fino ad ora.

Fotografatemi, suvvia, vi prego
e fate poi di questa mia immagine
tante copie, bene bene incorniciate.
Le appenderò sui cieli del mondo.

Aurelio Zucchi

Tutto in un fiore

Fiori chiari
in attesa del vento
petali infiniti
in cieli d’incerto.
Polline nell’aria
futuro e sogni
castelli lievi
tra nuvole sopìte.
Tutto è lì
trepidante sospiro
corolla fragile
d’un pensiero.

astrofelia franca donà

Fiat

ritrovamento fossile dell’anima
annunciazione
portata in superficie per la resa
e invece di sorprendersi per molto camminare
è nel restare fermi che s’incide
la propria impronta

spiegare al cieco nato le misure prospettiche
al sordo l’armonia
al corpo l’insostanza
e scrivere la vita con gli steli
di fiori secchi

se non fosse l’inciampo nell’oscuro
della spietata luce
non avremmo contezza
non ci sarebbe fossa a pretenderci vivi
in odore di santità distorta

gli assassini del corpo hanno le aureole
porgono cieli tondi in cui specchiare il niente

ci vuol coraggio a immergersi nel buio
del proprio esistere

Cristina Bove

La morte degli amanti

LA MORT DES AMANTS

Nous aurons des lits pleins d’odeurs légères,
Des divans profonds comme des tombeaux,
Et d’étranges fleurs sur des étagères,
Ecloses pour nous sous des cieux plus beaux.

Usant à l’envi leurs chaleurs dernières,
Nos deux coeurs seront deux vastes flambeaux,
Qui réfléchiront leurs doubles lumières
Dans nos deux esprits, ces miroirs jumeaux.

Un soir fait de rose et de bleu mystique,
Nous échangerons un éclair unique,
Comme un long sanglot, tout chargé d’adieux ;

Et plus tard un Ange, entr’ouvrant les portes,
Viendra ranimer, fidèle et joyeux,
Les miroirs ternis et les flammes mortes.

§

Avremo letti pieni di profumi leggeri,
divani profondi come tombe,
e sulle mensole fiori strani,
dischiusi per noi sotto cieli più belli.

A gara bruciando gli estremi ardori,
saranno i nostri cuori due grandi fiaccole,
specchianti le loro doppie luci
nei nostri spiriti, specchi gemelli.

Una sera fatta di rosa e di mistico azzurro,
ci scambieremo un unico bagliore,
come un lungo singhiozzo, grave d’addii;

e un Angelo più tardi, schiudendo le porte,
lieto e fedele verrà a ravvivare
gli specchi offuscati e le fiamme morte.

CHARLES BAUDELAIRE

Big Crunch Apocalypse

I

Primo
Creatore
Mente
fulgida, viva,
sempre pensa
alla nostra stanza
d’aspettativa.
Senza dolore,
senza
sentimenti, lucida,
fredda.
.
E vive,
in atàvico
del passato
il ricordo,
della fine
il futuro.
.
Termini umani
per la descrizione
mai ci saranno:
solo . . . pensieri.
Dell’ apocalittico
ritorno:
.

II
.
Rosso
e tanto
più fugace, quanto
più atroce.
Rimbombo
fino a squarcio
di udito.
Disintegrato
umano
in solo istante.
.
Macro risucchio
nella notte,
il Caos:
.
Spasimo
fuggente che ritorna
nel nero opaco
d’ eterno d’ infinito
finito.
.

Implosione
orrenda, continua
e ciò che era

il nostro
Universo
si restringe, si imprime
e con il tutto
atrocemente
assembla
uomini e cose,
case, mare e montagne
coi cieli e con le stelle
e tutte
le galassie
lontane insieme
in unico, infinitesimo
pesante,
tra quàsar e pùlsar,
senza
distinzione
tra la materia
e la luce . . . :
.
III
.
Invisibile,
greve,
pesante,
si riaffaccia
in altra
Dimensione
ed ecco . . .
.
l’ inimmaginabile
Esplosione . . .
.
Nel Nuovo,
di Nuovo,
col Nuovo,
Cosmo ancòra,
galassie
stelle ed altri
mondi:
nuova,
divisa da Materia,
vivida Luce . . .
.
IV
.
Nel Silenzio
spande –
d’ un colpo annichilando
la particella in sé
e trasformando massa
in energia –

Fuori dal Nuovo
ecco,
la Mente,
Fulgido evento
di pensiero
puro
.
in ricomposta ripetuta
stanza d’ aspettativa,
senza dolore,
senza sentimenti d’ uomo,
lucida,
fredda
senza
speranza –
.
E PLURIBUS
UNUM
ed al Tutto
Niente –
.
di cambiare,
magari in meglio,
di tutti gli Esseri
la Vita.

Paolo Santangelo

Hélène

Azur! C’est moi… Je viens des grottes de la mort

Entendre l’onde se rompre aux degrés sonores,

Et je revois les galères dans les aurores

Ressusciter de l’ombre au fil des rames d’or.

Mes solitaires mains appellent les monarques

Dont la barbe de sel amusait mes doigts purs;

Je pleurais. Ils chantaient leurs triomphes obscurs

Et les golfes enfuis aux poupes de leurs barques.

J’entends les conques profondes et les clairons

Militaires rythmer le vol des avirons;

Le chant clair des rameurs enchaîne le tumulte,

Et les Dieux, à la proue héroïque exaltés

Dans leur sourire antique et que l’écume insulte,

Tendent vers moi leurs bras indulgents et sculptés.

§

Cieli son io: ritorno dagli spechi
della morte. Qui ascolto l’onda rompersi
ai gradini sonori, qui rivedo
le galee nell’aurora, che resuscitano
ombra sul filo dei dorati remi.

Con le mani solinghe chiamo i re
la cui barba di sale  m ‘allietava
le pure dita. E io piangevo e quelli
cantavano i trionfi oscuri e i golfi
perduti a poppa delle loro barche.

Ascolto le profonde conche e i litui
militari che il volo ai remi scandono;
il chiaro canto della ciurma scioglie
il tumulto e gli dei sopra l’eroica
prora esaltati, con i sorrisi antichi
cui insulta la schiuma, verso me
tendono abbracci indulgenti e scolpiti

PAUL VALÉRY