Schegge di luce

Su viandanti
consumati in
battiti di ciglia

riverberi ciclici

attraversati dal destino
sguardi s’intrecciano
incamminandosi
tra passati e
futuribili spasmi
cercando sollievi

fra linee sottili
veicolanti
di flebili letizie
si intervallano metafore

chi sensato apprende
e coglie l’attimo

estirpa e getta

private del clamore
livide malinconie
fra le curvature del tempo

Pierluigi Ciolini

Come farfalla stanca dopo il volo

Una pagina del diario
crociera Genova-Palermo
fra le mani, immota come farfalla stanca dopo il volo d’amore:
mi sorprende lontano,
con le ciglia socchiuse
a pensar su quel foglio la mano che passò con il garbo d’un fiore.
Fiorire niveo di spuma
Riflesso di cieli lontani
Il tuo profumo! È sottile, impalpabile, come carezza del mare:
oblìo di tutto il dolore
d’inconsapevole ebbrezza
di sogno gioioso al ricordo che palpita e muta, profondo.
Candido riso di vita
rimbalzi leggerovibranti,
sopra la terra brunita: nel ritmo anelante inesausto, si snodano
imagini brevi di plastica
forza di mute energie,
fluttuanti di attimo in attimo in rinnovate armonie. Silenzio di marmo.

Paolo Santangelo

Sera

Stanco si addormenta il mondo
avvolto dalla coltre della notte.

Riposa, caro, sotto le ciglia chiuse
distendi la curva schiena dei monti
chiudi le corolle dei fiori

Veglia una mamma sulla culla del bimbo
nella stanza di borotalco
Veglia una donna sola
rimpiangendo un bacio non dato
Veglia un infermo
catturando le ultime stelle

Lunga o breve che sia, la notte sfumerà
in un’alba splendente

E dare il buongiorno
sarà rinascere ogni volta
dal buio della notte.

Sandra Greggio

Published in: on settembre 22, 2011 at 07:45  Comments (8)  
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Il politico

 
Non è…per niente
trasandato,
anzi,
l’aspetto è ben curato
 
Ha il sorriso accattivante
con
gli occhi penetranti,
 
e
 
sul volto serio…
non ha battiti di ciglia
 
Ha i movimenti
ben dosati…
ed i gesti equilibrati
 
E’ compìto …
con i gomiti  appoggiati,
 
e
 
non parla
con toni altisonanti
 
E’ un giocatore di ramino…
 
ogni mossa all’occorrenza,
e senza alcuna espressione
sul viso… d’emozione
 
Ha in comune col serpente :
 
il sangue freddo , il veleno
e della pelle …il mutamento

Ciro Germano

Immutabile

Quel mare
che tra le mie ciglia
poi s’arrampica

inconsolabile azzurro

che mi prende e sbatte
sulla riva di un giorno
a morire.

Beatrice Zanini

Published in: on settembre 16, 2011 at 07:20  Comments (2)  
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Non più

Ti guardo in faccia, sì
ti sfido per una volta ancora
beffarda, maligna
bugiarda sorte
tacchi a spillo e profumo Christian Dior
piume e paillettes
e ciglia finte
non mi confondono più…
Tu regina mancata
della mia vita
non troverai più
né servitori né vinti,
perché cara m’è questa vita
fatta di stenti
che nulla ormai potrà
scalfire ancora
la mia scalata alla vittoria.

Beatrice Zanini

Il vaso

C’è un piccolo amico
nascosto nel mio taschino
che porto sempre con me
quando vado a passeggio
sugli asfalti assolati della vita
Se parlo o rido
lui ascolta in silenzio
e sente passare la gente
mentre fingo interesse
al confuso brusio della strada
oppure sonnecchia
e si accomoda piano
in un fresco giaciglio di pensieri

Ma un mio palpito può risvegliarlo
e accende di stelle i suoi occhi
ad ogni tuo incontro prezioso e raro
Allora gli freme dentro
quella voglia di uscire
portando di corsa il suo vaso
E’ una coppa di pura bellezza
una giara ricolma di baci
da versarti e con quelli coprire
le tue ciglia curiose del mondo
e ogni ciocca mossa dal vento
e poi calde le tue mani d’avorio
con le dita dalle unghie gentili
e se mai ne avanzassero ancora
tutte di baci riempire
le piegoline del tuo sorriso

C’è un piccolo uomo
proprio lì sul mio cuore
Ogni volta rimane rinchiuso
schiacciato e senz’ali
sul fondo di un alto taschino
Quando vai e mi saluti
lui resta abbracciato a quel vaso
carezzandone il chiuso sigillo
Poi ritorna al suo posto
a nascondersi quieto
nel confuso brusio della strada.

Fabio Sangiorgio

Carl Hamblin

The press of the Spoon River Clarion was wrecked,

And I was tarred and feathered,

For publishing this on the day the Anarchists were hanged in Chicago:

“I saw a beautiful woman with bandaged eyes

Standing on the steps of a marble temple.

Great multitudes passed in front of her,

Lifting their faces to her imploringly.

In her left hand she held a sword.

She was brandishing the sword,

Sometimes striking a child, again a laborer,

Again a slinking woman, again a lunatic.

In her right hand she held a scale;

Into the scale pieces of gold were tossed

By those who dodged the strokes of the sword.

A man in a black gown read from a manuscript:

‘She is no respecter of persons.’

Then a youth wearing a red cap

Leaped to her side and snatched away the bandage.

And lo, the lashes had been eaten away

From the oozy eye-lids;

The eye-balls were seared with a milky mucus;

The madness of a dying soul

Was written on her face —

But the multitude saw why she wore the bandage.”

§

La rotativa del “Clarion” di Spoon River fu distrutta,

e io impeciato e impiumato,

perché il giorno che gli Anarchici furono impiccati a Chicago pubblicai questo:

“Ho visto una donna bellissima con gli occhi bendati

sui gradini di un tempio di marmo.

Una grande folla le passava dinanzi,

i volti imploranti alzati verso di lei.

Nella sinistra impugnava una spada.

Brandendo quella spada,

colpiva ora un bimbo, ora un operaio,

ora una donna in fuga, ora un pazzo.

Nella destra teneva una bilancia:

nella bilancia venivano gettate monete d’oro

da chi scampava ai colpi della spada.

Un uomo in toga nera lesse da un manoscritto:

“Non guarda in faccia nessuno”.

Poi un giovane con berretto rosso

le fu accanto con un balzo e le strappò la benda.

Ed ecco, le ciglia erano state corrose

dal marcio delle palpebre;

le pupille bruciate da un muco lattiginoso;

la follia di un’anima morente

era scritta su quel volto-

allora la folla capì perché portasse la benda”.

EDGAR LEE MASTERS

All’arenile

Ti ravvisai un dì seduto all’arenile
privo di augurali pensieri, rilassato quasi,
in malinconica lucida rassegnazione.
La schiena provata, nuda, dignitosa insieme
non chiedeva favore, convessa se ne stava
in accoglienza d’amarezze sue percorse.
Poca conoscenza d’acquietante pienezza
così da affiorare priva di clamore, umida,
sulle creste saline di gocce fra le tue ciglia,
pesando in solitudine gli anni, raggranellandoli,
come a tenere la sabbia sospinta da un soffio.
A lungo, immobile, contemplai il tuo profilo,
un che di noto aveva, di familiare allo sguardo
che raro propinavo scontenta alla mia vita.
In te mi riconobbi e irrefrenabile provai
l’impulso attonito di sederti accanto,
di scorrerti il mio braccio intorno al collo
e con te ultimare la linea curva interrotta
del cuore che tracciavi sulla rena.

Daniela Procida

E fuori piove

Velluto di ciglia
nasconde il tormento
confonde pulsazioni
col ticchettio delle ore.
Ti sento tra le coperte
così vicino e irraggiungibile
non esiste spazio tra noi
se non quello del silenzio.
Vuota la mano sulle lenzuola
in cerca di te tra stropicci di seta.
Inghiotto lacrime e delusioni
in questo mattino che nasce
ed è già buio nel cuore.
Fuori il cielo sta rovesciando
il pianto che la terra,
esausta,
accoglierà nelle sue viscere.

astrofelia franca donà