Poesia di ogni giorno

Ti ho visto, poesia,
negli occhi
di un bimbo
gonfio nel ventre.
Nel volto di un clochard
che preparava
il suo letto di cartone.
In una bambina
vestita da donna
sul ciglio della strada.

Ti ho visto, poesia,
mentre ti specchiavi
dall’alto di un ponte
leggendo la fine.

Allora ti ho teso la mano,
affidandoti a questi semplici versi,
amandoti ancora di più.

Nel grigiore quotidiano
nella sofferenza
di chi non ha voce.

Sandra Greggio

Bianco e nero

Sapessimo cercare
negli anfratti spugnosi
delle mezze verità,
nei mezzi toni dubbiosi
delle note in purezza
e chiudere nel marmo
segreti col saio,
potremmo alzare le mani
già piene di terra,
ascoltare disaccordi stonati
senza moti di rabbia,
accettare la pioggia e la neve,
deserti invivibili e ghiacci taglienti.  

Potremmo sederci
sul ciglio del fosso
e rovistare con mani
probabili vermi in libera uscita
senza punirci addosso
di colpe macchiate
da paure ancestrali.

Oppure alzare i veli
del nostro sconforto
accennando un sorriso
che contamini il mondo,
gettando al cestino
il bianco ed il nero
di false certezze.

Lorenzo Poggi

Vecchiezza

 
Assopito
nella evanescenza
di bucolici anfratti
prendeva a passi lenti
il panorama.
Gli occhi disciolti
nell’amena vista
offrivano ai pennelli
il desiderio
di scorrazzare sulla tavolozza
e incoravano il cuore 
a proseguire
lungo il rettilineo delle ore…
l’atonia spalmata
nelle braccia cadenti
e nelle gambe
diluiva la foga
di pupille,
del cappello ruzzato
sulla fronte
del fumo acceso
a ciglio delle labbra…
le due voci
scolpivano la sera su cuscino
un sorriso pietoso,
mentre dal cielo
piovono sempre
sassi di domani
sul capo
del presente ammutolito.

Giuseppe Stracuzzi

Lasciatemi

 
O forse il glicine
di novembre scruta ?
.
Ci si porta, assenti,
sul ciglio della zolla
e gridiamo alle stoppie
che saranno.
E il grano…
Il grano ?!
.
Non mi farò urtare
dal cielo cupo
che pure morde il pane
nero e nero !
Non mi farò vestire
per andare oltre
questo miglio appena
che mi bacia il passo.
.
O forse, il glicine,
corteggia la calce spenta ?!
.
Lasciatemi la pelle, nuda !
Lasciatemi al pane duro
al tepore dell’urlo d’amore,
alle fiamme del poco
per inventare azzurri.

Stefano Lovecchio

Published in: on gennaio 28, 2012 at 06:59  Comments (5)  
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Al mattino

Appena sveglia
La luce che penetra nella stanza
Gioca ad ombre riflesse sul mio viso che
Con caldo incanto mi chiama

Vieni voglio abbracciarti
Ti offro il mio elisir
Nulla è più grande di me
So che ti inebria il mio baciarti

E io, spalanco i balconi
E respiro l’aria pura che il mattino mi regala

È l’approssimarsi del sole mi
Abbaglia con i suoi raggi
Scostandomi sfumano nel vuoto dello spazio
Innescando carambole al riverbero di un vetro

È l’orizzonte si espande al mio sguardo
Dove scruto lontano
Soffice cotone di nuvole
Che sembrano ovattare le sinuose curve delle colline

Ma l’occhio stacca l’attimo ai colori autunnali
Perdendosi sui tetti dei palazzi, che
Appaiono come iceberg nel tepore del mattino

E io appoggiata a braccia conserte sul ciglio della
Ringhiera, ozio
Sostando i sensi.

Rosy Giglio

Viandare sui poggi

dove satura la ginestra
esplode nel giallo.
Cipressi in fila
guardiani delle vigne
del tremulo papavero
sul ciglio.
S’apre la valle
in conca di colori
nell’azzurrino
degradar dei monti.
Nell’aria palpiti
profumi
e in questa vastità
sublime è l’anima.

Graziella Cappelli

Wagon-lit

Obliteri.
Già l’orologio
fischia la stazione
e la corsa
passa il passo
al ciglio
del respiro.

La lavanda vera,
offre in braccio
il pigiama suo
più bello

E’ tardi.

Neppure
il tempo
per lavarti i denti
e sciacquare via
l’ultimo sogno
alla toilette.

Rimani così,
pensieri pieni
di scienze esatte,
a meditare
sul resto
delle divisioni
del mondo.

A bocca persa.

La mappa
della vita
in mano,
un biglietto
scaduto
nell’altra.

Flavio Zago

Bagliori bellici

Non scioglie più il gelo
la nostra cara arcaica casa.
Disorientata, la selce
non sa quanto è polare,
senza fiati nati
da labbra amiche.

E sono un cumulo idiota
di sassi ammonticchiati,
le frasi addentate e trite
inghiottite
senza un pizzico di sale.

E solo grovigli d’intenti,
di tele d’Itaca
i gesti invalsi, persi
abbandonati
sul ciglio della notte.

Rannicchiato a lato
del masso erratico,
attendendo l’agape,
il nudo giorno indugia
contemplando
lacrime cosmiche,
stille cadenti posarsi
sull’occhio ottuso
d’un miope elianto.

Flavio Zago

Banchina Crocelle


Quel bambino ribelle,
che correva giù al mare,
alla banchina Crocelle…
a guardare le stelle
Le stelle marine…
e la vita sommersa,
che risaliva la china,
delle barche a riposo,
dei pescatori in attesa
dell’alba seguente,
e…
una figura di mamma,
preoccupata e ansimante,
che da lontano chiamava,
quel bambino ribelle…
che dal ciglio, era intento …
a guardare le stelle

Ciro Germano

Nulla è in regalo

NULLA E’ IN REGALO

Nulla è in regalo, tutto è in prestito.
Sono indebitata fino al collo.
Sarò costretta a pagare per me
con me stessa,
a rendere la vita in cambio della vita.
E’ così che stanno le cose,
il cuore va reso
e il fegato va reso
e ogni singolo dito.
E’ troppo tardi per impugnare il contratto.
Quanto devo
mi sarà tolto con la pelle.
Me ne vado per il mondo
tra una folla di altri debitori.
Su alcuni grava l’obbligo
di pagare le ali.
Altri dovranno, per amore o per forza,
rendere conto delle foglie.
Nella colonna Dare
ogni tessuto che è in noi.
Non un ciglio, non un peduncolo
da conservare per sempre.
L’inventario è preciso
e a quanto pare
ci toccherà restare con niente.
Non riesco a ricordare
dove, quando e perché
ho permesso di aprirmi
quel conto.
Chiamiamo anima
la protesta contro di esso.
E questa è l’unica cosa
che non c’è nell’inventario.

WISŁAWA SZYMBORSKA