Ode all’Ersilia


Villici del contado udite udite,
e in grande vena
gozzovigliate allegri qui stasera!
Ne scorreranno fiumi di acqua vera
e fiori imbandiranno il desco antico,
e approvvigionamenti in quantità!
Siam qui per festeggiare una Pulzella
che giunta al bel traguardo dei Settanta
ci volle avere tutti quanti assieme:
in alto Lei fa viaggi entusiasmanti,
i sogni non le mancano, la dritta!
Squasimodèi Lei fa insistentemente,
soffre di voglia d’Africa e dintorni,
sogna tornare a Cuba e forse in Cile,
ed anche un po’ in Australia o giù di lì!
Lei l’India non disdegna od il Giappone,
l’Irlanda e anche la Scozia tutte insieme,
di Magellan lo stretto passerebbe
da un guru in Pakistan si sederebbe.
Gli Stati Uniti ha già ben visitato
e chièsele là il desso una volta:
“Vuoi esser la mia sposa americana?”
Ma Lei mi rifiutò ed è d’allor
che il maschio suo fetente che son io,
non sa più accontentarla poffarbacco!
Potrei pure indossare un colbacco,
od anche un cappellaccio da cow boy,
e andarmene ignudo in via Rizzoli
in bicicletta in pieno mezzogiorno,
poi scendere al C’entro della Camst
dove ingoiar gli gnocchi ai tre formaggi
fatti da chef che sguàzzan nei paraggi!
Ma ormai ciò non risulta sufficiente,
ormai non la si tiene proprio più,
neppure a starle insieme a tu per tu:
diceva sempre sì, ma ora no!
E allora?
Sto poetastro fratto e assai distratto
si è rifugiato nella poesia!
E Lei va nell’armadio dei misteri
dove ci scova sempre strane cose
da farsi mutandini con le rose,
foulard e camicette sinforose,
golfini uniti ad altri bei fru fru!
Poi quando con le bimbe amiche sue
si trovano ci ci per chiacchierare
di cotte e pur di crude in quantità
maligne se le contano sfrenate!
Siam qui con zia Velleda tutta in ghingheri,
poi Giorgio, Sara e Bruna ch’è la cocca,
ed il nipote Vanes robustone!
Da viale Roma c’è Riccardo e Luisa,
e poi Menghini Umberto con Valeria;
giù da Pianoro Mauro con la Meri,
e dalla Cirenaica è giunto Fabio
con mami e papi Sara e il bel Gaetano!
Col piccolo Del Grande e la sua Emilia,
a chiudere sto gruppo ci son io
Sandro presente sempre al Suo comando!
Che c’è da dire adesso non lo so,
a Ersilia intensa vita e folle amore,
ti batta forte il cuore e le tue dita
amiche sian di anelli brillantati!
Ti pendano dai lobuli orecchini
e l’onda delle meche sia sempre viva,
al collo tuo scintillino collane
e un po’ di ombretto e fard ti dian colore,
sian belle per la vita le tue ore:
questo per Te desidero augurare!
Poi prendo su il bicchiere là per là
ed urlo ip ip ip, urrà ed urrà!

Sandro Sermenghi

La terra trema

“Chi non è mai stato nelle foresta cilena, non conosce questo pianeta. Io sono andato via da questo posto, da questi silenzi, per andare cantando nel mondo.”

PABLO NERUDA

Credo di interpretare le intenzioni di tutti i nostri amici poeti rivolgendo un pensiero al popolo cileno che in questo momento sta attraversando l’ennesima martoriata vicenda della sua storia.  Anche se le proporzioni della tragedia non sono apocalittiche come quelle del recente terremoto di Haiti, la distruzione è stata grande e le vittime sono comunque tantissime. Come sempre capita in queste occasioni, sul dolore e lo scoraggiamento prevale  però la certezza che questa gente generosa, come ha saputo provare in tanti drammatici frangenti, avrà la forza e la dignità necessaria per risollevarsi, quella stessa forza e quella dignità che anima le pagine dei suoi grandi poeti.

Published in: on marzo 1, 2010 at 18:33  Comments (9)  
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MEMORIA E SMEMORATEZZA

Qualcuno ricorda le foibe, termine usato per ricordare il massacro di migliaia di italiani tra donne, bambini, uomini, vecchi? Cinque lettere per indicare uno dei tanti orrori che la guerra crea ad ogni latitudine indipendentemente dal colore della pelle, dal credo religioso e politico. Le foibe sono dei crepacci di natura carsica con profondità anche di centinaia di metri, così stretti da essere in molti casi  parzialmente o totalmente inaccessibili. Quelli in oggetto riguardano la penisola istriana. Il massacro fu opera delle truppe jugoslave di Tito e delle bande partigiane jugoslave. Le foibe servirono sia come fosse comuni naturali per le esecuzioni sommarie avvenute in vari punti della penisola che come luoghi delle esecuzioni stesse. Gente legata tra loro, bastava colpirne uno per far precipitare anche gli altri, un gesto di sadismo degno dei peggiori aguzzini nazisti. La particolarità che distingue questo orrore dagli altri, qualora si voglia fare una classificazione dei vari orrori, è che a perire furono anche partigiani italiani che contribuirono alla liberazione. Fascisti e partigiani accomunati da un unico e tragico destino. Perirono anche persone innocenti che nulla ebbero a spartire sia con i fascisti che con i partigiani. Furono massacrati solo perché potevano essere dei potenziali oppositori ancor prima di essere italiani. Perirono quelle persone che erano in vista nei paesi magari perché erano il farmacista, il medico condotto, l’impiegato delle poste, l’avvocato e via dicendo, fino alla vedova di guerra, al figlio più piccolo di un soldato italiano. Una vera e propria pulizia etnica. Si volle annullare la potenzialità della memoria e quella culturale nell’ottica barbara e sanguinaria di un regime comunista che non voleva gente pensante. Le foibe furono su vasta scala anche l’opportunità per vendette personali e per appropriazioni indebite di terreni e beni edilizi distruggendo i catasti ed eliminando i proprietari. Bastava solo un’accusa senza prove, bastava essere solo italiani. Molti tra i più anziani ricordano i tanti profughi istriani e dalmati che si rifugiarono in Italia, peraltro non sempre accolti con la solidarietà dovuta a dei connazionali in difficoltà.  Oggi ricorre “La giornata del ricordo”, una specie di commemorazione riparatoria  che giunge tardivamente a dare considerazione a quella tragedia e a quei lutti. Ma il punto è un altro. A che serve un giorno della memoria nel momento in cui il mondo è teatro continuo di olocausti, nel momento in cui non abbiamo nemmeno la memoria dei tanti olocausti passati dal dopoguerra in poi? A che serve un giorno della memoria quando l’Europa fece finta di non vedere le  pulizie etniche nell’ex Jugoslavia, intervenendo solo nel Kosovo per motivi di convenienza, anni dopo? Qualcuno ha inventato un giorno della memoria per quanto avvenuto in Cile e Argentina? Vogliamo ricordare la Cina con la sua “Rivoluzione culturale” la marea di imbecilli che la celebravano anche in Europa con il famoso libro rosso di Mao Tse Tung? La contestazione era di moda ma nessuno si domandò dove finivano milioni di cinesi “dissidenti”. Memoria corta o menefreghismo di comodo? A che serve un giorno della memoria quando ci scordiamo che nel Darfur c’è un genocidio in atto? Che strano aver sentito le giuste parole di Napolitano nel commemorare l’olocausto, e pensare che in quello stesso momento stavano morendo donne, vecchi e bambini in quella regione dal nome simile ad una caramella che ancora molti non sanno nemmeno dove si trovi? Non parliamo poi della Russia che ha conosciuto l’orrore dei “Gulag”, un orrore cominciato ben prima dell’inizio della seconda guerra mondiale. I russi non hanno mai quantificato il numero dei deportati dopo la fine della guerra. A milioni non sono tornati: dissidenti, ex borghesi o piccoli proprietari, credenti che non si piegavano all’ateismo di stato, avversari politici interni alla nomenclatura ed anche vittime di vendette personali. E moltissimi ebrei. Quanti giorni della memoria dovremmo avere nell’arco di un anno?  Qualcuno ricorda lo sterminio con i gas dei curdi nel nord dell’Iraq ai confini con la Turchia? C’è memoria della Cambogia dei Khmer rossi di Pol  Pot , dove la popolazione alla fine della dittatura risultò quasi dimezzata?  È servito il giorno della memoria a rallentare il risorgere del neonazismo che da pochi anni è in forte aumento? Mi chiedo chi glielo abbia spiegato a quelle teste “circoncise” che vanno in giro per la Germania e il resto d’Europa  cosa è stato il nazismo. La comunità ebraica ha il triste primato del primo genocidio documentato con immagini che ogni anno ci vengono riproposte a testimonianza di ciò che avvenne. Le immagini arrivano prima delle parole, sempre uguali, alle quali si può credere o meno a seconda di quanto siamo sensibili o interessati. Le immagini non lasciano spazio a interpretazioni di comodo. Ma nessun popolo può sentirsi il depositario del diritto di considerarsi  vittima dell’orrore. Semmai si dovrebbero accomunare tutti gli orrori e le sofferenze delle tante popolazioni che stanno subendo anche oggi lo stesso destino.  Ricordare è giusto ma sarebbe più giusto combattere perché questi orrori non avvengano più,  e se di giorno della memoria si deve parlare, se ne parli  per tutto il mondo, in un punto del mondo, raggruppando i rappresentanti di ogni nazione dove esista l’orrore o dove sia esistito. Una conferenza planetaria con filmati del presente e del passato dei tanti, troppi genocidi, da mandare a reti unificate per tutto il pianeta, per ventiquattro ore di seguito.  Non servirebbe a niente, lo so, ma è sempre meglio dell’ipocrisia dei “moniti” lanciati da stanze dorate, comode e riscaldate, mentre dietro l’angolo un fiume di sangue scorre aggiungendo l’orrore degli uomini alle tragedie della natura e a quelle della carestia e delle malattie. La morte degli innocenti non fa rumore nelle coscienze, altrimenti gli stermini sarebbero cessati da un pezzo.

Claudio Pompi