Le mie gambe fredde di paura

Ho paura dei silenzi che mi dai
tra il muro la calce e la fatica
io non vedo costruire
che mattoni di vergogna,
sento solo quest’aria di morte
che mi soffia sul collo
e altri han ben deciso
ché si son visti rovinati
e una corda alla gola
o un volo dalla finestra
pareva meglio di questa vita.
Tremo di paura
e taccio nella notte,
penando le ore
nel sentir bussare alla porta
e poi lettere senza fiatare
di scritture incomprensibili
e debiti da scontare
neanche avessimo rubato,
i polmoni tuoi invece per anni
veleno han respirato.
Voglio solo che il coraggio
mi prenda un giorno
le gambe mie stanche
assieme alla voglia di scappar via,
io e te potremo andar lontani,
quel baracchino davanti
all’azzurro mare
che abbiam sempre sognato
e mandare tutto all’aria.
Via, via da questo paese,
da questa Italia che non regala
né dignità, né cuore
che ci ha mandato in rovina,
i sacrifici a puttane
e non abbiam messo via niente
nemmeno due stanze
per il figlio nostro bello di sole
e sto qui a marcirmi il sangue
ogni santo giorno, tirando la cinghia
e a tentar di mandar giù ‘sto magone.

barche di carta