Buon giorno

Il silenzio del mattino
Infranto dal cinguettio di uccelli
Il merlo mio quotidiano visitatore
Canta, mi sollecita
Schiudo la finestra e respiro

La notte senza sonno
Ma con lei vicina
Odo ancora la sua voce
Il suo ridere
Il suo raccontare

Da giorni ormai mi accompagna
Ovunque io sia
Incredibile bellissima emozione
Mi perdo nel pensare
Il tempo non è tempo
Dove sei ti ho forse inventata?

Marcello Plavier

Published in: on maggio 1, 2012 at 07:11  Comments (2)  
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Guerra e natura

Voli impazziti,
frullare tenebroso d’ali
e rombi lontani.
Deflagrazioni e vampate
disegnano in cielo
luci ed ombre incessanti.

Terrore nei petti,
ricerca folle d’un rifugio,
tra gli alberi, sui tetti,
rotear d’occhi
e domande inespresse,
ricerca del sereno
mentre la tempesta
scuote ogni cosa.

Due colombe in croce
giacciono colpite da una bomba.
La testa ripiegata su un lato
ed i piccoli che agonizzano
in un nido lontano.

Domande senza risposte
e cinguettio confuso,
segnali d’allarme
e fuga inconsulta
da ramo a ramo.

La morte aleggia intorno
e non da risposte
a un mondo che osserva spaurito
la follia umana.

Salvatore Armando Santoro

Grazie

Anche il poeta è triste,
non può elevare al cielo
il suo canto, la sua gioia.
Anche il poeta piange,
avverte il lamento in un cinguettio,
la pena in un fiore appassito,
in un uovo che non si schiude,
in un bambino che non nasce.
Anche il poeta è atterrito
dalle guerre, dalle macchie nere
che imbrattano il mare,
che incollano ali in cerca di libertà.
Ma il poeta
che eleva al cielo il profumo dei fiori,
che vive della musica del mare,
che non può non sentire
il richiamo della sua coscienza,
ha un dovere: intonare un inno
per quello che ci è stato dato.
Vi sembra poco il sorriso d’un bimbo?
Poco il bacio di due ragazzi
in faccia al mondo?
Poco, l’amore che non conosce età,
il verde che si rinnova a primavera?
Poeta, ti prego, aiutami nel dire grazie
per questi regali.
Ognuno lo rivolgerà a chi vuole,
ognuno lo dirà a suo modo,
ma urliamo a gran voce” Grazie”.
Perché siamo vivi.
Ancora.
Perché possiamo amare.
Ancora.

Sandra Greggio