Primavera

 
dopo un lungo torpore  t’avvii
a sbucare petali al cielo
e nell’aria ti trastulli nuova.
Mi catturi nei tuoi profumi
nei tuoi  teneri campi
un tempo  fiore del tuo prato
t’abbellivo.
Stesso cielo, limpido, liscio
vecchio  il viso di primavere
 tu sempre nuova
fra ciocche di viole
primule, e ciclamini.

Rosy Giglio

Published in: on aprile 3, 2012 at 07:13  Comments (7)  
Tags: , , , , , , , , , , , , ,

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

JOYCE LUSSU

Questione di stile

Non ci dona
i suoi effluvi
il fiore d’oblio.
Il senso s’inchina
il cuore tumultua,
Zarathustra
pontifica e parla
e promette
un bel niente.
Le elegie
ci corteggiano
e non sapersi
accontentare
è l’originale condanna:
la pena
d’infinite ricerche
la dannazione
di riscontri mai avuti.
Un dado lanciato
saprà solo dai tuoi occhi
se ha vinto.

Isole di carta, lo so
i diari incipriati,
e Monna Lisa,
ciocche avvoltolate,
segue un presente,
che si muove per lei.
Il passo si fa corto
il pane un po’ più amaro
e sempre più spesso
il mio tempo andante
non si fa storia,
facendomi sposare
lo stile volgare
degli infelici.

Flavio Zago

Porta

soglia d’azzurro
approdo alla mia voce
una mantiglia
le mie ciocche d’inverno
funi d’argento
e
una treccia d’insonnia.

Alla catena un orologio tace
s’arrotola di notte
l’altra di me si sveste
freme di volo e fende
a colpi d’ombra
la necessarietà d’altro respiro.

Cristina Bove

Essenze di ieri

Ricordo colei
che dal giardino usciva
carica di rose
come da pensiero all’altro
caldo
di soave umanità.
Tra le ribelli ciocche
qualche verde foglia
le prime speranze
ed il crine d’oro scuro
caduta a colorarle.
Canaglia e ingiusto
quanto mai
l’aduggiarsi mesto
d’odierno sorriso
che non emana più
le sue fragranze
all’aroma puro
del bianco gelsomino.

Daniela Procida

Published in: on aprile 17, 2010 at 07:12  Comments (3)  
Tags: , , , , , , , , , , , ,