Fame nel mondo

.
Balla
il Potere
il valzer
dell’indifferenza
sulla pista
privata
lastricata
di soldi.
 
Si assiepano
intorno
gli affamati
scheletrici
con gli occhi
infossati.
Mani tremanti
tendono
la ciotola vuota.
.
Graziella Cappelli
.
Published in: on giugno 1, 2012 at 07:04  Comments (19)  
Tags: , , , , , , , ,

PER UNA CIOTOLA D’ACQUA

Per una ciotola d’acqua offri un buon pasto. Ad un gentile benvenuto inchinati con ardore. Per una semplice monetina restituisci oro. Se la vita vuoi salva, non salvaguardarti. Così osserva le parole e le azioni del saggio. Ogni minimo favore ricompensa dieci volte. Ma i veri nobili sanno che tutti gli uomini sono uguali, e lietamente ricambiano col bene il male ricevuto.

MOHANDAS KARAMCHAND GANDHI

Dai sospiri

OUT OF THE SIGHS

Out of the sighs a little comes,
But not of grief, for I have knocked down that
Before the agony; the spirit grows,
Forgets, and cries;
A little comes, is tasted and found good;
All could not disappoint;
There must, be praised, some certainty,
If not of loving well, then not,
And that is true after perpetual defeat.

After such fighting as the weakest know,
There’s more than dying;
Lose the great pains or stuff the wound,
He’ll ache too long
Through no regret of leaving woman waiting
For her soldier stained with spilt words
That spill such acrid blood.

Were that enough, enough to ease the pain,
Feeling regret when this is wasted
That made me happy in the sun,
How much was happy while it lasted,
Were vagueness enough and the sweet lies plenty,
The hollow words could bear all suffering
And cure me of ills.

Were that enough, bone, blood, and sinew,
The twisted brain, the fair-formed loin,
Groping for matter under the dog’s plate,
Man should be cured of distemper.
For all there is to give I offer:
Crumbs, barn, and halter.

§

Dai sospiri nasce qualcosa,
Ma non dolore, questo l’ho annientato
Prima dell’agonia; lo spirito cresce,
Scorda, e piange;
Nasce un nonnulla che, gustato, è buono;
Non tutto poteva deludere;
C’è, grazie a Dio, qualche certezza:
Che non è amore se non si ama bene,
E questo è vero dopo perpetua sconfitta.

Dopo siffatta lotta, come il più debole sa,
C’è di più che il morire;
Lascia i grandi dolori o tampona la piaga,
Ancora a lungo egli dovrà soffrire,
E non per il rimpianto di lasciare una donna in attesa
Del suo soldato sporco di parole
Che spargono un sangue così acre.

Se ciò bastasse, se ciò bastasse a dar sollievo al male,
Il provare rimpianto quando quello è perduto
Che mi rendeva felice nel sole,
Quanto felice il tempo che durava,
Se ambiguità bastassero e abbondanza di dolci menzogne,
Potrebbero le vacue parole sostenere tutta la sofferenza
E guarirmi dai mali.

Se ciò bastasse, osso, tendine, sangue,
Il cervello attorcigliato, i lombi ben fatti,
Cercando a tastoni la materia sotto la ciotola del cane,
L’uomo potrebbe guarire dal cimurro.
Ché tutto quello che va dato, io l’offro:
Briciole, stalla, e cavezza.

DYLAN MARLAIS THOMAS

Viva

Mi muovo e sono viva
se fra le righe sbrano i dubbi
gli irritanti “ma e putacaso”
che invadono lo spazio,
i miei sorrisi cuciti.

Ma…
non posso farci niente
se mi volle tornita
la vita
di polposo pensiero,
tumida di lacrime e passioni.
E nulla vorrei più
che questa mia ventura:
imperlare gocce di latte
sulle labbra
che l’anima m’infranse
in una ciotola di sogni.
Ed accettare la sfida
tra ipotesi ed asserti
per ubriacarmi
di logica e incoerenza
nell’ultimo boccone
del mio poco equilibrio.

Ma…
cosa posso se mi volle
la vita
investire d’un refolo di sè,
d’un pugno di follie
che non sapevo d’avere.

Basterebbe
ch’io fossi almeno voce,
desiderio impudente di stupirmi,
tenermi stretto al seno
il coraggio d’illudermi.

Daniela Procida