Quando io sono morta, mio carissimo

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WHEN I AM DEAD, MY DEAREST
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When I am dead, my dearest,
Sing no sad songs for me:
Plant thou no roses at my head,
Nor shady cypress tree:
Be the green grass above me
With showers and dewdrops wet;
And if thou wilt, remember,
And if thou wilt, forget.
I shall not see the shadows,
I shall not feel the rain;
I shall not hear the nightingale
Sing on, as if in pain;
And dreaming through the twilight
That doth not rise nor set,
Haply I may remember,
And haply may forget.

§

Quando io sono morta, mio carissimo,
non cantare canzoni tristi per me;
non piantare rose alla mia testa
nè ombroso albero di cipresso:
sia la verde erba su di me
con acquazzoni e gocce di rugiada umida;
e se tu vuoi, ricorda
e se tu vuoi, dimentica.
Io non vedrò le ombre,
non sentirò la pioggia;
non udirò l’usignolo
cantare come se fosse addolorato:
e sognando durante il il crepuscolo
che nè sorge nè tramonta,
per caso possa ricordare
e per caso possa dimenticare.

CHRISTINA ROSSETTI

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Sogno arabo

 
Vibrano
le corde
del kanun
e le note
di “Enta Omri”
si diffondono
nel notturno.
Velata
la Luna
s’affaccia
tra il pino
e il cipresso
a guardarti.
Ragazza,
cuore d’oriente
in bagliori
di sguardo,
disegni arabeschi
in movenze
sinuose                       
di mani
mentre
coi fianchi
ondeggi
la gonna amaranto
come onda
dell’erba nel vento.
Io nell’ombra
palpito
con gli occhi
colmi di te.                    

Graziella Cappelli

Acqua nera

Acqua nera che passa fra le case
rotola trascina sul suo fianco
l’orma del cipresso lo sfacelo il pianto
acqua che sopravvanza tracima
sgretola sfascia annega
improvvisa onda di piena
porta via con rumore cupo
agita il manto scuro di morte
acqua nera striscia forte sui muri
legni che fa cadere e inutilmente
se ne ingravida putrida oscena
sbatacchia navi le frantuma
sotto i ponti e restano
quando tutto si ferma
auto legni e corpi inerti

immenso il silenzio sui volti

dopo il tremore della terra
il vortice nel mare e l’onda
anomala a rovesciare la sciagura
e ancora la terra tremare e la centrale
cede all’aria altra tremeda morte
silenziosa e leggera si spande
come un sogno nefasto incubo
la nube tossica la pioggia acida
mani umane l’han fatta inconsapevoli
incoscienti irrispettose di Natura

è arrivata Apocalisse

forse davvero è vicina la fine
allora non voglio essere lontana
da te che mi sei affine e senti
voglio adesso ancora la tua mano
sul mio fianco nel gesto protettivo
che rimbocca la coperta attorno

siamo sotto coperta amore
fuori infuria la tempesta
ma noi restiamo qua
nel tepore dei nostri corpi vicini
che l’uno all’altro regala
ancora vita ancora amore

azzurrabianca

…Punto esclamativo

Come quel cipresso
che esclama meraviglia
sul pentagramma della strada
mentre flebile la voce dei motori
allontanandosi dirada
stupisco

Mi sorprende il mattino
mi si accosta vicino
e mi sussurra soffi di parole
bagnate di rugiada e di vapore

Silvano Conti

Published in: on marzo 28, 2011 at 07:14  Comments (3)  
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La tessitrice

Mi son seduto su la panchetta
come una volta… quanti anni fa?
Ella, come una volta, s’è stretta
su la panchetta.
E non il suono d’una parola;
solo un sorriso tutto pietà.
La bianca mano lascia la spola.
Piango, e le dico: Come ho potuto,
dolce mio bene, partir da te?
Piange, e mi dice d’un cenno muto:
Come hai potuto?
Con un sospiro quindi la cassa
tira del muto pettine a sè.
Muta la spola passa e ripassa.
Piango, e le chiedo: Perchè non suona
dunque l’arguto pettine più?
Ella mi fissa timida e buona:
Perchè non suona?
E piange, e piange – Mio dolce amore,
non t’hanno detto? non lo sai tu?
Io non son viva che nel tuo cuore.
Morta! Sì, morta! Se tesso, tesso
per te soltanto; come non so:
in questa tela, sotto il cipresso,
accanto alfine ti dormirò.

GIOVANNI PASCOLI

Rio Bo

Tre casettine
dai tetti aguzzi,
un verde praticello,
un esiguo ruscello: rio Bo,
un vigile cipresso.
Microscopico paese, è vero,
paese da nulla, ma però…
c’è sempre disopra una stella,
una grande, magnifica stella,
che a un dipresso…
occhieggia con la punta del cipresso
di rio Bo.
Una stella innamorata?
Chi sa
se nemmeno ce l’ha
una grande città.

ALDO PALAZZESCHI

Published in: on ottobre 31, 2010 at 06:55  Comments (5)  
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Inverno

Sale la nebbia sui prati bianchi
come un cipresso nei camposanti
un campanile che non sembra vero
segna il confine fra la terra e il cielo.

Ma tu che vai, ma tu rimani
vedrai la neve se ne andrà domani
rifioriranno le gioie passate
col vento caldo di un’altra estate.

Anche la luce sembra morire
nell’ombra incerta di un divenire
dove anche l’alba diventa sera
e i volti sembrano teschi di cera.

Ma tu che vai, ma tu rimani
anche la neve morirà domani
l’amore ancora ci passerà vicino
nella stagione del biancospino.

La terra stanca sotto la neve
dorme il silenzio di un sonno greve
l’inverno raccoglie la sua fatica
di mille secoli, da un’alba antica.

Ma tu che stai, perché rimani?
Un altro inverno tornerà domani
cadrà altra neve a consolare i campi
cadrà altra neve sui camposanti.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Vento d’autunno

 

Sogno.
Comincia tornando
dal fondo
dell’ animo al fondo.

Sogno:
ebbrezza ebbra di sogni
e di avvenire, e di passato
e di gioia, e di morte
e di vita. Speranza
folle
di possanza. Chi
non muore ammira
dell’ uomo la parvènza
che scompare invitta
dallo sfregio
del mondo. Pazzia.
Come nube portata
via da folata
di vento,
ricomincia
la notte.
Insonne,
come donne
di malaffare,
nero pare lo spazio;
perché sono e non sono.

Sogno,
smarrita nel Nulla,
la culla di ieri
e di oggi, e di sempre,
per sempre? Coraggio,
è la Vita:
adventura reale, finita,
taciuta domani, passato
che muore ed è nato
nel ciclo. Novìzio
iterato al creato
immane ed immenso:
che è il Tutto
di ciò che rimane
di noi. Miraggio.

Sogno!
Cipresso
su amato dormire,
obbrobrio consueto
in terra pietosa, di guerra
tra l’uomo ed il feto;
passato, futuro, domani.
Rimani, Bambino mai nato,
sei nato!

Paolo Santangelo

Published in: on gennaio 25, 2010 at 07:15  Comments (7)  
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