Chattare e…fantasticare

La fantasia è di rigore
in questo gioco curioso;
una moltitudine di anime
lo rende gioioso.

I nomi son bizzarri,
a volte un po’ matti,
è un circolo aperto
dai magici effetti.

Appaiono,
e scompaiono
le figure d’estranei,
ma ti senti attratto
da alcune…
le senti vicine.

Sei calamitato
dal video,
e da questi soggetti,
che, certo, di molti
non vedrai mai il volto

Rimarrà solo il ricordo…
del magnetismo,
nato dalla realtà…
dell’astrattismo

Ciro Germano

Quale allegria

Quale allegria
se ti ho cercato per una vita senza trovarti
senza nemmeno avere la soddisfazione di averti
per vederti andare via

quale allegria,
se non riesco neanche più a immaginarti
senza sapere se strisciare se volare
insomma, non so più dove cercarti

quale allegria,
senza far finta di dormire
con la tua faccia sulla mia
saper invece che domani ciao come stai
una pacca sulla spalla e via…
quale allegria,

quale allegria,
cambiar faccia cento volte per far finta di essere un bambino
con un sorriso ospitale ridere cantare far casino
insomma far finta che sia sempre un carnevale…
Sempre un carnevale.

Senza allegria
uscire presto la mattina
la testa piena di pensieri
scansare macchine, giornali
tornare in fretta a casa
tanto oggi è come ieri

senza allegria
anche sui tram e gli aeroplani
o sopra un palco illuminato
fare un inchino a quelli che ti son davanti
e son in tanti e ti battono le mani.

Senza allegria
a letto insieme senza pace
senza più niente da inventare.
Esser costretti a farsi anche del male
per potersi con dolcezza perdonare
e continuare.

Con allegria
far finta che in fondo in tutto il mondo
c’è gente con gli stessi tuoi problemi
e poi fondare un circolo serale
per pazzi sprassolati e un poco scemi

facendo finta che la gara sia
arrivare in salute al gran finale.
Mentre è già pronto Andrea
con un bastone e cento denti
che ti chiede di pagare

per i suoi pasti mal mangiati
i sonni derubati i furti obbligati
per essere stato ucciso
quindici volte in fondo a un viale
per quindici anni la sera di Natale…

LUCIO DALLA

Fra via Massarenti…

STRÀ LA VÌ MASSARENTI

Strà la vì Massarenti e la ferovì
aiè un gropp ad cà e lè aiè la mì
strà la via Guelfa e la San Videl
cla t po’ purter infen al mer.
Lè in cal pognn d’abitazion
a purtè ed men t’è la zitè
con tott i qui par ban cumbinè.
S’at vù al silenzi t’è da tgnir la porta srè
e avert al condiziona tour: acsè t’è da fer
t’è da difendart dal cheld e da l’inquinament
t pò truver arstor in ogni mument
con la porta ban srè inciavardè sbarè.
T p umettar so anc al sbari a la fnestra
acsè da la to galera t pu guardera fora
see par cheso invatta a l’asfelt incù
i vegnan fora i fiur da st’aura.
L’è poc piò d’un monolochel
ristruturè brisa mel
 mo mè an stag piò lè
ai vag soul al giovedè
quand a vag al zircol d’ la poesì
a ven fora e at zairc in t la vì.
 

§

 
Fra via Massarenti e la ferrovia
C’è un gruppo di case e lì c’è la mia
Fra la via Guelfa e la San Vitale
Che ti può portare fino al mare
In quel pugno di abitazioni
Puoi andare a vivere senza esitazioni
A portata di mano hai la città
Con tutto quello che sempre ti dà
Se cerchi il silenzio tieni la porta ben chiusa
E aperto il condizionatore così si usa
Ti difendi dal caldo e dall’inquinamento
Puoi trovare sollievo ad ogni tormento
Con la porta ben chiusa sbarrata serrata
Puoi mettere anche alla finestra una grata
E dal tuo piccolo carcere guardare fuori
Se per caso sull’asfalto oggi nascono i fiori
È poco più di un monolocale
Ristrutturato niente male
Ma io non vivo più lì
Ci vengo soltanto il giovedì
Quando vado al circolo di poesia
Esco fuori e ti cerco per la via

azzurrabianca

Aiuole

Aiuole obliate gialle d’erba, sa
un cupo brusio smuovervi, allusione
ad altre estati, cetonia blu-violetta,
enunciando noumeni oscuri: tutto fu
sarà ed è in circolo: dunque è sempre
presente nelle eterne senescenze
e effervescenze d’ere, nel serpente

ITALO CALVINO

Primo amore

 
 
Io sono te, tu sei me
le mie dita sulla tua pelle
sono parte della tua carne
e mi passa il tuo calore
umido del tuo sudore,
caldo come il tuo sangue.
Io ti passo l’anima
attraverso gli occhi
mentre ti guardo,
e ti guardo con un amore
nuovo e unico
che sa di vento di mare
lo stesso mare dove ci battezzammo
nel nostro stesso nome,
noi testimoni di noi, primo amore.

Maria Attanasio

Published in: on marzo 27, 2011 at 07:49  Comments (3)  
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Una vita in più

Ma se a volte questa
mi pare troppa
tanta di massi
al petto e
foglie secche
in astio di solchi
arrivati in fretta
come fustigate
tanta di neve pestata
troppa d’imbrogli attorno
e mascherate
spessa
di spilli
e di nodi a palla
e la voglia
di scansarla
prende la
notte
che tutto tace e
il cuore spegne
lampade e frecce.

Ma se guardo le
costellazioni
le guardo
come l’uomo nei millenni
famigliari in miracolo
di forme
e strisce e
molecole e materia
e
mai vorrei smettere di vedere
quel piccolo mio
cielo.

Se quelle pagine stropicciate
mi son sottratte
furia divento in
furto di vita
se non vedo bambini
per un giorno mi manca l’aria
e
non chiudo la notte finestre
per non perdere un alito del vento
e
vorrei ancora certi baci che
raccontar non posso
senza i colori

e vorrei mercati
e sangue veloce in circolo
e amanti in fila
e figli che cantano
e mani prensili davvero di cieli e stelle
e tatuati
sulla pelle i sorrisi
di tutti i miei morti
e camminare camminare
per
altro dolore magari
ma che sia andare
e poi ritrovare tutte le parole
che mi sono lasciata dietro
tutte le promesse che sventolate
mi hanno
fatto vento

una vita in più
fosse anche solo per espiare
questo
troppo amore
che non ci fa fermare
e ci fa di cristallo e di roccia
di
pioggia scrosciante o goccia
donne e madri
amanti e compagne con i
fianchi esposti
a chissà quanti colpi…

Tinti Baldini e Maria Attanasio

Una O

Stare seduto
come a chiudere il circolo
l’uomo anti-vitruviano (tra parentesi)
può dare la misura
nello sfilare di parole e dita
calamitate ai tasti.

Sull’alito degli archi
il violoncello adagia uno sbadiglio
Sheherazade
– l’amo che mi si fa agonia nel petto –

e me ne sto seduta
davanti a questa O priva d’un pezzo
quasi una C ospitale
l’arco d’un uomo che
diventa abbraccio

Cristina Bove


Published in: on gennaio 22, 2010 at 07:06  Comments (2)  
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