Io e te…

Io e te…
persi in un mondo troppo distante
fatto di suoni e pensieri diversi,
dove i sentimenti si perdono tra nebbie
che avvolgono fin nel profondo
anche il più rumoroso silenzio.

Io e te…
tra falsità e maldicenze,
solitudini ricercate e volute
espresse con parole ingannatrici
ad emulare il canto delle sirene
tra immagini che scorrono lente.

Io…
per giorni e notti alla ricerca
di colori sbiaditi tra la malinconia
che costella di frammenti la vita,
come sabbia che scorre in una clessidra
per ricordarmi che il tempo non lo vivrò con te…

Patrizia Mezzogori

Proprio io

 
Possiamo scambiarci
per tutta la vita
anime
con le nostre anime.
.
Ma che importa se stiamo camminando
.
Che importa
se andiamo da poco tempo
o da molto, insieme
.
Se stiamo così
come lamenti dimenticati
.
Se stiamo
uniti a qualcosa
.
Se qualcuno
non può più comprenderci
.
E così anch’io
ho un’ora del giorno
.
Un’ ora minore
che vorrei accendere
e che vorrei accendermi
.
Un’ora
che volerei
per l’inutile voliera del letto
.
Proprio io
che adesso
conosco la nascita a memoria
.
Io stesso che in fondo
non ho fatto altro
della mia vita
.
Perchè sono qui?
Eppure
sono qui
.
Io sono un passaggio
.
La clessidra
da una mano all’altra
.
Io sono un diario
delle mie piccole
umili cose

Antonio Blunda

Published in: on giugno 25, 2012 at 07:34  Comments (3)  
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La perdita delle radici

Ho tirato le reti a riva
senza curarmi di strappi e di buchi.
Ho cambiato l’abito per andare in città
ed ho messo una tuta blu.

Finalmente niente albe sul mare
ma prima dell’alba sul treno!

Finalmente niente tramonti
né soli spariti in nuvole rosa.

Adesso c’è la sirena a scandire
la vita e tempi obbligati a fare le cose.

La sera è già notte, il tempo di rientrare
e poi finalmente! La vita!
Ma solo il sabato sera.

Finalmente niente sole che picchia
né nebbia, né pioggia, ne mare scontroso.
Infilare le onde di prua, non impigliare le reti,
ritirarle con poco bottino, tornare a casa,
cenare con poco, un poco tv e subito a letto.

Qui tutto è previsto, nessuna sorpresa
C’è pure la mensa, il piatto del giorno:
rigatoni al sugo con clessidra.

Ci sono i compagni, ma senza parlare.
Volti segnati, pieni di mutui
col figlio in arrivo e la moglie in vacanza.

Per fortuna c’è sempre il tifoso
che parla di calcio e tutti d’intesa
ricordano agli altri d’essere maghi.

Ma la sirena interrompe
il reparto mi attende
l’ingranaggio riprende
e i pezzi son quelli.

Ho comprato un usato
per giustificare la cosa
quando torno al paese
con neanche uno sguardo
alla barca insabbiata.

Con la faccia insolente
a sfidare gli sguardi
di compaesani ignoranti
ancora impegnati
a rammendare le reti.

Lorenzo Poggi

L’orologio

Horloge! dieu sinistre, effrayant, impassible,
dont le doigt menace et nous dit: Souviens-toi!
Les vibrantes Douleurs dans ton coeur plein d’effroi
se planteront bientôt comme dans une cible;

ainsi qu’une sylphide au fond de la coulisse;
chaque instant te dévore un morceau du délice
à chaque homme accordé pour toute sa saison.

Trois mille six cents fois par heure, la Seconde
chuchote: Souviens-toi! – Rapide, avec sa voix
d’insecte, Maintenant dit: le suis Autrefois,
et fai pompé ta vie avec ma trompe immonde!

Remember! Souveniens-toi! prodigue! Esto memor!
(Mon gosier de métal parte toutes les langues).
Les minutes, mortel folâtre, sont des gangues
qu’il ne faut pas lâcher sans en extraire l’or!

Souviens-toi que le Temps est un joueur avide
qui gagne sans tricher, à tout coup! c’est la loi.
Le jour décrôit; la nuit augmente; souviens-toi!
Le gouffre a toujours soif; la clepsydre se vide.

Tantôt sonnera l’heure où le divin Hasard,
où l’auguste Vertu, ton épouse encor vierge,
où le Repentir même (oh! la dernière auberge!),
où tout te dira: Meurs, vieux lâche! il est trop tard!

§

L’orologio, il dio sinistro, spaventoso e impassibile,
ci minaccia col dito e dice: Ricordati!
I Dolori vibranti si pianteranno nel tuo cuore
pieno di sgomento come in un bersaglio;

il Piacere vaporoso fuggirà nell’orizzonte
come silfide in fondo al retroscena;
ogni istante ti divora un pezzo di letizia
concessa ad ogni uomo per tutta la sua vita.

Tremilaseicento volte l’ora, il Secondo
mormora: Ricordati! – Rapido con voce
da insetto, l’Adesso dice: Sono l’Allora
e ho succhiato la tua vita con l’immondo succhiatoio!

Prodigo! Ricordati! Remember! Esto memor!
(La mia gola di metallo parla tutte le lingue).
I minuti, mortale pazzerello, sono ganghe
da non farsi sfuggire senza estrarne oro!

Ricordati che il tempo è giocatore avido:
guadagna senza barare, ad ogni colpo! È legge.
Il giorno declina, la notte cresce; ricordati!
L’abisso ha sempre sete; la clessidra si vuota.

Presto suonerà l’ora in cui il divino Caso,
l’augusta Virtù, la tua sposa ancora vergine,
lo stesso Pentimento (oh, l’ultima locanda!),
ti diranno: Muori, vecchio vile! È troppo tardi!

CHARLES BAUDELAIRE

Nymphaea lotus

Segretamente vivo la verità dei pesci
un mondo dove l’acqua mi regge
e il tempo è niente.
Un mondo dove il solo perimetro è un’ellisse
e come una clessidra sei tu
quando mi vieni, con la mia tazza della domenica
e un ulivo.
A dirmi che una bella figura faccio ancora,
e che restarmi addosso sa di ciliegie al sole.

Massimo Botturi

Published in: on aprile 1, 2011 at 07:08  Comments (6)  
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Una nuova aurora

Lo stridio di freni
e il gracchiare di verdi rane
uno stagno di lacrime
e il peso del tempo

orologi di sabbia
centellinare di minuscoli
granelli nella clessidra dorata

una lacrima si sofferma incredula
atroci sofferenze
nei frammenti di vita
che scorrono lenti

grani di rosario
consumati tra le dita callose
nelle preghiere
dei giorni più neri

tambureggia il cuore
accelerati i battiti aritmici
nell’affanno di vita
che ha soffiato tempeste

sguardo all’attesa
una luce limpida e chiara
un lieve sorriso

un figlio che torna
occhi sollevati al cielo
e un abbraccio di madre

il braccio elevato
il dito indica l’orizzonte
e la speranza riscuote
una nuova aurora

Maristella Angeli

Sulla riva del tempo


Sulla riva del tempo
in ascolto di memorie sopite
succhio nettare
della rosa più ambita
calice di dolori e gioie
da assaporare in sorsi
salati e silenti.
Frammenti di specchio
infranti e smarriti
a ricomporre la clessidra della vita
mentre la gemma d’arcobaleno
più cara del dolce respiro
mi sfiora e si fa fremito
di piuma impalpabile.
Tornano i nodi di pietra
ad avere un nido di senso
all’orizzonte trafitto
dal sole nascente.
Si spiega la voce
in un fazzoletto di cielo
festante e immacolato.

Roberta Bagnoli

Come clessidra

Occhi socchiusi
in ingannevole sonno
ed io
come clessidra
del tempo prezioso
delicatamente assaporo
l’odore dolce
della tua pelle al vento

Avvolto da desiderio
mi trovo
teso come arco pronto
a scagliare il dardo
sfinito
nella rassegnata
mancanza di tue carezze

COME CLESSIDRA

Ora nella mia solitudine
ti sento tra altre braccia
e dentro me scende
un gelo simile alla morte
imbalsamato dai raggi
di una inesplorata e vana passione

Vieni e poni fine a questa pena
affonda la lama
così  sino
all’ultimo respiro

Marcello Plavier

I vecchi

Vecchi ai quali nessuno dà ascolto,
superati dal tempo, con le spalle al muro
attendono che la clessidra della vita
rovesci l’ultimo granello.
Vecchi che negli occhi lucidi portano
La storia non raccontata degli uomini,
del loro tempo.
Vecchi che in silenzio amano e il silenzio
dal mondo ricevono.
Vecchi che il cuore gonfio hanno di malinconia
e sulle panchine si lasciano accarezzare
da quel sole sempre uguale che bruciò
la loro pelle e le loro mani nei campi coltivati,
sui campi di battaglia.
Vecchi che nella mente portano i volti
di chi non c’è più e sopravvissuti ad essi
parlano.
Vecchi che come isole dimenticate nell’oceano
in tempesta del nostro tempo si ergono.
Vecchi la cui parola tante nefandezze
eviterebbe a questo mondo
se solo il mondo avesse orecchie.

Claudio Pompi

Nudo poeta

Sprofonda la lacrima
dilaniata d’ infinito
dolorosa nel gelido
scorrere di una
clessidra inesorabile
di sabbie mobili
palude di fragilità
dove la mente è
affollata di mangrovie
dedalo della notte

sepolto da lampioni
t’incammini su marciapiedi
stringendo in delirio abbraccio
il folto delle tue assenze
e nell’amuleto che non trovi più
s’attarda la mano cercando
di dipingere la smisurata doglia
di una figlia che non nascerà

Pierluigi Ciolini