Tempo perduto

LE TEMPS PERDU

Devant la porte de l’usine
le travailleur soudain s’arrête
le beau temps l’a tiré par la veste
et comme il se retourne
et regarde le soleil
tout rouge tout rond
souriant dans son ciel de plomb
il cligne de l’oeil
familièrement
Dis donc camarade Soleil
tu ne trouves pas
que c´est plutot con
de donner une journée pareille
à un patron ?

§

Sulla porta dell’officina
d’improvviso si ferma l’operaio
la bella giornata l’ha tirato per la giacca
e non appena volta lo sguardo
per osservare il sole
tutto rosso tutto tondo
sorridente nel suo cielo di piombo
fa l’occhiolino
familiarmente
Dimmi dunque compagno Sole
davvero non ti sembra
che sia un po’ da coglione
regalare una giornata come questa
ad un padrone?

JACQUES PRÉVERT

In un treno di emigranti tra un coglione e un altro

 
La mia strada è blu,
e al mattino al mio risveglio
cantano i becchini
appoggiati ad un ramo di mogano
mentre la periferia si fa bella
con il fard che le offro distrattamente
e cerco la carta nello sciacquone
l’inspirazione nel minestrone,
mentre si azzuffano i camposanti
io porto la mia bara a guinzaglio
ed un cappellano nel taschino,
per non far arrossire gli alberi di frutta
cerco i tuoi occhi nella strada grigia
approfittando del silenzio dei semafori rossi.
.
Mia madre ha un amore di casa popolare,
ha cucito le tende con i capelli che ho perso
ha camminato a piedi nudi sul rapido salerno-genova
staccando i calli alla moquette
mia madre ha scritto anche poesie
distribuendo fagioli e battipanni.
.
La mia strada è blu di polvere
una ciminiera staccazzurro
che porta al cielo tra residui di amianto
la mia facile periferia
dove le vecchie fan lo struscio
con il marito dal dottore, un dinosauro
e l’ammaliatore di ricette
e cerco una parola nel bicchiere
l’ispirazione dal droghiere
mentre sbottono la patta dal mio naso
per il profumo di un sorriso
lasciato steso nella notte
in cui mi sono fatto un  poeta
e non di certo te.
 
Mio padre lavora con le mani
dipinge i saloni le rocce i palazzi gli spazi
fa la guerra con i profilattici
ed io rispondo con i sassi
a questa farsa da pezzenti
emancipati come i gatti, i gatti da appartamento
a far pipì dove ordina padrone o padre nostro
ma su quel treno di emigranti
in qualche modo c’ero anch’io.
Sì, ricordo, ad ogni sbalzo saltar da un coglione all’altro di mio padre.

Massimo Pastore

Gelato blu rococò

ZLÈ BLÓ ROCOCÒ

In st mänter ch’a mâgn al zlè sfiziåus
a mîr int al ståmmg dal bichirén
pén ed savåur e culåur divén
dpént in fazè d un bló rococò.
Al tåurn a mirèr pò al vûd vujåus
e lèst al idélli ansiåus a päns
intànt che al zarvèl lavåura intäns
fén dal cminzéppi: ai la farò?
Pò a tåurn a scrîver e a insésst feståus
inciustrèr l um dà tanta emoziån
che an sò pió s’a sån un quajån
o se ala fén cme poeta vivrò!

§

Mentre mangio il gelato sfizioso
guardo dentro al ripien bicchierino
che contiene un sapore divino
e ha l’esterno di un blu rococò.
Lo riguardo e lo vuoto voglioso
ed ansioso all’ idillio io penso
mentre il cervello lavora intenso
fin dall’inizio: ci riuscirò?
Poi lavoro ed insisto giocoso
inchiostrare mi dà un’emozione
che non so più se sono un coglione
o se alla fine aedo sarò!

Sandro Sermenghi

Published in: on marzo 29, 2010 at 07:29  Comments (7)  
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