Tutte le lettere

All the letters I can write
Are not fair as this –
Syllables of Velvet –
Sentences of Plush,
Depths of Ruby, undrained,
Hid, Lip, for Thee –
Play it were a Humming Bird –
And just sipped – me –

§

Tutte le lettere che potrei scrivere
Non saranno mai belle come questa –
Sillabe di velluto –
Frasi di seta,
Abissi di rubino, mai scavati,
Nascosti, labbro, a te –
Immaginala come un Colibrì –
E che or ora abbia libato – me –

EMILY DICKINSON

(traduzione di Letterio Cassata)

Published in: on maggio 10, 2012 at 06:52  Comments (2)  
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Io e te


Io e te
ci siamo osservati ovunque
anche sulla strada maestra
corsari del nostro tempo
siamo tesori che cadono
come  bambini inciampano
ma rapidi si rialzano
dimenando vibrazioni
freschezze di gelsomini
sui nostri corpi lisci
scendiamo sempre là
lungo valli dell’eros
c’è cibo che duole che tinge
languori e desideri
ah! i nostri ventagli chiusi,  le nostre arie celate…
gli ardori scorazzano tra i tumulti delle labbra
ogni volta, chiamano i colibrì
che ci portano pezzi d’ arcobaleno
sfiorano le nostre orchidee esotiche
succhiano nettare dai rifugi dei fiori.

Aurelia Tieghi

Il volo del colibrì


Il colibrì spiccò il volo
raggiunse il teatro del silenzio
si posò alla terrazza del poeta
e intonò il suo canto d’amore,
liberato il dolore dalle stanze
raggiunse il bosco dei faggi
le sue ali erano foglie nel vento
all’albero della malinconia,
l’usignolo delle carezze
usò le sue piume
per il nido del colibrì
e piansero assieme la loro solitudine
lungo i fossi dei gigli bianchi,
portami ancora tutto di te
anche le tue voglie stanche
che io possa ingannare il dolore
e sentire le mie mani felici
nei versi che muovo nell’aria
di questa estate che mi vede nuova
che mi vede come colibrì.

barche di carta

Alzaia


Sarà la primavera
a portare paglie nuove
al nido di carezza
del colibrì e dell’usignolo,
sarà la primavera
che avrà bagliori di perdono
e un volo verde a legare
il talamo d’erba e foglie
e sogni, sogni tanti a non finire mai,
tanti da far girare la testa,
da scompigliare l’anima tutta
e il rosso delle piume sparse
sugli alberi dell’amore.
Là al solito ramo
delle frasche vecchie
dove il fiume ha vento buono
per gli occhi delle ragazze sole
che hanno barche e navi di carta
e nelle stive baci a salutare marinai.
Sì, sarà in primavera
che coglierà il fiore
il giovane ragazzo delle colline
e avrà canti e cinguettii
il tetto della casa rosa,
sveglierà la donna
dai capelli nudi
che dorme il letargo dei tassi
e il suo bosco si bagnerà
di pioggia smarrita
dal cielo al mare,
un marzo che canta vent’anni
e le ginestre in fiore,
forse l’ultima stagione
di quel perduto amore.

barche di carta