Dolce sera

Ti attendo
alla mia finestra
sospesa nel vuoto
quando
il cielo si dilata
di blu – violetto.

Odo
i tuoi passi
setosi
frusciare
nel silenzio
denso
di malinconie.

San
di miele
i tuoi baci
mentre
mi cingi
collane indaco
a illuminare l’anima.

Graziella Cappelli

Published in: on maggio 14, 2012 at 06:55  Comments (13)  
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Litania

 
I negri hanno la storia pendente nei tropici
 
I negri mansueti sotto la capanna dell’afa
I negri mosche negli occhi invocano la pioggia
I negri quelli nudi sul fronte cocente
I negri indefiniti nei voli delle locuste
I negri si mescolano ai chicchi di caffè
 
I negri nenie delle savane lamenti dei pigmenti
 
I negri stanno nei tronchi senza foglie
I negri con labbra carpite allargate alla fame
I negri dal poderoso collo lungo e variopinte collane
I negri figli di falli dalle mille dolenze
I negri luccicanti nei fiori di mussola
 
I negri sudore dell’Africa pura.

Aurelia Tieghi

Far finta di essere sani

Vivere, non riesco a vivere
ma la mente mi autorizza a credere
che una storia mia, positiva o no
è qualcosa che sta dentro la realtà.

Nel dubbio mi compro una moto
telaio e manubrio cromato
con tanti pistoni, bottoni e accessori più strani
far finta di essere sani.

Far finta di essere insieme a una donna normale
che riesce anche ad esser fedele
comprando sottane, collane, creme per mani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Liberi, sentirsi liberi
forse per un attimo è possibile
ma che senso ha se è cosciente in me
la misura della mia inutilità.

Per ora rimando il suicidio
e faccio un gruppo di studio
le masse, la lotta di classe, i testi gramsciani
far finta di essere sani.

Far finta di essere un uomo con tanta energia
che va a realizzarsi in India o in Turchia
il suo salvataggio è un viaggio in luoghi lontani
far finta di essere sani.
Far finta di essere…

Vanno, tutte le coppie vanno
vanno la mano nella mano
vanno, anche le cose vanno
vanno, migliorano piano piano
le fabbriche, gli ospedali
le autostrade, gli asili comunali
e vedo bambini cantare
in fila li portano al mare
non sanno se ridere o piangere
batton le mani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.
Far finta di essere sani.

GIORGIO GABER

Parole, parole…

Parole da infilare come perle
per collane da vendere a terra
mischiate a cavalli di cuoio
ed occhiali per sentirsi più belli.

Parole da scomunicare
con battute blasfeme,
o da interrompere col pianto
per un giorno di spine.

Parole che ascoltano i sussurri dell’aria,
le grida lontane di voci bambine,
il sole che schiude i fiori di pesco.

Parole a volte farcite d’idee
che rendono scomodi gli sguardi degli altri
sospetti, quando serve pensare.

Lorenzo Poggi

Published in: on aprile 26, 2011 at 06:55  Comments (4)  
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Ode all’Ersilia


Villici del contado udite udite,
e in grande vena
gozzovigliate allegri qui stasera!
Ne scorreranno fiumi di acqua vera
e fiori imbandiranno il desco antico,
e approvvigionamenti in quantità!
Siam qui per festeggiare una Pulzella
che giunta al bel traguardo dei Settanta
ci volle avere tutti quanti assieme:
in alto Lei fa viaggi entusiasmanti,
i sogni non le mancano, la dritta!
Squasimodèi Lei fa insistentemente,
soffre di voglia d’Africa e dintorni,
sogna tornare a Cuba e forse in Cile,
ed anche un po’ in Australia o giù di lì!
Lei l’India non disdegna od il Giappone,
l’Irlanda e anche la Scozia tutte insieme,
di Magellan lo stretto passerebbe
da un guru in Pakistan si sederebbe.
Gli Stati Uniti ha già ben visitato
e chièsele là il desso una volta:
“Vuoi esser la mia sposa americana?”
Ma Lei mi rifiutò ed è d’allor
che il maschio suo fetente che son io,
non sa più accontentarla poffarbacco!
Potrei pure indossare un colbacco,
od anche un cappellaccio da cow boy,
e andarmene ignudo in via Rizzoli
in bicicletta in pieno mezzogiorno,
poi scendere al C’entro della Camst
dove ingoiar gli gnocchi ai tre formaggi
fatti da chef che sguàzzan nei paraggi!
Ma ormai ciò non risulta sufficiente,
ormai non la si tiene proprio più,
neppure a starle insieme a tu per tu:
diceva sempre sì, ma ora no!
E allora?
Sto poetastro fratto e assai distratto
si è rifugiato nella poesia!
E Lei va nell’armadio dei misteri
dove ci scova sempre strane cose
da farsi mutandini con le rose,
foulard e camicette sinforose,
golfini uniti ad altri bei fru fru!
Poi quando con le bimbe amiche sue
si trovano ci ci per chiacchierare
di cotte e pur di crude in quantità
maligne se le contano sfrenate!
Siam qui con zia Velleda tutta in ghingheri,
poi Giorgio, Sara e Bruna ch’è la cocca,
ed il nipote Vanes robustone!
Da viale Roma c’è Riccardo e Luisa,
e poi Menghini Umberto con Valeria;
giù da Pianoro Mauro con la Meri,
e dalla Cirenaica è giunto Fabio
con mami e papi Sara e il bel Gaetano!
Col piccolo Del Grande e la sua Emilia,
a chiudere sto gruppo ci son io
Sandro presente sempre al Suo comando!
Che c’è da dire adesso non lo so,
a Ersilia intensa vita e folle amore,
ti batta forte il cuore e le tue dita
amiche sian di anelli brillantati!
Ti pendano dai lobuli orecchini
e l’onda delle meche sia sempre viva,
al collo tuo scintillino collane
e un po’ di ombretto e fard ti dian colore,
sian belle per la vita le tue ore:
questo per Te desidero augurare!
Poi prendo su il bicchiere là per là
ed urlo ip ip ip, urrà ed urrà!

Sandro Sermenghi

Potrei se fossi

Se fossi pioggia
dietro finestre ti costringerei
e malinconica
dai vetri ti spierei
se fossi onda
ovunque ti raggiungerei
e come alta marea
ai tuoi piedi danzerei
se fossi vento
di brezza leggera, i capelli ti muoverei
se fossi bocca
in fremito di baci, d’amore ti canterei
se fossi mano
ti sfiorerei e con carezze incurvate
di luna d’argento, ti cullerei
se fossi occhi
non li chiuderei
ammantato di notte, ti veglierei
e addormentandoti, custode di stelle
insieme ai tuoi sogni
fino al mattino, le conterei
poi timido raggio di sole
sfiorando lenzuola
di sussurri in sospiri
e di sospiri in sussurri
ti sveglierei

Se fossi poeta
in collane di versi
ti racchiuderei
e indelebili lascerei
lacrime d’inchiostro
di me sulla tua pelle

Pierluigi Ciolini

Malinconia


Oggi sono vuoto dentro.
Filigrane di parole scorrono senza senso,
collane di rosario inutilmente provocate,
vane ricerche nei vecchi bauli.
C’è solo la vita che scorre,
la corrente che porta alla foce,
il mare pronto ad inghiottirmi.
Non riesco ad alzare la testa
per carpire i rumori di fuori.
Son chino sulle lacrime secche
della fonte ormai prosciugata.
è triste stamane il mattino,
non viene la somma di cose slegate,
non ci sono i cerchi concentrici
d’un sasso gettato nel lago.

Lorenzo Poggi

Nella pioggia con Emily

Quel giorno di marzo
la pioggia ci chiamava
all’albero segreto,
dietro il cielo stava
l’inverno straripato,
il prato faceva l’amore
con la pelle degli innamorati,
il fiume ammalato
piangeva il bel tempo
dei ragazzi sugli argini in fiore.
Emily aveva collane di ranuncoli,
poesie di api e rondini
e da bere tramonti nelle tazze,
metteva ramoscelli di menta
e rosmarino ai fianchi,
si ballava con l’erbe dei campi,
si cantava la gioia delle nuvole.
Il temporale ci accompagnava
con l’antico suono della pioggia sul tetto,
concerto d’acqua sui tratturi grigi
dai bagnati carri stanchi.
Io capivo che dovevo scrivere
lettere d’amore alle mie terre
che mi avevan vista nascere
e poi un qualsiasi giorno anche morire.
Difendevo il sole e i versi di Emily
e i nostri due cuori
nel gioco giallo del tramonto
parevan due stelle impigliate
all’albero nuovo di foglie scherzose
venute al vetro della casa
a battere gocce d’amore.

barche di carta