Notte giovane

Rapito dal silenzio
vagavo tra le stelle
nella notte bruna.
Dormiva il paese
disteso sul colle,
le fioche luci
proiettavano sogni
sullo schermo del cielo.
Sognavo giovane
affacciato alla finestra
al fresco respiro
della brezza notturna
il mio futuro
nel silenzio luminoso
delle stelle lontane
e della confidente luna.  

Nino Silenzi

Published in: on giugno 27, 2012 at 07:13  Comments (6)  
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Antico borgo

Arroccato sopra un colle
Maestoso appari
Cinto da massicce mura antiche
Incorporate nella roccia
Celato in parte tra sempreverdi
E alberi in fiore
Ti riveli al mondo
Attraverso una stretta via
come un serpente ti avvolge
ti protegge dalle folle curiose
bramosi di calpestare
il tuo suolo senza tempo.
Esplorare cunicoli
assaporare il passato
rivivere epoche lontane
anch’io come loro ti voglio toccare
accarezzare quelle pietre
imprimere nella mente la storia
respirare l’aria di saggezza che ti circonda
vedere le bellezze più nascoste
far si che il mio sguardo sia sazio
così la mente e il cuore

Gianna Faraon

Niente lavoro ieri e oggi?

Stavi seduto
braccia molli
gambe attocigliate
sbocconcellando
pane abbrustolito
e le nocche blu di vento.
 
Lei ti guardava
occhi di luce spenta
ma in amore
e girava
girava girava
nel paiolo
polenta bianca
quella che piaceva a
te.
 
Era sera
sulle Langhe
a fasce crude
e tutto era grigio
d’umore
e silenzi.
 
Come pesci
appena generati
i ragazzi
puntavano il colle
come se da lì
venisse
pace.

Tinti Baldini

Published in: on marzo 19, 2012 at 07:00  Comments (15)  
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Paese bello

Con le pietre delle mura
sempre esposte al sole e al gelo
sotto il cielo che ti cura
e ti copre col suo velo

e le pietre ed i mattoni
delle case ora struccate
ma che per generazioni
sono state intonacate,

e le altre ancor vestite
col vestito rinnovato
che nasconde le ferite
del gran tempo che è passato,

tutta bella sei, Bettona,
con la Piazza e la Fontana,
ch’è un gioiello che ti dona,
e quei giri di collana

delle strade e vicoletti,
che si allargano in piazzette;
con i coppi dei tuoi tetti,
di palazzi e di casette,

chiese e campanili al cielo;
col tuo insieme d’arte e storia,
sei un fiore ed il tuo stelo
è il tuo colle che si gloria

degli ulivi millenari
fin giù al piano, e il Poverello,
e anche Dante, in versi rari,
di te han detto, Paese bello!

Armando Bettozzi

Sulla strada di Betlemme

Era inverno
e soffiava il vento della steppa.
Freddo aveva il neonato nella grotta
sul pendio del colle.
L’alito del bue lo riscaldava.

Animali domestici stavano nella grotta.
Sulla culla vagava un tiepido vapore.
Dalle rupi guardavano
assonnati i pastori
gli spazi della mezzanotte.

E li accanto, sconosciuta prima d’allora,
più modesta di un lucignolo
alla finestrella di un capanno,
tremava una stella
sulla strada di Betlemme.

BORIS LEONIDOVIČ PASTERNAK

Ode alla malinconia

ODE ON MELANCHOLY

NO, no, go not to Lethe, neither twist
Wolfs-bane, tight-rooted, for its poisonous wine;
Nor suffer thy pale forehead to be kiss’d
By nightshade, ruby grape of Proserpine;
Make not your rosary of yew-berries,
Nor let the beetle, nor the death-moth be
Your mournful Psyche, nor the downy owl
A partner in your sorrow’s mysteries;
For shade to shade will come too drowsily,
And drown the wakeful anguish of the soul.

But when the melancholy fit shall fall
Sudden from heaven like a weeping cloud,
That fosters the droop-headed flowers all,
And hides the green hill in an April shroud;
Then glut thy sorrow on a morning rose,
Or on the rainbow of the salt sand-wave,
Or on the wealth of globed peonies;
Or if thy mistress some rich anger shows,
Emprison her soft hand, and let her rave,
And feed deep, deep upon her peerless eyes.

She dwells with Beauty—Beauty that must die;
And Joy, whose hand is ever at his lips
Bidding adieu; and aching Pleasure nigh,
Turning to poison while the bee-mouth sips:
Ay, in the very temple of Delight
Veil’d Melancholy has her sovran shrine,
Though seen of none save him whose strenuous tongue
Can burst Joy’s grape against his palate fine;
His soul shall taste the sadness of her might,
And be among her cloudy trophies hung.

§

No, no, non precipitarti verso il Lete; non trarre vino velenoso
Dall’aconito, torcendo le sue saldi radici, no
Non lasciare che la tua pallida fronte sia baciata
Dal rosso grappolo di Proserpina, la belladonna;
No, il tuo rosario non fare con le bacche del tasso,
Né la tua lamentosa Psiche siano lo scarabeo
O la falena della morte; non condividere
Col gufo piumato i misteri del tuo dolore,
Che troppo assonnata l’ombra verrà all’ombra
Ad annegare la vigile angoscia dell’animo.

Ma quando dal cielo improvviso l’attacco cadrà
Di malinconia, come una nuvola in pianto
Che tutti i fiori nutre dal languido capo
E il verde colle nasconde in un sudario d’aprile,
Sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina,
Sazialo con l’arcobaleno dell’onda salata di sabbia
O con la ricchezza delle tonde peonie.
E quando mostri la tua amante una ricca ira,
La sua dolce mano imprigiona; lasciala delirare
Mentre tu ti nutri e ti sazi dai suoi occhi senza pari.

Sì, abita con la Bellezza, lei, con la Bellezza che deve morire;
E con la Gioia, che sempre una mano tiene sulle labbra
Per augurare addio: e vicino al Piacere, che fa soffrire,
E si tramuta in veleno mentre come un’ape succhia la bocca:
Sì, nel tempio stesso del Diletto
Ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
Anche se nessuno la scorge se non quello la cui strenua lingua
Schiaccia il grappolo della Gioia sul palato da intenditore:
Assaggerà allora l’anima sua la tristezza di quel potere
Che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

JOHN KEATS

Abbracciare un albero

Ho preso il borsellino dalla mia tasca, ieri
ed ho versato in terra gli spiccioli rimasti
della mia infanzia ancora ostinata
e ridanciana.
Quattro monete perse di luce
grani opachi, che con un piede ho fatto da parte.
Dopo questo
mi sono allontanato sul colle degli ulivi
là dove una linguaccia di lago mi veniva
a incidermi negli occhi promiscuità felici
schiamazzi, e vogatori di lena.
Ho aperto il cuore
per far uscire gli ultimi istanti
ed ero solo.

Massimo Botturi

Vieni con me!

KOMM MIT!

Mußt dich aber eilen
Sieben lange Meilen
Mach ich mit jedem Schritt.
Hinter Wald und Hügel
Steht mein rotes Roß.
Komm mit! Ich fasse die Zügel
Komm mit in mein rotes Schloß.
Dort wachsen blaue Bäume
Mit goldenen Äpfeln dran,
Dort träumen wir silberne Träume,
Die kein Mensch sonst träumen kann.
Dort schlummern seltne Genüsse,
Die noch kein Mensch genoß,
Unter Lorbeern purpurne Küsse
– Komm mit über Wald und Hügel!
Halt fest! Ich fasse die Zügel,
Und zitternd entführt dich mein rotes Roß.

§

Devi affrettarti però –

sette lunghe miglia

io faccio ad ogni passo.

Dietro il bosco ed il colle

aspetta il mio cavallo rosso.

Vieni con me! Afferro le redini –

vieni con me nel mio castello rosso.

Lì crescono alberi blu

con mele d’oro,

là sogniamo sogni d’argento,

che nessun altro può sognare.

Là dormono rari piaceri,

che nessuno finora ha assaggiato,

sotto gli allori baci purpurei –

Vieni con me per boschi e colli!

tieniti forte! Afferro le redini,

e tremando il mio cavallo ti rapisce.

HERMANN HESSE

Published in: on giugno 19, 2011 at 07:02  Comments (2)  
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A un olmo secco

A UN OLMO SECO

Al olmo viejo, hendido por el rayo

y en su mitad podrido,

con las lluvias de abril y el sol de mayo

algunas hojas verdes le han salido.

¡El olmo centenario en la colina

que lame el Duero! Un musgo amarillento

le mancha la corteza blanquecina

al tronco carcomido y polvoriento.

No será, cual los álamos cantores

que guardan el camino y la ribera,

habitado de pardos ruiseñores.

Ejército de hormigas en hilera

va trepando por él, y en sus entrañas

urden sus telas grises las arañas.

Antes que te derribe, olmo del Duero,

con su hacha el leñador, y el carpintero

te convierta en melena de campana,

lanza de carro o yugo de carreta;

antes que rojo en el hogar, mañana,

ardas en alguna mísera caseta,

al borde de un camino;

antes que te descuaje un torbellino

y tronche el soplo de las sierras blancas;

antes que el río hasta la mar te empuje

por valles y barrancas,

olmo, quiero anotar en mi cartera

la gracia de tu rama verdecida.

Mi corazón espera

también, hacia la luz y hacia la vida,

otro milagro de la primavera.

§

Al vecchio olmo, spaccato dalla folgore

e nel mezzo marcito,

con le piogge d’aprile e il sole a maggio,

sono spuntate alcune verdi foglie.

Oh, l’olmo secolare sopra il colle

ch’è lambito dal Duero! La corteccia

bianchiccia da un gialligno musco è tinta

nel tronco putrefatto e polveroso.

Come i pioppi canori, che sorvegliano

il cammino e la riva, non sarà

di rossicci usignuoli popolato.

S’arrampica su esso di formiche

un esercito in fila, e nelle viscere

tramano i ragni le lor grigie tele.

Olmo del Duero, prima che t’abbatta

con l’ascia il legnaiuolo, e il falegname

ti trasformi in un mozzo di campana,

stanga di carro o giogo di carretta;

prima che rosso nel camino arda

domani in qualche misera casetta

sull’orlo d’una strada;

prima che ti annienti un turbine e ti schianti

il soffio delle candide montagne;

prima che il fiume ti sospinga al mare

per valli e per burroni,

olmo, voglio annotare nei miei appunti

la grazia del tuo ramo rinverdito.

Anche il mio cuore aspetta,

alla luce guardando ed alla vita,

altro prodigio della primavera.

ANTONIO MACHADO Y RUIZ

E’ ricordo


E’ ricordo
Sulla nuda brughiera
sedevi sola sull’erba
pensosa nell’ombra
del meriggio
Eri uscita per passeggiare
per una strada di gaggie
che circonda il colle
All’improvviso
nubi s’addensarono
oscurando la luce pomeridiana
Il cielo
pareva una tenda infradiciata
dalla mattinata piovosa
Un uomo antico
stava alla finestra immobile
ascoltando la voce del vento
Quell’antica voce
della natura che pare navighi
su un mare mai attraversato
dove le onde si rincorrono
in un eterno rimpiattino
Qual è la dolorosa urgenza
che ti affretta
I tuoi veloci passi forse ti cercano
ma se tu colta
da improvvisa stanchezza
ti fermassi un istante
lasceresti ogni tesoro
per salpare verso l’infinita
lucentezza che t’attende
nella fresca sorpresa dell’amore

Marcello Plavier