La luna nuova

The baby moon, a canoe, a silver papoose canoe,

sails and sails in the Indian west.
A ring of silver foxes, a mist of silver foxes,

sit and sit around the Indian moon.
One yellow star for a runner,

and rows of blue stars for more runners,

keep a line of watchers.
O foxes, baby moon, runners,

you are the panel of memory, fire-white writing

to-night of the Red Man’s dreams.
Who squats, legs crossed and arms folded,

matching its look against the moon-face, the star-faces, of the West?
Who are the Mississippi Valley ghosts,

of copper foreheads, riding wiry ponies in the night?

—no bridles, love-arms on the pony necks,

riding in the night a long old trail?
Why do they always come back

when the silver foxes sit around the early moon,

a silver papoose, in the Indian west?

§

La luna nuova, una canoa, una piccola canoa d’argento,

naviga e naviga fra gli indiani dell’ovest.

Un cerchio di volpi argentate, una nebbia di volpi argentate,

stanno e stanno intorno alla luna indiana.

Una stella gialla per un corridore,

e file di stelle azzurre per molti corridori,

mantengono una linea di sentinelle.

O volpi, luna nuova, corridori,

voi siete il quadro della memoria, bianco fuoco che scrive

questa notte i sogni dell’Uomo Rosso.

Chi siede, con le gambe incrociate e le braccia piegate,

guardando la luna e i volti delle stelle dell’ovest?

Chi sono i fantasmi della valle del Mississippi,

con le fronti di rame, che cavalcano robusti pony nella notte?

Senza briglie le braccia sui colli dei pony,

cavalcando nella notte, un lungo, antico sentiero?

Perchè essi ritornano sempre

quando le volpi argentate siedono intorno alla luna nuova,

una canoa d’argento, nell’occidente indiano?

CARL SANDBURG

Forse un mattino andando in un’aria di vetro

Forse un mattino andando in un’aria di vetro,

arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:

il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro

di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto

alberi case colli per l’inganno consueto.

Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto

tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.

EUGENIO MONTALE

Vento a Tindari

Tindari, mite ti so
fra larghi colli pensile sull’acque
dell’isole dolci del dio,
oggi m’assali
e ti chini in cuore.

Salgo vertici aerei precipizi,
assorto al vento dei pini,
e la brigata che lieve m’accompagna
s’allontana nell’aria,
onda di suoni e amore,
e tu mi prendi
da cui male mi trassi
e paure d’ombre e di silenzi,
rifugi di dolcezze un tempo assidue
e morte d’anima.

A te ignota è la terra
ove ogni giorno affondo
e segrete sillabe nutro:
altra luce ti sfoglia sopra i vetri
nella veste notturna,
e gioia non mia riposa
sul tuo grembo.

Aspro è l’esilio,
e la ricerca che chiudevo in te
d’armonia oggi si muta
in ansia precoce di morire;
e ogni amore è schermo alla tristezza,
tacito passo nel buio
dove mi hai posto
amaro pane a rompere.

Tindari serena torna;
soave amico mi desta
che mi sporga nel cielo da una rupe
e io fingo timore a chi non sa
che vento profondo m’ha cercato.

SALVATORE QUASIMODO

Visione

Fa freddo. La neve imbianca
indolente colli e valli.
E tu sei lontana

Ti vedo al sole caldo
sorridente sotto l’ombra
d’un fresco pino.
E tu sei lontana

Lento il ticchettio
segna l’ora che lenta
passa nell’attonito silenzio.
E tu sei vicina

Mi porti un po’ di sole
che indora la malinconia
di questa ora lenta,
e la neve si fa bella
col suo manto di diamanti.
E tu sei vicina

Nino Silenzi

Published in: on luglio 18, 2010 at 07:05  Comments (4)  
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