La vela scura nel mare afoso della pianura

 
La vela scura nel mare afoso della pianura
non ha direzione altra che l’immaginazione
cemento piantato nel cemento non sente il soffio del vento
catrame e bitume sconfinano oltre il lume
non crede non cede a lune o dune
.
Nell’abbaglio del tramonto credo al movimento
lento e polveroso della macchina da trebbia
alla nube leggera di paglia come nebbia
al profilo che si staglia sul bordo della collina
nella sera profumata di natura come bambina

azzurrabianca

Dammi la mano

DAME LA MANO

Dame la mano y danzaremos;
dame la mano y me amarás.
Como una sola flor seremos,
como una flor, y nada más…

El mismo verso cantaremos,
al mismo paso bailarás.
Como una espiga ondularemos,
como una espiga, y nada más.

Te llamas Rosa y yo Esperanza;
pero tu nombre olvidarás,
porque seremos una danza
en la colina y nada más…

§

Dammi la mano e danzeremo

dammi la mano e mi amerai

come un solo fior saremo

come un solo fiore e niente più.

Lo stesso verso canteremo

con lo stesso passo ballerai.

Come una spiga onduleremo

come una spiga e niente più.

Ti chiami Rosa ed io Speranza

però il tuo nome dimenticherai

perché saremo una danza

sulla collina e niente più.

GABRIELA MISTRAL

Published in: on aprile 23, 2011 at 07:30  Comments (2)  
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La mietitrice solitaria

THE SOLITARY REAPER

Behold her, single in the field,

Yon solitary Highland Lass!

Reaping and singing by herself;

Stop here, or gently pass!

Alone she cuts and binds the grain,

And sings a melancholy strain;

O listen! for the Vale profound

Is overflowing with the sound.

 

No Nightingale did ever chaunt

More welcome notes to weary bands

Of travellers in some shady haunt,

Among Arabian sands:

A voice so thrilling ne’er was heard

In spring-time from the Cuckoo-bird,

Breaking the silence of the seas

Among the farthest Hebrides.

 

Will no one tell me what she sings?–

Perhaps the plaintive numbers flow

For old, unhappy, far-off things,

And battles long ago:

Or is it some more humble lay,

Familiar matter of to-day?

Some natural sorrow, loss, or pain,

That has been, and may be again?

 

Whate’er the theme, the Maiden sang

As if her song could have no ending;

I saw her singing at her work,

And o’er the sickle bending;–

I listened, motionless and still;

And, as I mounted up the hill

The music in my heart I bore,

Long after it was heard no more.

§

Guardatela. Unica nel campo,
Solitaria ragazza dell’altopiano,
Che miete e fra sè canta!
Fermatevi, o passate oltre in silenzio!
Sola essa taglia e lega il grano
Mentre canta una malinconica canzone.
Udite, la valle immensa
Trabocca del suo canto.

Nessun usignolo mai cantò
Più gradevoli note e spossate compagnie
Di viandanti in qualche oasi ombrosa
Nei deserti dell’Arabia;
Mai si udì il cuculo
Rompere a primavera i silenzi marini
Con voce così seducente
Nelle remote Ebridi.

Chi mai mi dirà di cosa essa canta?
Forse le dolenti note scorrono
Per cose antiche, tragiche e lontane,
Per battaglie d’epoche remote,
O forse era un lamento più umile,
Per faccende familiari, cose d’ogni giorno,
Forse è un dolore normale, una perdita, un dispiacere
Che è stato e potrà ricapitare.

Qualsiasi il tema, la vergine cantava
Come se il suo canto non dovesse mai finire:
La vedevo cantare durante il lavoro
E mentre si piegava sulla falce.
Ascoltavo senza muovermi o parlare,
E salendo la collina
Portai nel cuore quella musica
Ben oltre il momento che più non la sentii.

WILLIAM WORDSWORTH

Mia


E fu dal primo momento
che ho chiuso gli occhi
e ti ho toccata
miraggio impossibile
cuore inatteso di donna
che erompe amore improvviso
pupille imbronciate
a nascondere il pianto del cielo
Tu che sai di essere splendida
e da tutti bramata
ma raro concedi il tuo talamo
agli amanti sinceri
Tu luminosa elegante
sapiente corruttrice
con i tuoi giorni
di gloria e tempesta
con i pensieri in lingue diverse
ed i tuoi sotterranei misteri
Io ti ho incontrata
triste Parigi
quando sei apparsa
oltre la collina degli anni
e mia da sempre ti terrò
sulla cima di un sospiro

Fabio Sangiorgio

Prima dell’alba

Sono emozioni da toccare con mano,
mille galassie diventano una,
tetti e rossori quasi a inchinarsi
di fronte al mare fortuna di sempre.

Finestre danno adesso un’idea
d’essere aperte da qui a un istante,
braccia di legno a coglier salsedine
per farne dono ai respiri di dentro.

Se nei canovacci di un cielo terso,
nell’occasione prestati a un suo figlio,
di qualche gabbiano le ali non vedo,
fa niente… lo stesso io sono in volo.

E se alle spalle, ancora dormiente
la vecchia collina tarda a svegliarsi
nell’esplosione dei toni del verde,
fa niente… lo stesso io mi coloro.

Mi vengono addosso le dolci nuance
di quando la notte vira nel giorno,
dei primi riflessi sdraiati sull’onde,
di onde stesse che riflessi saranno.

Il bianco dei muri, dapprima assente,
sconfina nell’acqua fino a domarla
ed è una gara ormai avvincente
con resti di nubi anch’esse a specchiarsi.

E’ emozione da toccare con mano
questo viaggio durato un minuto,
tempo che in secoli ho frazionato
guardando quel borgo, prima dell’alba…

Aurelio Zucchi

The Fool on the Hill

Day after day alone on the hill,
The man with the foolish grin
is keeping perfectly still,

But nobody wants to know him,
They can see that he’s just a fool,
And he never gives an answer,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Well on his way, head in a cloud,
The man of a thousand voices
talking percetly loud

But nobody ever hears him,
Or the sound he appears to make,
And he never seems to notice,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

And nobody seems to like him
They can tell what he wants to do.
And he never shows his feelings,

But the fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, oh, oh
Round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round

And he never listens to them
He knows that they’re the fools
They don’t like him

The fool on the hill
Sees the sun going down,
And the eyes in his head,
See the world spinning round.

Oh, round ‘n round ‘n round
‘n round ‘n round
Oh!

§

IL FOLLE SULLA COLLINA

Un giorno dopo l’altro, da solo su una collina,
un uomo con un sorriso folle rimane perfettamente tranquillo,
ma nessuno vuole conoscerlo.
Vedono che è soltanto un matto e che non risponde mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Ormai partito con la testa tra le nuvole,
l’uomo dalle mille voci parla forte,
ma nessuno sente nè lui, nè il suono che sembra emettere;
e lui sembra non accorgersene mai.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Sembra non piacere a nessuno.
Possono anche indovinare ciò che vuole,
però lui non mostra mai i suoi sentimenti.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.
Non li ascolta mai, sa che i matti sono loro.
Non piace alla gente.
Ma il folle sulla collina vede il sole tramontare
e gli occhi nella sua mente vedono il mondo girare.

PAUL MC CARTNEY  E  JOHN LENNON

Ti dono un bouquet di fiori selvatici

Ti dono un bouquet di fiori selvatici
offrono gratis nei prati i loro colori
bianchi e rosa così leggeri sul verde
l’achillea dai piccoli fiori uniti
e il bianco cerfoglio ad ombrello
un delicato profumo piccante e dolce
qualche fogliolina, non troppa, dà gusto
all’insalata e la fa calmante e tonica.
Ti offro questo giorno di calma
il blu di cielo dove la poiana
tende le ali maestose alta
vola in cerchi e lancia
acuto il suo grido libero.
Il verde ombroso dei castagni
e le acque trasparenti fra i muschi.
Ti offro fiori di luna
colti sul ciglio della sera
steli bianchi e legnosi lisci
che paion levigati dal mare
in cima le medaglie opalescenti
dai riflessi madreperla del sogno.
Il sole già scende verso il bordo
della collina e saluta il mondo
fa d’oro la peluria ai calanchi
e il casolare oltre il bosco sulla costa
di pietra serena d’identico colore
ci mostra una faccia radiosa
e con l’altra già prende sonno.
E poi il buio che allaga di stelle
la frescura che scende e l’odore
caldo della terra e i grilli
la nenia ritmata e armonica che culla
punteggia lo spazio della notte
dilata la percezione interiore.
Spegni il motore e ascolta
tienile strette tutte queste cose
con le altre che scoprirai
non scordartene e falle vivere
sempre

azzurrabianca

La finestra

Nacque da un desiderio
di cielo e sulla collina nera
si posò come angelo
E’ mia amica
è portiera dell’aria
Conversa con il fango
terrestre e riflette
sugli specchi fanciulli
immagini e sospiri.
Dal suo stare
con arringa diafana
orienta le genti
a guardare a vedere
La finestra nella notte
diffonde le sue luci
estraendo dal suo esistere
una somma di costellazioni
dividendo tra gli uomini
una misura di luce
divenendo la piccola
proprietaria del cielo
mentre gli occhi si lavano
in tormente azzurre.

Marcello Plavier

Formazione

Immaginare
il suono della rugiada
sentire la lenta contrazione
dei petali

Vedere il cielo calcareo
di una collina incavata
dalla quale gocce
d’acqua o di pietra
cadranno tra millenni

Udire la luce filtrata
dal tunnel del tempo
dissolvere
il ritmo della pietra
quando si posa
goccia su goccia
su fiori appena destati.

La dove
la poesia sogna
il nascere di un volo
dove si perde
l’uccello quando
s’inerpica verso il sole.

Il crepuscolo
s’insinua poro a poro
nella mano che scrive
tra la poca luce
sul testo acqua pietra
e ombra di un suono
che si dissolve
soltanto per
essere scritto.

Marcello Plavier

Prato di collina


Prato di collina
il loglio, una pietra
il suono del vento
sole già basso e luce bianca
così bello tutto
così bello
ci vorresti tu
il fresco mi sfiora la spalla
muove i capelli
e le cime bianche del loglio
splendenti muovono in onde
come il mare
ci vorresti tu
un movimento così dolce
nel giorno stremato
la sera morbida e selvaggia
sfiora le labbra
fino all’ultimo pensiero sfinito
traccia d’infinito
e ci sei tu

azzurrabianca

Published in: on settembre 10, 2010 at 07:11  Comments (2)  
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