Sesso

Ho confuso il sesso con l’amore,
mi sono fermato sulla tua pelle,
ho giocato con il tuo seno,
con i tuoi fianchi e la tua bocca.
Ho guardato nei tuoi occhi
colmi di luce perversa
mentre i nostri corpi nudi
abbracciati tra le coltri giacevano
I sospiri affannosi divennero
coro di inno al piacere.
-Dimmi che m’ami, ti prego!-
Sol per me stesso ho mentito
in quel gioco di inganni
del quale eri cosciente.
Cercavamo un pretesto, non l’amore.
Era il tuo corpo un ramo al vento
dei sensi.
Si piegava per poi forza liberare
all’apice del piacere cercato,
inseguito e raggiunto.
Come onda lunga e imponente
il mio dominio ha travolto.
Lottatore all’improvviso schienato
ho ceduto
In quell’istante che era solo mio
forse t’ho amato.

Claudio Pompi

Lamento per il Sud

La luna rossa, il vento, il tuo colore

di donna del Nord, la distesa di neve…

Il mio cuore è ormai su queste praterie,

in queste acque annuvolate dalle nebbie.

Ho dimenticato il mare, la grave

conchiglia soffiata dai pastori siciliani,

le cantilene dei carri lungo le strade

dove il carrubo trema nel fumo delle stoppie,

ho dimenticato il passo degli aironi e delle gru

nell’aria dei verdi altipiani

per le terre e i fiumi della Lombardia.

Ma l’uomo grida dovunque la sorte d’una patria.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

Oh, il Sud è stanco di trascinare morti

in riva alle paludi di malaria,

è stanco di solitudine, stanco di catene,

è stanco nella sua bocca

delle bestemmie di tutte le razze

che hanno urlato morte con l’eco dei suoi pozzi,

che hanno bevuto il sangue del suo cuore.

Per questo i suoi fanciulli tornano sui monti,

costringono i cavalli sotto coltri di stelle,

mangiano fiori d’acacia lungo le piste

nuovamente rosse, ancora rosse, ancora rosse.

Più nessuno mi porterà nel Sud.

E questa sera carica d’inverno

è ancora nostra, e qui ripeto a te

il mio assurdo contrappunto

di dolcezze e di furori,

un lamento d’amore senza amore.

SALVATORE QUASIMODO

Tempo

Interminabile letargo
d’insalubre oblio ovattato
che tutto taccia e involve.
Ore, ore  scaltramente trascorse
e consumate
come schiave  di un rito.
Di trine finemente elaborate
ornasti il mio corpo,
coltri dorate stendesti
sulla mia anima.
Un’ingannevole realtà
si aprì ai miei occhi
ticchettio fallace
d’inganni, di lusinghe
sei trascorso invano
come cieco specchio
che riflessi sterilizza.
Ostenta tempo la fatalità,
dal contorno buio
riafferra il mio Ego
e ridammi vita.

Michela Tarquini

Amanti


Come in una partita sono stabiliti i tempi
un’ora soltanto… dopo tanto
Le lancette corrono all’impazzata,
e i preliminari messi da parte
Le labbra si cercano senza remore…
ed i corpi si fondono col  respiro ansimante
l’amplesso è forte, quasi violento
riporta, ai primordi, gli amanti
L’amore è alle stelle sotto le coltri
ed essi son paghi…ancora una volta

Ciro Germano

Published in: on giugno 26, 2010 at 07:23  Comments (12)  
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