Il conoscere, da noi

Qui,
dove la cultura si misura
a centinaia di chili
di libri letti;
qui,
da noi,
dove il sapere è pane
e strutturare è cibo
e vino il concetto,
banchettiamo
ogni giorno
con discorsi ripieni,
squisiti,
colti e con assai sale;
e ad ogni trascurabile cosa
diamo rilievo,
ad ogni piccola parte
diamo importanza;
qui,
anche il più raro fiore,
unico e sconosciuto,
è sensatezza
e qui,
da noi,
è colto.

Flavio Zago

Published in: on aprile 10, 2012 at 07:01  Comments (2)  
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La vita ancora…

M’arrivano fiere le parole
che s’intersecano
fra pensieri
contorti
come il cadere
obliquo della pioggia..
Parole che sussurrano
all’anima i versi
dando forma
a un concetto
forse a una poesia..
E si rincorrono
le parole
in un girotondo
che non ha mai fine,
come nel tuo volto
di mare navigato,
che è azzurro nei tuoi occhi,
lindi e sorridenti
all’alma che verrà
e nuova aurora
e tramonti da mirare…

Beatrice Zanini

Published in: on agosto 26, 2011 at 06:53  Comments (3)  
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Se…

Se si camminasse con la testa all’ingiù
per far sì che la testa serva a qualcosa.
Se in fondo alla via ci fosse un’uscita.
Se al confine del mare ci fosse un cancello.
Se quello che appare fosse vero.
Se le favole tornassero indietro.
Se tutti sedessero a terra
a riscrivere le regole del gioco.
Se tutto ciò non bastasse.
Se la bestia urlasse ancora nella grotta.
Se l’eremita si accorgesse di esistere.
Se unissimo tutti insieme gli sforzi.
Se fosse bello guardarsi intorno.
Se …fosse abolito il concetto del se.

Lorenzo Poggi

Published in: on dicembre 16, 2010 at 07:37  Comments (5)  
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Tutto è poesia, purché lo si creda

Sonorità disarmoniche
ho ascoltato,
parole arcaiche
senza affinità
predicati plurali che a braccetto
tenevano soggetti singolari
e un concetto, se c’era, era celato
nell’inespresso complemento oggetto.
Disorientati i verbi transitivi
non transitavano
come sospesi
accanto ad aggettivi
privi dei relativi sostantivi.
Tutta una macedonia letteraria
di frutti pizzicati qua e là
per un mix di poesia campata in aria
con qualche accento di liricità.

Viviana Santandrea

Esternazioni

Scrivo ed esterno quello che sento
fatti reali o di fantasia, riporto le emozioni,
le gioie, le ansie, e le mie frustrazioni

Le storie son vaghe, banali, alcune un po’ tristi
parlo d’amore e di dissapori, della natura,
dell’ Essere umano, dei suoi pregi e dei tanti difetti,
di cose vere, concrete e di quelle inventate
del Divino e del profano, do libero arbitrio alle mie paure

Commetto eresie grammaticali, non uso bene la punteggiatura
e mi espongo al giudizio del letterati.
Molte volte mi esprimo coi piedi ,
l’importante, però, è la mia buona fede

Non tutti recepiscono il mio concetto
me ne assumo la colpa, per il mio poco intelletto
Continuo, comunque, e trascrivo ciò che ho in petto,
e accetto la critica, sotto qualsiasi aspetto

Sperando, però,  che alla fine ci sia comprensione,
e se non appieno, si condividano in parte …le mie esternazioni

Ciro Germano

Ab hoc et ab hac


(Politicamente corretto)


Preferirei non proferire.
Mi spiace, non so che dire.
Potrei concepire un concetto,
un’americanata, una cineseria,
parlarti del caffè schiumato
o dire di questo, di quello,
del bianco, del giallo.
Che dici? Ah, si, del rosso, del nero.
Ricordarti quella volta o raccontarti
ciò che penso, del singolo, dei tanti
di lui, di lei, di tutti quanti
ma, credimi, non sarei sincero:
non sarebbe fiato di cuore,
ma solo un farcire istanti d’impasse
e il nostro nutrirsi non sarebbe satollo,
poiché questo, quello, il bianco il giallo
lui, lei, loro, il rosso il nero
il ricordo, il mio pensiero
il singolo ed il coro, son argomenti
triti , stratriti e ritrattati
tremilatrecentotrentatré volte;
quindi,
piuttosto che ripetermi
dare numeri o dire cose vacue,
sciocche, senza senso
preferisco non fiatare.
Guarda, mi spiace non so che dire.
Non ti saprei suggerire.
Ma, or or che mi sovviene,
a ben pensare,
potrei dirti del pepe, del sale
dell’acqua minerale…

Flavio Zago