Terremoto

Questo terremoto
ha fermato tutto e tutti.
Ha fermato il pensiero,
il nostro,
là, dove vite umane
han perso la propria via
in un tracciato improvviso,
non previsto, dicono,
nè da scienza nè da conoscenza.

Molti han visto la luce del sole
con le tenebre negli occhi,
nel dolore, nell’amore
di chi non è più,
nella rassegnazione ad un evento
ahimè!, che non perdona.

Gavino Puggioni

I MOTIVI PER CUI VALE LA PENA VIVERE

Uno per conoscere, due per innamorarsi… tre per vedere come va a finire!

NANNI SVAMPA

Published in: on gennaio 4, 2012 at 07:11  Comments (7)  
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Città e potenze e troni

CITIES AND THRONES AND POWERS

Cities and Thrones and Powers,
Stand in Time’s eye,
Almost as long as flowers,
Which daily die:
But, as new buds put forth
To glad new men,
Out of the spent and unconsidered Earth,
The Cities rise again.

This season’s Daffodil,
She never hears,
What change, what chance, what chill,
Cut down last year’s;
But with bold countenance,
And knowledge small,
Esteems her seven days’ continuance,
To be perpetual.

So Time that is o’er -kind,
To all that be,
Ordains us e’en as blind,
As bold as she:
That in our very death,
And burial sure,
Shadow to shadow, well persuaded, saith,
“See how our works endure!”

§

Città e potenze e troni
Stanno sotto l’occhio del tempo,
Quasi quanto i fiori,
Che giornalmente muoiono:
Ma, come spuntano gemme novelle
Per rallegrare altri uomini,
Così dalla terra esausta e dimenticata
Risorgono le città

Il narciso di questa stagione,
Non viene mai a sapere
Quale mutamento, caso, gelo
Stroncasse quelli dell’anno passato;
Ma con audace aspetto
E conoscenza poca,
La sua durata di sette giorni
Pensa perpetua.

Così il tempo, generoso oltre ogni segno
Con tutto ciò che esiste,
Ci fa altrettanto ciechi
E audaci che il narciso:
E nella morte stessa,
E sepoltura certa,
Ombra a ombra, ben persuasa, dice:
« Vedi l’opera nostra come dura! ».

RUDYARD KIPLING

Così…

un sunto, unto di percettibilità
infangata di bugie utopiche provate
qualche tempo fa.
s-poesata di poesia,
anche sulla tastiera dove batto
(e non come inchiostro mancante
al mio esser circonferenziata di pensieri
su semplice carta bianca)
per la fretta, per la mania d’estrarre

oro colato guardato come ferro fuso
nella dimenticanza arrugginita
di ciò che si pone
al di sopra d’un io da sembrare a tutti i costi

dove c’è il sole c’è anche ombra
accigliata all’angolo d’un albero
dove osservare il movimento personale
della terra avvoltolata,
dal proprio ego

troppo l’essere al centro
troppo esagerato il movimento
vorticoso in giustificazione
lampante d’una lingua che scrive
di proprio tempo in assonanze
da interpretare

ma adesso prendo l’ombrello
per camminare ascoltando
il ticchettìo della pioggia
(ma no. adesso vado ad ascoltare
la pioggia chè l’essere umano
strilla solo le proprie capacità aggiuntive
senza la preoccupazione
di come puoi stare tu,
povera scema d’una Giovanna D’Arco
d’altri tempi)

Cerco la semplicità nel cuore
delle parole tradotte da una scatola.
Trovo presupposti opposti
al desiderio di conoscenza.

Glò

Due sguardi che si incontrano

scambiano promesse d’amore
dinnanzi ad un altare di fuoco

e figli di antico desiderio due poeti nascono

che scavano mimando nell’acqua un passaggio
che all’altro conduce

ma anelli diseguali s’aprono per poi svanire
il tempo di un istante
senza mai varcare di se stessi la soglia.

di tutte le parole conosciute
scelsero le più belle

senza mai dirsi tutto
e nemmeno tanto

quando due corpi si cercano
in bilico stanno delle proprie aspettative

nelle sabbie mobili che ingoiano certezze

e sensi e menti confondono

quando due bocche si baciano
costruiscono un ponte
che lega due mondi

fanno tramontare ogni conoscenza e sapere
la genesi divengono di tutte le cose avvenire

quando due persone si amano
traggono in salvo due vite

e un miracolo compiono senza sapere

quando si fondono due soli
sigillano nell’anima l’Eterno

Anileda Xeka

Credo in te anima mia

I believe in you my soul, the other I am must not abase itself to you,
And you must not be abased to the other.
Loaf with me on the grass, loose the stop from your throat,
Not words, not music or rhyme I want, not custom or lecture, not even the best,
Only the lull I like, the hum of your valved voice.
I mind how once we lay such a transparent summer morning,
How you settled your head athwart my hips, and gently turned over upon me,
And parted the shirt from my bosom bone, and plunged your tongue to my bare-stripped heart,
And reached till you felt my beard, and reached till you held my feet.
Swiftly arose and spread around me the peace and knowledge that pass all the argument of the earth,
And I know that the hand of God is the promise of my own,
And I know that the spirit of God is the brother of my own,
And that all the men ever born are also my brothers, and the women my sisters and lovers,
And that a kelson of the creation is love,
And limitless are leaves stiff or drooping in the fields,
And brown ants in the little wells beneath them,
And mossy scabs of the worm fence, heaped stones, elder, mullein and pokeweed.

§

Credo in te, anima mia,

l’altro che io sono non deve umiliarsi di fronte a te,

e tu non devi umiliarti di fronte a lui.

Ozia con me sull’erba,

libera la tua gola da ogni impedimento,

né parole, né musica o rima voglio,

né consuetudini né discorsi,

neppure i migliori, soltanto la tua calma voce bivalve,

il suo mormorio mi piace.

Penso a come una volta giacemmo,

un trasparente mattino d’estate,

come tu posasti la tua testa

di per traverso sul mio fianco

ti voltasti dolcemente verso di me,

e apristi la camicia sul mio petto,

e tuffasti la tua lingua sino al mio cuore snudato,

e ti stendesti sino a sentire la mia barba,

ti stendesti sino a prendere i miei piedi.

Veloce si alzò in me

e si diffuse intorno a me la pace e la conoscenza

che va oltre ogni argomento terreno,

io conosco che la mano di Dio è la promessa della mia,

e io conosco che lo spirito di Dio

è il fratello del mio,

e che tutti gli uomini mai venuti alla luce

sono miei fratelli e le donne sorelle ed amanti,

e che il fasciame della creazione è amore,

e che infinite sono le foglie rigide o languenti nei campi,

e le formiche brune nelle piccole tane sotto di loro,

e le incrostazioni muschiose del corroso recinto,

pietre ammucchiate, sambuco, verbasco ed elleboro.

WALT WHITMAN

Il cerchio che si chiude

Si parte da lontano
a ricercar certezze
e giostre paesane
a rivangare il poco
del sale della vita.

Vivere con il poco
non impedisce il riso,
le chiacchiere nel fuoco,
il senso delle cose
davanti al firmamento.

C’è poi il gioco d’amore
il prendersi e lasciarsi
la corsa nelle stelle
il sangue che ribolle
i sensi devastati.

Ci sono anche le vette
di chi non s’accontenta
mettendo a dura prova
un abito già pronto,
la sorte già assegnata.

Si sfrutta l’intelletto
come una pianta viva,
un ceppo rampicante
che tutto verde avvolge
per risalir le scale.

Si succhia dalla terra
il sale delle cose,
si beve conoscenza
per giunger alla saggezza
da cui s’era partiti.

Ma con le scarpe sporche
e suole consumate
per tante scale fatte
per soddisfar la voglia
d’illuminar cervello.

Lorenzo Poggi

Nuotatrice


Nel distacco dalla terra
nuoto affascinata
in materia
senza sapere come
tra vortici discendenti
e ascendenti
esploro, seguo
contatto la via liquida
della conoscenza.
Il mio amore
per il trasparente
è nella natura.

Aurelia Tieghi

Published in: on aprile 1, 2011 at 07:25  Comments (10)  
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Canzone della solitudine

A un passo
dai miei passi
si levano
frontiere vive
Non esiste
segno cardinale
solo la solitudine
moltiplicata
divisa fra moltitudini
di persone
La città ha
un aspetto
minerale
la sua geometria
non è bella
come quella appresa
a scuola.
Ricordo triangoli
foderati
cubetti come
di zucchero
uova variopinte.
Così iniziai il
cammino verso
le forme
poi arrivò
la circonferenza
e con lei
la prima donna
racchiusa in una luna
Cara solitudine
dove sei stata
sino ai miei tanti anni
senza fare conoscenza
certamente viaggiavi
nei treni, oppure
negli specchi
eccoti lì nella fotografia
stando sempre
a me vicina.
Tutto è stato inventato
ma nulla che
possa liberarci
dalla solitudine.

Marcello Plavier

Le più belle poesie

Le più belle poesie

si scrivono sopra le pietre

coi ginocchi piagati

e le menti aguzzate dal mistero.

Le più belle poesie si scrivono

davanti a un altare vuoto,

accerchiati da argenti

della divina follia.

Così, pazzo criminale qual sei

tu detti versi all’umanità,

i versi della riscossa

e le bibliche profezie

e sei fratello a Giona.

Ma nella Terra Promessa

dove germinano i pomi d’oro

e l’albero della conoscenza

Dio non è mai disceso né ti ha mai maledetto.

Ma tu sì, maledici

ora per ora il tuo canto

perché sei sceso nel limbo,

dove aspiri l’assenzio

di una sopravvivenza negata.

ALDA MERINI