M’è cara solitudine

M’è cara, solitudine, soltanto dopo amore;
come m’è caro il verde dell’acqua
e l’ogni vista, sul marmo delle belle fontane
dove china
mettevi bocca e gonna scozzese.
E me, vicino, nel tentativo poco riuscito di salvare
almeno i piedi dalle freddate
dai ricami, che intorno al labbro e fino ai tuoi nei
ti usava il sole.
M’è cara come certe conchiglie da non dire
quell’utopia che in mezzo alle gambe
altro che mare!
E che mostrare corpo regina!
Da un balcone, un parapetto
o altre prospettiche teatrali.
M’è cara come tua consistenza, come il melo
che l’ombra catapulta sopra la rete e il prato;
m’è cara come prima del sonno la tua vena
la pulsazione e il pari respiro,
la tua coscia
e l’ombelico che non sta zitto, neanche a notte.

Massimo Botturi

Divisione

Non può restare, gioia
che per un giorno solo.
È ospite discreta
porta i suoi lutti altrove.
Non può restare
e tu sei il regalo che ha lasciato,
vestaglie colorate per colazione
il freddo
che sale per le gambe bagnate tutte d’aria.
Regalo da scartare per mille volte, allora
carta fiorita per i tuoi seni
grana fine, la consistenza rara
di quelle foglie d’acqua
che a pioverci fan suono di donna
quando ama.

Massimo Botturi

A mio padre

Un solco,
tra noi
la vastità
del nulla,
consistenza
sconnessa
sotto spiazzi
lunari;
sfiorarti
guardarti
ora,
solo vizi
di diffrazione,
inganni alieni
d’argentati
presagi.

Lassù non è
il nostro bosco
e l’infinito
discioglie
ascendenze.
Lassù
è strapiombo
che aleggia.

Gelido,
il marmo
non soffre
il mio freddo

Flavio Zago

Nel sarà

Spillami indolore
tra i versi
dei muti passi tuoi
cresciuti in disilluminata
canzone da cantare.
Baciami singhiozzante
sulle labbra
dove la febbre del contatto
sul tuo aver fatto l’amore
sa accrescere l’ubriachezza
della fresca curiosità
in attesa per il solo volermi.
Straziami in tutte
le direzioni sconfinate
dove l’aria non ha consistenza
di sola felicità
ma d’eterno acuto
issato sull’ intimo
di deformanti ricordi
ancora da sfiorare
nel vortice
di mille scosse da capire…

Glò

In “Sensual”

L’erotismo ha come guanciale
la semplice consistenza
d’una morbidezza ondulata

s’infrange in dune sabbiose
e si placa in fertile terreno
di melodiose e timide ciglia
che al solo tocco rimbalza nel petto
come ansia crescente di sconosciuta
emozione

L’erotismo
lanciandosi nel vuoto
mi possiede
nelle voglie assuefatte
di limpide cascate

nascono boccioli appagati
nel venirsi sfiorati
sulle fessure di labbra
quando mani modellano
il mio abbandono
dentro abissi dei miei occhi chiusi
al solo desiderio di te.

Glò

Scrivo per te


Scrivo per te
non scrivo perchè altre
emozioni mi imprigionano
Mi sento forte come antico ulivo
e tu come  vento
mi abbracci come amante
a me dedicata.
E’ illusione che m’accompagna
con conversazioni inutili
piene di parole prive di
consistenza simili a settimane
morte nell’ombra di un
amore svilito allontanato.
Non chiudermi gli occhi, mai,
voglio inventare giardini di viole
ogni giorno, scrivere sui sassi
pensieri d’amore, mi soffoca
il senso della ragione ad ogni costo.
E tu donna da me amata
sole perenne della mia vita
so che sarà dura lotta
ma tu verrai da me
alla mia  vita che ti ho donato.

Marcello Plavier

Sosta esclamativa

Non c’è nulla di più prudente
che demolirmi in un verso
ancora assente di parola
presente solo in sosta esclamativa

immortalo in eterno il sapore fresco
dei tuoi baci

in compostezza s-misurata

deprimo e comprimo in sosta permanente
un umido attraversarmi la schiena
gocciolante alla fierezza del brivido
(costante)

in versi poveri
in respiro scontato

inalbero qualsiasi silenzio
(effluvio di ripetizioni)
credendo ancora nel sapore
delle lacrime testarde
nella loro calda corteccia

la loro  consistenza
inarrestabile testardaggine
d’un espandersi in ossigeno
nell’incudine colpito
e
malleabile
ad ogni (sua) battuta.

Glò