Macchie gialle i fiori

 
Macchie gialle i fiori, gli occhi, del tuberoso
elianto oggi,  fissi lo stelo poco mosso, il dio sol
ignorando che le noma e nutre di splendido
splendore fissano altrove: occhi lacrimosi
la meta dello sguardo intenso  questo doppio
scambievole amoroso sguardo, gialli fiori
che un tempo già lontano non dimenticato,
questo il motivo di questo  pianto il mio,
mio padre alla mamma da  rive di quei fossi
tolti, generosa  serra non avara e a man povera
gentile, in fasci  umile don d’amore le portava,
senza profumo più delle rose diceva profumati
senza valore per lei ricordo  più care d’una gemma,
amor semplice rural onesto contadino, alle rose
penso da me nel tempo ai vari amor donate alle
spine in dono nel tempo spesso invece ricevute.

Giuseppe Gianpaolo Casarini

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Giorno di trebbiatura

Nel giorno di sole e d’aria sbarazzina
la polverosa pula svolazzante
entra negli occhi, e in quel preciso istante
escon le lacrime, e il pugno li strofina.

E torna, così, e soltanto, resta, il bello
d’una giornata che è la grande festa
che alla fatica, dà…ma non l’arresta,
che già aspetta, la cantina, il vin novello.

Canta il motore della trebbia, e il forcone
balla, e suda, il contadino, felice
e pe’ogni chicco in cuor suo benedice
il cielo, mentre s’ingrossa ogni covone.

Sull’aia gioiosa vengono a portare
il desinar, le donne, ai contadini
come la chioccia fa coi suoi pulcini,
col vino buono, che aiuta a sopportare…

Più tardi incomincia a uscire dal camino,
un buon profumo – e a spandersi d’intorno –
dell’arrosto umettato co’olio e vino
(lo starnazzo è più fioco), dell’oca al forno.

S’accende, più tardi, il luccichio di stelle,
e in mezzo al silenzioso tramestio,
ci sta chi cerca di vederci Dio
per ringraziarlo di tante cose belle.

Armando Bettozzi

Corpo di donna

CUERPO DE MUJER

Cuerpo de mujer, blancas colinas, muslos blancos,
te pareces al mundo en tu actitud de entrega.
Mi cuerpo de labriego salvaje te socava
y hace saltar el hijo del fondo de la tierra.

Fui solo como un túnel. De mí huían los pájaros
y en mí la noche entraba su invasión poderosa.
Para sobrevivirme te forjé como una arma,
como una flecha en mi arco, como una piedra en mi honda.

Pero cae la hora de la venganza, y te amo.
Cuerpo de piel, de musgo, de leche ávida y firme.
¡ Ah los vasos del pecho ! ¡ Ah los ojos de ausencia !
¡ Ah las rosas del pubis ! ¡ Ah tu voz lenta y triste !

Cuerpo de mujer mía, persistiré en tu gracia.
¡ Mi sed, mi ansía sin límite, mi camino indeciso !
Oscuros cauces donde la sed eterna sigue,
y la fatiga sigue, y el dolor infinito.

 §

Corpo di donna, bianche colline, cosce bianche,
assomigli al mondo nel tuo gesto di abbandono.
Il mio corpo di rude contadino ti scava
e fa scaturire il figlio dal fondo della terra.

Fui solo come un tunnel. Da me fuggivano gli uccelli
e in me irrompeva la notte con la sua potente invasione.
Per sopravvivere a me stesso ti forgiai come un’arma,
come freccia al mio arco, come pietra per la mia fionda.

Ma viene l’ora della vendetta, e ti amo.
Corpo di pelle, di muschio, di latte avido e fermo.
Ah le coppe del seno! Ah gli occhi d’assenza!
Ah le rose del pube! Ah la tua voce lenta e triste!

Corpo della mia donna, resterò nella tua grazia.
Mia sete, mia ansia senza limite, mio cammino incerto!
Rivoli oscuri dove la sete eterna rimane,
e la fatica rimane, e il dolore infinito.

PABLO NERUDA

Umani disuguali

Casupole  di  fango  rosse  e  nere,
strade  bianche  di  gesso,   mulattiere,
che  ci  provocano  un  certo  sgomento
quasi  un  tormento,

ora  ruderi  spogli,   nel  pensiero,
ricordo:   insediamento   lusinghiero
d’ esistenza,  da  illudere  l’umano
d’ essere  eterno.

Sfoggiava: ” Guarda  l’ opera!   Rimane ”
” da  me  costrutta,   dal  mio  genio  immane ”
” di  tutti  gli  animali  superiore,”
” dominatore ! “

Nel  campo  mezzo  grigio  e  mezzo  d’ oro,
dove  il  grano  nasce,   parco  è  il  ristoro
del  contadino,  eppur  pare  una  mensa
ricca:  ciò  pensa

il  Saggio  che  conosce   tra ‘l terrestre
dominatore,  l’ umile  e  il  pedestre
che  arando,  sparge,   mol
tiplica  il  biondo
oro.   Nel  Mondo.

Paolo Santangelo

Pensieri

scintillanti
nelle vetrine accese
dietro il vetro
cercano il buio per filosofare,
si vestono di ali
nella sonnolenza del cuscino
in questo gelo
a visitare i campi avvelenati
dove il contadino
non lascia posare gli uccelli,
e sorvolano i fiumi
di lacrime di fame.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 21, 2009 at 07:04  Comments (5)  
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Imbrunire

La terra canta dolce di tramonto,
in estasi di cielo l’orizzonte
apre l’uscio a misura di pennelli
a parole pacate dietro i monti,
e di silenzio abbevera le valli,
sospeso alla magia della campagna
m’infittisco di alberi, tra fronde
si leva a curiosare qualche guizzo
di sole calmo ed é poesia di trilli.
In lontananza fermo di lavoro
raggomitola il giorno il contadino
sulla terra sdraiata mescolando
i passi stanchi all’imbrunire e l’oro…
e lascia qualche brivido che passa.

Giuseppe Stracuzzi

Published in: on dicembre 4, 2009 at 07:10  Comments (5)  
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