Dialogo trapassato

da dove nasce l’indifferenza
o l’apatia delle persone?
nei circuiti viziosi di spazi
gelosi di non condivisione.
sospensione di tristezze e affanni
in uno stand/by
circonciso da ombre
irrisolvibili eppur miti
e cronicizzate.
crescite irrisolte nel tempo
in cui giovane diventi
(per testardaggine) martire di te stessa:
ti affidi al vuoto d’un angolo ancora caldo
da prosciugare di fioriture meste ;
venando risoluzioni oblique
[scomode]
ti stiri in abiti geniali di penosa illusione
eppur torchiata di appartenere
ad un genere che di “contatti” vuole
ancora imparare molto.
“Come stai?”
“Bene.”
“Rientrata, si?”
“Si. Ti disturbo?”
“No. Sto preparando il pasto.”
“Ok.”
E’ sbucciare in queste parole
il delirio del rapporto
perché l’indifferenza
è nel tono d’una voce
che non vuole ascoltare
(ha le risposte pronte).

No.
E’ nella deflagrazione
dello scoprire
sempre
con stupore
che l’egoismo è figlia
d’una educazione venale
[quando racconti quel posto
che non esiste più
___perché la morte l’ha portata via___].
non per questo da giustificare
se il primo passo
appartiene ormai
ad un indelebile trapasso.

Glò

Inevitabile incastro

Non sento redenzione in altra forma
che d’arte non sia quella di danza,
amatoria, fino a schiena e reni in arco
a trovare braccia come virile appiglio.
Impulsiva una scossa dietro l’altra
viscerali fino al punto d’impazzire.
Ogni tanto recupero il mio corpo
tra una resa, una seconda ed ancora…
non c’è verso d’affrancarlo, è tuo
e tu non frani che tra i capelli miei.
Oltre la vita scesi,  lunghi sui lombi,
scarmigliati dal ritmo incalzante.
Contatti ed adesioni combacianti, poi,
del mosaico l’inevitabile incastro,
la perfezione fatta donna / uomo, noi.
Avverto le tue mani possessive
andarmi sopra, gelose come di me
e d’impeto riscattare la spossante
aspettativa della rinuncia mia a lottare…
E’ apogeo!
Del piacere riscuoti il vertice,
apice smaniante di quel bene attirato,
quanto sognato, che ora s’incarna
e diviene amplesso… mentre m’arrendo
docile per a te capitolare paga.

Daniela Procida

Incontro

Lontano avvolto nella nebbia
Senza contatti senza fremiti viventi
Obliato dal silenzio che mi avvolge
Ti cerco
E il mio cuore come un sole caldo
Dilata la nebbia ricordando

Marcello Plavier

Published in: on febbraio 9, 2012 at 06:50  Comments (3)  
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Voglio emularlo!

 
Voglio emularlo…per l’ottimismo!
Ci riuscirò,
col simile sorriso stampato
a lenire la fame ai :
pensionati,  disoccupati e cassintegrati
Voglio emularlo…per l’imprenditoria!
Con i capitali e le banche,
mi ci ritrovo in piena armonia   
Voglio emularlo …per i contatti di potere!
Non vi sono problemi,
alla fine , basta solo volere
Voglio emularlo…per la parlantina,
e la sua sicurezza!
Con un po’ di scuola appropriata
otterrò l’uguale scioltezza
Ed infine,  voglio emularlo…
per la sua faccia  che non cambia colore 
nel dire, promettere e del non mantenere!
Ma qui l’argomento  si complica …
perché dovrò chiedere a lui,
personalmente…l’insegnamento
o chiedere d’affidarmi,  per le lezioni,
ad uno dei suoi tanti amici di merenda
o altrimenti, rivolgermi ai suoi concorrenti,
in materia, anch’essi…molto competenti

Ciro Germano

Sintropica

Spogliarsi a strati
ritrovarsi al centro
un mantello di lacrime piegato
sulla thonet che finge
nuda
d’essere un servomuto

le tuniche mieliniche
rallentano i contatti
svuotano del passato
le tempeste
o le lunghe dormite sui divani.

Arrivano
abitatori d’iperboree lande
forieri d’uragani e d’ombre lunghe
sotto cieli striati a disaurora

le procellarie e il loro grido

l’incostanza dei cieli.

Cristina Bove