La luna è un fermacapelli

 
La luna è un fermacapelli e il mondo gira,
.
sulla strada
è una battaglia
di vetri
.
inutili rossetti
si increspano
sui volti
.
il vento fischia
le sue canzoni
specialmente
agli ubriachi
.
il mare
è una coperta
tagliata dalle prue
dei suicidi
.
sassi di lana
colpiscono il fuoco
.
divampa la notte
l’omertà delle stelle
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
sono stracci
con volti da uomini
la luna è un fermacapelli
le porte delle chiese
non hanno pietà
e il mondo gira…
 
filastrocche abbruttite dalla pietra avvizzita
storie di follia, di parrucchieri gesticolanti
di teste brillantinate che suonano vuote
di party con l’obbligo di ridere
ed il divieto di sudare…
 
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
la luna è un fermacapelli e il mondo gira
non ne hai avuto abbastanza?

Massimo Pastore

Terra

Son venuta
a trovarti
all’ospizio
nel reparto
malati terminali,
dove
i tuoi figli
ti hanno abbandonata.
Guardo
il tuo corpo
martoriato
e ti siedo vicino.
Non parli
ma sorridi
con gli occhi
e la bocca sdentata.
Dalle mani
ferite
posate
sulla coperta
spuntano
fili d’erba.

Graziella Cappelli

Published in: on aprile 7, 2012 at 07:22  Comments (8)  
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Malgrado tutto

Ho un cuore forte
se perfino resiste ai rovesci d’inchiostro
allo stormire altrove
ai graffi sulla luna d’inverno.

Ti girano le spalle quando temi
la neve
e l’ansia è una coperta ancora viva.

Finiranno le cose le parole i giorni
tutto ciò che si amava
il senso e il dissenso
i capannelli al centro delle piazze
i dialoghi aperti, anche le porte
e i merletti sui vetri

rimarranno però scritte nel santo
luogo del divenire
le faville degli occhi sciolte in pianto
a far da lume a canti* e discendenti*.

Cristina Bove

* Nda: angoli bui ed eredi

Mimetizzando-me

Libererò questo piccolo cuore in esilio
riassettando un letto d’emozioni
adagiandomi sopra un cuscino di sogni
sotto a un soffitto di cielo in abbraccio
e una coperta di nuvole rosa e d’arancio…
Afferrerò l’ultimo drappo di magia
prigioniera ancora del dolore
inventerò la mappa del tuo cuore
fantasticando, sognando, vivendo
resti di follia e una mimetica….

Beatrice Zanini

Non navighiamo sullo stesso mare

Non navighiamo sullo stesso mare,
eppure così sembra.
Grossi tronchi e ferro in coperta,
sabbia e cemento nella stiva,
io resto nel profondo, io avanzo con lentezza,
a fatica nella tempesta,
urlo nella nebbia.
Tu veleggi in una barca di carta,
e il sogno sospinge l’azzurra vela,
così dolce è il vento, così delicata l’onda.

OLAV HÅKONSON HAUGE

Acqua nera

Acqua nera che passa fra le case
rotola trascina sul suo fianco
l’orma del cipresso lo sfacelo il pianto
acqua che sopravvanza tracima
sgretola sfascia annega
improvvisa onda di piena
porta via con rumore cupo
agita il manto scuro di morte
acqua nera striscia forte sui muri
legni che fa cadere e inutilmente
se ne ingravida putrida oscena
sbatacchia navi le frantuma
sotto i ponti e restano
quando tutto si ferma
auto legni e corpi inerti

immenso il silenzio sui volti

dopo il tremore della terra
il vortice nel mare e l’onda
anomala a rovesciare la sciagura
e ancora la terra tremare e la centrale
cede all’aria altra tremeda morte
silenziosa e leggera si spande
come un sogno nefasto incubo
la nube tossica la pioggia acida
mani umane l’han fatta inconsapevoli
incoscienti irrispettose di Natura

è arrivata Apocalisse

forse davvero è vicina la fine
allora non voglio essere lontana
da te che mi sei affine e senti
voglio adesso ancora la tua mano
sul mio fianco nel gesto protettivo
che rimbocca la coperta attorno

siamo sotto coperta amore
fuori infuria la tempesta
ma noi restiamo qua
nel tepore dei nostri corpi vicini
che l’uno all’altro regala
ancora vita ancora amore

azzurrabianca

Credo

Credo sia
amore davvero
se il profumo
di bergamotto
mi trema
se le gambe
languono
per Giorgia
se le le stelle mi
parlano
e Amado m’incanta
se la zuppa
di luccio
sganghera
visceri
e poi li placa
se piango
quando vola
Chagall
o canta Faber
se le piastrelle ocra
m’innamorano
e la coperta
di lino
trasuda baci
se il tappeto Kilim
mi pare magico
e la mimosa fiorita
paradiso
se ripasso
peripli di terra
e gemo
e la nidiata
attorno
è maraviglia

Ora riprendo
fiato
per te
amore mio.

Tinti Baldini

Città industriale

Residenziali paradisi
pagabili in comode rate
la città si nasconde
nell’afa dell’estate
l’astro fruga la coltre di smog
che nasconde le storie di tutti
è coperta che arieggia
quella che da bimbi ci
proteggeva dal buio
genitore di mostri.
Cataste di mattoni attendono
è come tutto sospeso in città
Gru appassite e scolorate dal tempo
occhieggiano  in cantieri abbandonati
mentre lampioni nella notte
lacrimano per questo mondo
sempre più solitario

Marcello Plavier

Tieni stretto il pensiero

Natale che affascina gli animi
regali, cori, vetrine spumeggianti.

La felicità avvilita
di chi ha poco da festeggiare
lutti di sentimenti
distacchi di figli
separazioni di affetti.

Il panettone abbellisce la tavola
senza le risa dei bambini
occhi tristi di chi ha solo ricordi
cuori di speranza
consapevolezza di un susseguirsi
di scale più o meno alte
da salire senza cadere.

L’amore illumina gli occhi
tutto risplende
l’aroma di caffè
gli acquisti, gli sguardi intensi
la candela accesa
osservi la luna, la neve sul viale.

Ascolta il cuore che ti avvolge
in una calda coperta di baci
con soffici carezze che ti cullano
tieni stretto il pensiero
che scalda e ti prende per mano.

Maristella Angeli

E’ già Natale?


ÊL BÈLE NADÈL?

S’as conta i mîs e i dé chi en vulè
ban l’é Nadèl

s’a vdî tótti äl lûs ch’inbarbájan al vî
Indipandànza, Rizzoli, al Dåu Tårr
e l’âlbar là dnanz al Pudstè
sé, lé Nadèl

se i ûc di fangén i sbarlûsen
lé dnanz al vedrénni ed zuglén
lusént pió dal såul a meżdé,
t’at n’acôrż cl’ è Nadèl.

Mo se t’ guèrd tanti fâz furastîri
ch’i n’an da magnèr
e gnanc ónna cûerta pr’an żlèr
e murîr da par sé com un can
dåpp avair lavurè com un móll
par mandèr ai sô fiû un pèz ed pan
êl Nadèl?

Par chi żuven in vatta ai bastión
a svintlèr i strisón di dirétt
par na scôla pió gióssta, un lavurîr
e pr’avrîr äli urácc a chi sgnûr
chi fän cånt d’an sintîr
Êl  Nadèl?

Par chi ragazû adruvè
in infêren sänza speranza
che invêzi d un balån i an un bazooka
e i n’an gnanc al dirétt a onna cusïanza
êl Nadèl?
E pr i vcétt pensionè che a fén dal mais
an’i avanza al fantèsma d’un bajòc
par cumprèrs un decoder
sé, al srà Nadèl, mo i arän pôc da gôder!

§

Se si contano mesi e giorni ormai volati
ebbene è Natale

se vedete le luci che abbagliano le vie
Indipendenza, Rizzoli, le Due Torri
e l’albero davanti al Podestà
sì, è Natale
se gli occhi dei piccoli luccicano
davanti ai negozi di giochi
brillanti più del sole a mezzogiorno,
ti accorgi che è Natale.
Ma se guardi tanti visi stranieri
che non han da mangiare
senza una coperta per non gelare
e morire da solo come  un cane
dopo aver lavorato come mulo
per mandare ai figli un pezzo di pane
è Natale?
Per quei giovani sui monumenti
a sventolar gli striscioni dei diritti
per ‘na scuola più giusta, un lavoro
e per aprire le orecchie a quei signori
che fingono di non sentire
E’ Natale?
Per quei bimbi abusati
in inferni senza speranza
che al posto di un pallone hanno un bazooka
senza avere diritto a una coscienza
è Natale?
Infine per i vecchi pensionati
costretti a fine mese a rimanere
senza un soldo per comprarsi un decoder
sì, sarà Natale, ma han poco da godere!

Viviana Santandrea