Scosse

Mentre la terra si burla della povera gente
le rovine sotterrano respiri e grida
mozzate a metà
(la vita è su una ghigliottina, si sa).
Riverbero irrispettoso di qualcuno che sorride
al suo portafoglio di parole e promesse:
esistono monumenti da rielaborare con fondi
di concerti poi dimenticati
(le istituzioni sono un circo, si sa).

Come una guerra, forse peggio:
ognuno a braccetto con il proprio pallido viso
che ad ogni paura si rimbocca di coraggio,
di sopravvivenza mescolata a miracolosità inerme
(è al destino che appartiene la vita, si dice)
proprio mentre manca (e mancherà per sempre)
il pane, infarinato di polvere e detriti
di parenti, amici, conoscenti
o di chiunque altro visto solo così
senza sorriso o lacrima
l’uragano si rimbocca le coperte
con la morte improvvisa
(la terra si scuote, è viva, si dice).

Tutto il baccano di ricostruzione
si spalma su accuse d’un paese
che affamato di giustizia
piange ancora i morti
su ali che di vorace e forte e bella
non ha ancora ripreso (ancora) a volare…
mentre si piange sempre sull’impotenza
d’un fuori controllo immune da colpe umane
(forse; ma questo non si sa, si dice).

Glò

Millenovecentoquarantaquattro

Una luna spaventosa già allarga la sua gonna:
fanno del tango lassù, miei cari.
I cedri malandati
si mangiano le foglie per troppa ombra in cuore;
le case si sputazzano luce, l’una all’altra
come alle mani fa l’uomo al campo
il vangatore.
O quello con la lampada in testa, in qualche buco
prima del puzzo che dice morte
prima ancora, d’aver pensato a un metro di terra
per suoi ossi.
Dite ai bambini di ritornare a casa
minestre fredde ancora per cena
acqua e vino.
Le donne si consumano gli occhi sopra i panni
coperte doppie per la nottata
e l’orinale, ch’è sempre da svuotare
per dio! Si faccia presto.

Massimo Botturi

Continua il tuo sogno scanzonato

 
Cullar vorrei la tua stanchezza,  
sussurrarti che il sole sorgerà,
scaldare il cuore freddo di paure
e riempirlo di speranze nuove.  
Posar vorrei il viso sul tuo capo,
sui capelli adesso ben curati,
ricordando quei riccioli castani
da bimbo sempre un po’ arruffati.
Quasi in sordina ribaciarli lieve,
sfiorandoli con labbra inavvertite,
facendo penetrare quel calore
che è d’amore e non puoi ignorare.
Di nuovo rimboccarti le coperte
sperando di trovare quel beato         
sorriso dagli angeli dipinto                       
sulla bocca di bimbo spensierato.
Oggi  che la vita t’ha inasprito,
che impreviste prove  t’han stremato,  
ghermisci quel fanciullo fiducioso,
continua il tuo sogno scanzonato!

Elide Colombo

Innamòrati

 
Innamòrati  di un sorriso
di un somaro che non sappia contare i baci,
innamòrati di un’idea
e fa che non sia solo tua,
innamòrati del mare
quando dentro si tuffa il sole,
innamòrati di un uomo
che sappia chiedere perdono,
che abbia sempre monetine in tasca
e milioni di sogni in testa.
Innamòrati di un dolore ed accoppialo col tuo,
non nascerà un grande amore
ma qualcosa di più che è la compassione,
e con passione vivi i giorni
e riposa l’anima nelle notti fredde,
pòrtati a letto milioni di parole sotto le coperte
saranno cenere o sconforto.
Innamòrati di quello che hai da dire
ma non trovi mai il tempo,
impara a memoria il nome delle tue paure,
pàssatele tra le dita come grani di un rosario,
questo è il conto da pagare
per ogni risata, per ogni pazzia,
anche la poesia ha un prezzo
ma nessuno sa quale sia.

Maria Attanasio

Pioggia sui vetri

Ieri volevi la pioggia
dicevi
com’è romantica,
il ticchettìo
sui vetri
concilia
il nostro amore.
Pozzanghere,
fango,
il fiume ha straripato
si è portato via
i cartoni,
qualcuno non saprà
dove dormire.
Com’è romantica
la pioggia sui vetri,
ci giriamo sul fianco
abbracciati
sotto le coperte –
il gatto
non trova più
la strada di casa.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on settembre 18, 2011 at 07:13  Comments (7)  
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Un fanciullo in te

 
Vorrei cullare la tua stanchezza
sussurrarti che sorgerà il sole
a scaldare il cuore freddo di paure
e riempirlo di  speranze nuove.  
Vorrei posare il viso sul tuo capo
dai capelli ora ben curati
come fossero i riccioli castani
che da bimbo tenevi un po’ arruffati  
e baciarli lieve lieve
sfiorando  labbra inavvertite
finché penetri quel calore
che è d’amore e non puoi ignorare.  
Rimboccarti ancora le coperte
sperando di ritrovare il sorriso
che gli angeli dipingevano beato
sulla tua bocca di bimbo spensierato.  
Ora la vita ti ha indurito
prove e disinganni ti han provato
ma non perdere quel fanciullo fiducioso
continua nel tuo sogno scanzonato.

Elide Colombo

Scarpette rosse

C’è un paio di scarpette rosse
numero ventiquattro
quasi nuove:
sulla suola interna si vede ancora la marca di fabbrica
“Schulze Monaco”
c’è un paio di scarpette rosse
in cima a un mucchio di scarpette infantili
a Buchenwald
più in là c’è un mucchio di riccioli biondi
di ciocche nere e castane
a Buchenwald

servivano a far coperte per soldati
non si sprecava nulla
e i bimbi li spogliavano e li radevano
prima di spingerli nelle camere a gas
c’è un paio di scarpette rosse per la domenica
a Buchenwald

erano di un bambino di tre anni e mezzo
chi sa di che colore erano gli occhi
bruciati nei forni
ma il suo pianto lo possiamo immaginare
si sa come piangono i bambini
anche i suoi piedini
li possiamo immaginare
scarpa numero ventiquattro
per l’eternità
perchè i piedini dei bambini morti non crescono

c’è un paio di scarpette rosse
a Buchenwald
quasi nuove
perchè i piedini dei bambini morti
non consumano le suole.

JOYCE LUSSU

L’orco

La paura la prese,
di nuovo addormentata
perché l’orco arrivò
cacciando via la fata
e l’orsetto piangeva
lacrime pure di rugiada
su una rosa bambina
non ancora sbocciata,

Quelle mani morbose
la frugavano dentro
distruggendo per sempre
ciò che c’è di più bello
quell’essenza d’amore
senza dubbio ancora acerbo
e lasciando soltanto
dolore e smarrimento,
lasciando soltanto
dolore e sgomento.

Il suo pianto squarciò
il buio della notte
quando l’orco cattivo
gettò via le coperte
e sentì una gran colpa
quando vide quel viso
tanto amato una volta
e ora tanto temuto

E passarono gli anni,
ma non finì la storia,
le rimase il ricordo
nelle pieghe della memoria,
l’aggrediva ogni notte
quell’odore di adulto,
quelle mani di orco
che uccidevano il padre.

Cosa fare allora
a chi chiedere aiuto,
se ogni giorno il dolore
si fa sempre più acuto
molto meglio fuggire
in un mondo di fate
con dei buoni papà
e bambine addormentate

Sandro Orlandi

Tirando le somme

Avrei voluto comprendere
una finestra più in là
oltre a quel cortile
di passi anonimi
e “buongiorno” bisbigliati
dell’anziana vicina
che stende sorrisi
e coperte colorate
O un naso più in giù
in fila con le formiche
ai piedi delle verdi pareti ,
mossi dalla brezza
[l’erba dei prati in primavera ]
e di rugiada .
Se avessi potuto, ora avrei
nei capelli
un catino di luna rovesciato
e nelle tasche
qualche centesimo
di certezza in più.

Anileda Xeka

E fuori piove

Velluto di ciglia
nasconde il tormento
confonde pulsazioni
col ticchettio delle ore.
Ti sento tra le coperte
così vicino e irraggiungibile
non esiste spazio tra noi
se non quello del silenzio.
Vuota la mano sulle lenzuola
in cerca di te tra stropicci di seta.
Inghiotto lacrime e delusioni
in questo mattino che nasce
ed è già buio nel cuore.
Fuori il cielo sta rovesciando
il pianto che la terra,
esausta,
accoglierà nelle sue viscere.

astrofelia franca donà