Non credo

alle tentazioni
non mangio la mia cena
con le briciole.
Posso sfamarmi di stupidità
se dentro c’e’ del sale.
Credo al cambiamento
credo al copione
che si interrompe
per improvvisazione dell’attore
protagonista.
Ti aspetto al varco
nell’ombra della luce
creata dalla notte innevata.

Cristiana Calonaci

Il capro espiatorio


Nella vita familiare,
eminenti scienziati,
hanno da tempo sentenziato,
che le tensioni accumulate,
sono, necessariamente, scaricate
su un soggetto designato,
che per merito ed onore…
è  l’ignaro genitore
Cosi che, oltre agli oneri,
già previsti dal copione,
per la specifica funzione
è costretto, suo nolente,
a sobbarcarsi, e doverosamente…
l’ulteriore  soma scaturente
Per il capro sacrificato…
vale il detto dialettale di :
“cornuto e mazziato”.

Ciro Germano

Published in: on dicembre 3, 2010 at 07:39  Comments (5)  
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Il mondo nella via

Ricordo ancora il sole di quelle estati.
Giornate lunghe senza pensieri.
La porta chiusa alle spalle senza far rumore.
Il mondo in una via chiusa da un muro era mio.
Seduto sul muretto aspettavo i compagni,
nuove avventure da vivere senza un copione.
Il mondo in una via prendeva vita, noi gliela davamo.
Che ne sapevamo del domani,
degli uomini che saremmo diventati,
di donne che ci avrebbero amati o feriti.
Il mondo era lì, la vita era lì.
Le nostre corse appresso ad un pallone sgonfio,
martire di spine di rose selvatiche,
crescevamo tra ginocchia ferite calzoni strappati.
Sotto quel sole come il grano crescevamo,
con il nostro ridere e le nostre bugie innocenti.
Il sole alto sulla via, profumo di cucina che più
d’un richiamo materno nell’ombra fresca della casa
ci riportava, stanchi e affamati.
Nel pomeriggio scendevamo come orda inarrestabile,
così ogni giorno fino a sera, per sempre e sempre non fu.
Scavalcammo al giusto tempo il muro della via,
lasciammo l’eco delle nostre voci che lentamente
per sempre si spense.

Claudio Pompi

L’attore


Eccomi solo, lontano da me stesso,
abbagliato dalle luci, la ribalta m’inghiotte
quanto mi sento  goffo nel cercare di sedurre.
Con parole non mie metto in mostra
un inutile fascino, vesto abiti non miei
e, sempre più lontano da me stesso
assumo pose clownesche, e parlo
oh quanto parlo e mi muovo
cammino, mi siedo e parlo, oh quanto parlo.
Mi paiono parole senza significato
senza un accordo, senza musica.
Ecco, improvvisa la trappola è scattata
quello che ero non lo sono più:
un nuovo personaggio mi ha sostituito.
Motteggiando e atteggiando gesti
e frasi da super uomo, cerco il consenso l’applauso
guittescamente mi protendo, la platea , muta
ascolta ed applaude, parole sì parole
ah quante parole, piene di significati
a me sconosciuti .
Così vuole il copione, l’autore
antico ma sempre nuovo
riversa frasi piene di buon senso
che la platea accoglie applaudendo
io schiavo ormai della situazione
seguito a parlare, oh quanto parlo.
Finchè il manichino che sono si trasforma
e ritorno a vedere il pubblico e sorrido.

Marcello Plavier

Attore

In anima
ingenua e schietta,
carpisti fiducia.
Si donò
al tuo parlare,
affamata
di vita e
stupori.
Cogliesti
negletto
la gioia
al suo cuore.
Ombre nascoste
celate in
perverso ardire
ponesti
in amare parole.
Consumata scena
di tristi sembianze,
scuse imbastite
in ambigui pensieri.
Diniego avesti!
Ceduta infine
barriera di spirito
tutto s’infranse.
Ardito e invogliante
ritorna al tuo ruolo!
Le stolte chimere
preserva ad altrui.
S’abbassa
il sipario
su attori disfatti
strappato il copione…
la scena riprende.

Attore tu sei,
si recita a ruolo!

Michela Tarquini