Occhi di luna

 
 
Occhi di luna,
velati d’azzurro
lampi di gelo
 a nascondere il cuore
.
Occhi di cielo,
velati d’amore
occhi di mare
sereni, ridenti.
.
Labbra corallo
perle splendenti
bocca che dici
soavi armonie.
.
Labbra dischiuse
esitanti, assetate
teneri fiori
che baci sospiran.
.
Mani preziose
di dolci carezze sperate
mani gentili
sottili profumi inebrianti.
.
Immagini lievi
d’un sogno d’amore
vissuto.

Piero Colonna Romano

Amico fragile

Evaporato in una nuvola rossa

in una delle molte feritoie della notte

con un bisogno d’attenzione e d’amore

troppo, “Se mi vuoi bene piangi ”

per essere corrisposti,

valeva la pena divertirvi le serate estive

con un semplicissimo “Mi ricordo”:

per osservarvi affittare un chilo d’erbba

ai contadini in pensione e alle loro donne

e regalare a piene mani oceani

ed altre ed altre onde ai marinai in servizio,

fino a scoprire ad uno ad uno i vostri nascondigli

senza rimpiangere la mia credulità:

perché già dalla prima trincea

ero più curioso di voi,

ero molto più curioso di voi.

E poi sorpreso dai vostri “Come sta”

meravigliato da luoghi meno comuni e più feroci,

tipo “Come ti senti amico, amico fragile,

se vuoi potrò occuparmi un’ora al mese di te”

“Lo sa che io ho perduto due figli”

“Signora lei è una donna piuttosto distratta.”

E ancora ucciso dalla vostra cortesia

nell’ora in cui un mio sogno

ballerina di seconda fila,

agitava per chissà quale avvenire

il suo presente di seni enormi

e il suo cesareo fresco,

pensavo è bello che dove finiscono le mie dita

debba in qualche modo incominciare una chitarra.

E poi seduto in mezzo ai vostri arrivederci,

mi sentivo meno stanco di voi

ero molto meno stanco di voi.

Potevo stuzzicare i pantaloni della sconosciuta

fino a farle spalancarsi la bocca.

Potevo chiedere ad uno qualunque dei miei figli

di parlare ancora male e ad alta voce di me.

Potevo barattare la mia chitarra e il suo elmo

con una scatola di legno che dicesse perderemo.

Potevo chiedere come si chiama il vostro cane

Il mio è un po’ di tempo che si chiama Libero.

Potevo assumere un cannibale al giorno

per farmi insegnare la mia distanza dalle stelle.

Potevo attraversare litri e litri di corallo

per raggiungere un posto che si chiamasse arrivederci.

E mai che mi sia venuto in mente,

di essere più ubriaco di voi

di essere molto più ubriaco di voi.

FABRIZIO DE ANDRÉ


Viaggio di notte


Attratto lo sguardo,
dove righe di luci vanno all’orizzonte
frecce bianche indicano la meta
percorrendo  paralleli ai paraurti
tunnel luminosi si accendono di bagliori
come il sole al mattino

strade interrotte
deviazioni in continuo
danno il senso di un labirinto
e continua il viaggio
in  queste strade illuminate
lampeggiando di giallo oro
merlettano il battistrada
e il bianco corallo segna per terra  la strada
come la mappa il tesoro
una  grande galassia
con pianeti e comete  illuminati tra loro
e un viaggio di notte
percorso sull’autostrada

Rosy Giglio

Che mi ami tu lo dici

You say you love; but with a voice
Chaster than a nun’s, who singeth
The soft vespers to herself
While the chime-bell ringeth—
O love me truly!

You say you love; but with a smile
Cold as sunrise in September,
As you were Saint Cupid’s nun,
And kept his weeks of Ember—
O love me truly!

You say you love; but then your lips
Coral tinted teach no blisses,
More than coral in the sea—
They never pout for kisses—
O love me truly!

You say you love; but then your hand
No soft squeeze for squeeze returneth;
It is, like a statue’s, dead,—
While mine to passion burneth—
O love me truly!

O breathe a word or two of fire!
Smile, as if those words should burn me,
Squeeze as lovers should—O kiss
And in thy heart inurn me—
O love me truly!

§

Che mi ami tu lo dici, ma con una voce
Più casta di quella d’una suora
Che per sè sola i dolci vespri canta,
Quando la campana risuona –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma con un sorriso
Freddo come un’alba di penitenza,
Suora crudele di San Cupido
Devota ai giorni d’astinenza –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma le tue labbra
Tinte di corallo insegnano meno gioia
Dei coralli del mare,
Mai che s’imbroncino di baci –
Su, amami davvero!

Che mi ami tu lo dici, ma la tua mano
Non stringe chi teneramente la stringe;
È morta come quella d’una statua
Mentre la mia brucia di passione –
Su, amami davvero!

Su, incendiamoci di parole
E bruciandomi sorridimi, stringimi
Come devono gli amanti, su, baciami,
E l’urna, poi, delle mie ceneri seppelliscila nel tuo cuore –
Su, amami davvero!

JOHN KEATS

Published in: on febbraio 9, 2010 at 07:17  Comments (5)  
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