Faltognano

ozioso
arroccato al poggio
dove
sui terrazzi
gli olivi
s’aprono al sole.
Spira un venticello
nei ceppi incavati
s’infiltra
a risuonar
d’armonica.
Casette di pietra
coi gerani alle porte
e lillà negli orti.
Si va
per sentieri odorosi
di nipitella
intricati
di corbezzoli e ginestre.
Sui muretti
guizza
la lucertola
le api
s’insinuano
in garofani fuxia.
Oltre…
il bosco
a criniera
del monte.

Graziella Cappelli

Era era Frine?


Ti ho intravisto le tette
e ho annusato l’afrore
del tuo astuto sudore;
non m’interessa un ette
se tu eri anche sudicia,
perché fra la camicia
vedevo i tuoi capezzoli
eletti quai corbezzoli
etnei da mordicchiare.
Oh il sangue, se ardeva in vene!
Sì che il turgore del bene,
che s’iniziava a esaltare,
tosto faceva aumentare
sana una brama sensuale;
lo struggimento era tale
che sotto le mutandine
immaginavo, Era Frine,
flavo della porta il vello:
e mi rodeva il cervello!
Strapparti la sottana
e averti in bolognese
poi subito all’indiana,
era per me impellente;
volevo tanto amarti,
e con l’alato arnese
in foga penetrarti,
ché pur s’eri fetente
scottava il vagheggiare.
Ma ehimè mi sono accorto
che avevo sol sognato!
E sveglio, a sogno morto,
mi ritrovai sudato!

Sandro Sermenghi