I verbi

ci passano in rassegna
con pronuncia sardonica c’immettono
tra le papille gustative e le corde vocali
ci scrivono le azioni sillabate nel registro dei segni
ci mettono la pen(n)a tra le mani
a tatuarci le tacche dei mattini
o matte dei tacchini (piccole libertà d’amanuensi)
ché veramente seri sono pochi

ci prescindono
come i pifferi che invece di suonare…

ci trattengono quando ci destiamo
dagli assetti (anche affetti) supini
ci tossicchiano intorno balbuzienti
ci rendono refusi inadempienti alle minime regole
ortostatiche
non ci reggiamo in piedi
e loro ci propinano levare andare fare dire ingurgitare
e noi
– verbicitanti, occhi lucidi –
lessicodipendenti incontenibili
ci siamo arresi e ci scriviamo addosso.

il medico prescrive: un cucchiaio di silenzio
lontano dai tasti

Cristina Bove

Dura madre


la scorza chiude il nesso
nel gheriglio
il freno stride
sulle corde vocali
quando le circonvoluzioni
disegnano gli eventi
sbarre non hanno curve
ad ingabbiare
l’infinito che evade
nella sfera apparente
e non si può dormire
ché di morte si vive
e si fa finta
d’essere già redenti.

Cristina Bove

Published in: on aprile 10, 2010 at 07:09  Comments (10)  
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