Rendiconti

Ci siamo persi in un mazzo di chiavi
che non aprivano nulla.
Ci siamo persi un mazzo di chiavi
che aprivano tutto.
Le cornici in attesa con cori presagi
circuivano tele poco propense.
S’accumulavano carte a scandire
lancette telate di ragno
e dondoli persi nell’infinità.
Il dietro che torna
non ha un buon colore
sa tutto di muffa e d’inutilità.
Ma se questo è il tempo
che ci è stato concesso
come cacciarlo
nella vetrina di coppe
vinte al torneo della stupidità?

Lorenzo Poggi

Vincent

Starry

starry night

paint your palette blue and grey

look out on a summer’s day

with eyes that know the

darkness in my soul.

Shadows on the hills

sketch the trees and the daffodils

catch the breeze and the winter chills

in colors on the snowy linen land.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they did not know how

perhaps they’ll listen now.

Starry

starry night

flaming flo’rs that brightly blaze

swirling clouds in violet haze reflect in

Vincent’s eyes of China blue.

Colors changing hue

morning fields of amber grain

weathered faces lined in pain

are soothed beneath the artist’s

loving hand.

And now I understand what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

perhaps they’ll listen now.

For they could not love you

but still your love was true

and when no hope was left in sight on that starry

starry night.

You took your life

as lovers often do;

But I could have told you

Vincent

this world was never

meant for one

as beautiful as you.

Starry

starry night

portraits hung in empty halls

frameless heads on nameless walls

with eyes

that watch the world and can’t forget.

Like the stranger that you’ve met

the ragged men in ragged clothes

the silver thorn of bloddy rose

lie crushed and broken

on the virgin snow.

And now I think I know what you tried to say to me

how you suffered for your sanity

how you tried to set them free.

They would not listen

they’re not

list’ning still

perhaps they never will.

§

Notte stellata
dipingi la tua tavola di colori blu e grigio
osserva una giornata d’estate
con gli occhi di chi conosce l’oscurità della mia anima
dipingi ombre sulle colline
abbozza gli alberi e i giunchi
cattura la brezza e brividi invernali
nei colori della linea dell’orizzonte innevata

Ora capisco cosa hai cercato di dirmi
e quanto hai sofferto per la tua saggezza
e quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro non sapevano quanto
ma probabilmente ora starebbero a sentire

Notte stellata
fiori infuocati che brillano con luminosità
nuvole vorticose nella foschia scura
si riflettono negli occhi di Vincent blu come ceramiche
I colori cambiano tono
campi al mattino di grano ambrato
facce sopravvissute allineate nel dolore
sono mitigate sotto la mano amorevole dell’artista

loro possono non amarti
ma il loro amore era vero
e quando non c’è più nessuna speranza
in quella notte stellata
ti sei ripreso la tua vita come spesso fanno gli amanti
ma io potrei avertelo detto Vincent
questo mondo non è mai stato fatto per uno bello come te…

Notte stellata
i ritratti pendono sui muri vuoti
teste senza cornici su muri senza nome
con gli occhi che guardano il mondo e non dimenticano
come gli stranieri che hai incontrato
l’uomo logoro in abiti stracciati
la spina d’argento della sanguinosa rosa
che giace dopo essere stata strappata sulla neve virginea

ora credo di sapere
quanto hai sofferto per la tua saggezza
quanto hai provato a liberarli
loro non ti avrebbero ascoltato
loro ancora non ascoltano
e forse non ascolteranno mai

DON MCLEAN


Facciata natalizia napoletana

Ai poveri balconi delle case felici

zeppe di strilli, inferme, in alto alle cornici,

ove il cielo dei fili si perde nell’albore

murario delle cupole e nel freddo del cuore,

– e Napoli nell’agro falsetto trova il piglio

grinzoso, la sua matria ridicola di figlio-

di scena è la facciata ove il Natale mostra

i melloni, le sorbe, l’uva dei merletti

di carta, i fichi d’India. (E’ la nomenclatura

del far tutto con cura.) Qui sbiadiva la nostra

fanciullezza pensosa: la stanza, i vecchi letti,

il Vesuvio dipinto sul mare di Bengala.

Era l’aria festiva, era l’aria di tutti,

la porta sulla scala aperta ai pastori

che piangevano i lutti, il bambino che viene

in braccio alle novene.

Era un vederci fuori

di noi, “al vento, al gelo”, per restar dentro, al fiato

di quel primo passato ove albeggiava il cielo.

Ho dipinto un ricordo, il ricordo ha la mano

paffuta di geloni per quel mangiare poco

in mostra sui balconi, ma dipingo per gioco.

ALFONSO GATTO

Poeti e origami

Lo sapete amici
che la vita è breve
siamo come alberi
piantati nel mattino
che aspettano di essere tagliati
per far posto a nuove strade
dove la nostra ombra
sarà solo un ricordo
lasciata alle nebbie
e di tronchi inerti
pronti per essere lavorati
diventeremo forse
cornici per racchiudere la vita
o quadri per essere inchiodati
e se il dolore fosse gioia
e la sconfitta è la vittoria
e la pace che uno dice di avere
e solo il silenzio che gli fa guerra
e se la follia è la ragione pagata a peso d’oro
io vorrei essere come stagno fuso
in cerca di acque limpide
per prendere forma
e se l’anima morisse
prima del tempo fissato
qualcuno ci guarderà
nuotare vivi
dove non saremo più
che pagine ingiallite
sempre che qualcuno
dai tronchi ci faccia
fogli di carta
o
semplici origami

Pierluigi Ciolini