Sciacalli

 
È già difficile
restare in piedi
in questa realtà
che affonda,
con questa terra
che cerca di scrollarci via
senza dover aggiungere
le vostre vuote parole
le musiche struggenti
le frasi sempre uguali
gli sfondi ad effetto
le corse allo stupore
per imprimerci qualcosa
che per convenienza
vorrete farci scordare
col prossimo servizio.

Gian Luca Sechi

Published in: on giugno 8, 2012 at 07:00  Comments (4)  
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Sulle orme di Lee Masters e di Mario (mio padre)

 
Te lo ricordi il rombo dei motori
che sfrecciavano giù per la via Emilia?
…… Con te io ritornavo adolescente
a quando, abbandonata la montagna,
mi accoglieva la fabbrica
e quell’odore d’olio e di benzina
che ti entra nel sangue
e te lo pompa al ritmo dei pistoni.
Quanto entusiasmo mettevo a dipanare
la matassa dei sogni!  E con la tuta
fresca di bucato, pedalando felice
correvo incontro al sorriso di tua madre.
E poi la guerra!  Ma in tanto dolore
il tuo vagito a riscaldarmi il cuore.
E ti ricordi quel vecchio Benelli?
Le corse in moto in aperta campagna
quando indicavo il volo degli uccelli,
le loro voci, a te che  mi guardavi
forse un poco annoiata;
tu mi sfuggivi,  ma io ti riprendevo:
“ Non si sta mai davanti al cacciatore!”
Poi… ci fermavamo a coglier ciclamini.
 .
Veloce il tempo e inesorabilmente
crescevi e ricercavi altri orizzonti.
Restavo solo, ma in cuore sapevo
che prima o poi avremmo ritrovato
più matura l’intesa.
Ma l’ ingiusto destino era in agguato:
avevo in cuore un solo sentimento:
vederti  DONNA……….mah!
scadeva lì il mio tempo!

Viviana Santandrea

Il dubbio

 
Il dubbio è una corta catena
di freddo metallo
alle tue strette caviglie:
è l’impronunciabile,
che ti fa ancora da inciampo
e ti chiude il respiro
su per l’ignota salita.
 

Fabio Sangiorgio

Notte strana

Sono alla fine del secondo pacchetto,
e forse ne fumerò altre ancora
in questa notte strana che di me
non ne vuole sapere.
Vorrei viaggiare nei sogni che
mi vedono vittima e carnefice,
coraggioso e impaurito.
Questa è una notte strana amica mia,
silenzio ideale per nuova poesia,
pensare a te che lontana mi pensi
e mi scacci.
Pensiero leggero e ingombrante,
essenza di incertezza per te
Notte strana che non vuole essere
nè madre ne culla
Sono fuori dal mondo che aspetto
ogni sera per fermare la morte
che ogni giorno mi entra negli occhi,
nelle orecchie che ha voce di donna,
pianto di bambino, disperazione
di uomini senza patria, senza lavoro.
Maledetta notte che mi ha chiuso fuori
negandomi il suo onirico abbraccio.
Dorme il mio cane sulla poltrona,
ha il muso sereno di chi di una carezza
gioisce, sogna le corse sui prati
chissà se il tuo lume ha smesso di brillare,
se anche tu hai cominciato a sognare
notte strana la mia, dormi tu , dorme
il mio cane…svegli restiamo io e …
questa notte infame.

Claudio Pompi

Fonte Vecchia

Fonte Vecchia laggiù sotto il Calvario
con il suo prato verde, tra le fratte
cupe d’ombre e misteri, ancora batte
scrosciando su la pietra. Il solitario

salice ancor si specchia nel pantano
limpido, e ancor sta in piedi il vecchio cerro,
devastato dai turbini e dal ferro
degli uomini, sul limite lontano.

Ma nulla più dei canti né del coro
giovanile d’un tempo: non festivi
balli, non corse rapide, non vivi
squilli di risa, nei tramonti d’oro.

Or il villaggio ha i nuovi fontanini
belli, eleganti, in mezzo alle sue piazze,
e serie van per acqua le ragazze
sotto gli occhi materni. I cristallini

zampilli han bianche aspergini, hanno lampi
d’iride al sole, e presto empion la secchia:
chi si ricorda più di Fonte Vecchia
lontana, oltre il Calvario, là tra i campi?

Sono tant’anni… E pure, se per sorte
qualche memore cuor ci si ritrova,
nel suo profondo non men dolce e nova
sente la vita delle cose morte.

CESARE DE TITTA

 

2 dicembre 1951

Dovrei essere felice
e invece non è vero

Dicevano che fossi bellissima
ma per mia madre ero un mostro

Anche dopo forse la pensava così
quando ravvedeva in me
forti somiglianze con mio padre

E’ passato del tempo
e sono ancora qui a ricordare

Da fuori dovrei rallegrarmene
ma non è proprio come pensate

Non per tutti voi naturalmente
ma per gli scherzi che il tempo mi ha fatto

Non sono veramente in collera
soltanto vorrei ancora poter cambiare

Vorrei riprendermi le corse mozzafiato
e stupirmi di nuovo dei fiori di campo

Vorrei riprendermi i baci e le carezze
capricci di una bimba e panni da lavare

Ho camminato tanto per arrivare dove siamo
ma sembra che i miei piedi siano rimasti là

Scusatemi se non so più esser felice
da quando ho perso i suoi occhi innamorati.

Anna Maria Guerrieri

Published in: on dicembre 2, 2010 at 07:38  Comments (6)  
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Il mondo nella via

Ricordo ancora il sole di quelle estati.
Giornate lunghe senza pensieri.
La porta chiusa alle spalle senza far rumore.
Il mondo in una via chiusa da un muro era mio.
Seduto sul muretto aspettavo i compagni,
nuove avventure da vivere senza un copione.
Il mondo in una via prendeva vita, noi gliela davamo.
Che ne sapevamo del domani,
degli uomini che saremmo diventati,
di donne che ci avrebbero amati o feriti.
Il mondo era lì, la vita era lì.
Le nostre corse appresso ad un pallone sgonfio,
martire di spine di rose selvatiche,
crescevamo tra ginocchia ferite calzoni strappati.
Sotto quel sole come il grano crescevamo,
con il nostro ridere e le nostre bugie innocenti.
Il sole alto sulla via, profumo di cucina che più
d’un richiamo materno nell’ombra fresca della casa
ci riportava, stanchi e affamati.
Nel pomeriggio scendevamo come orda inarrestabile,
così ogni giorno fino a sera, per sempre e sempre non fu.
Scavalcammo al giusto tempo il muro della via,
lasciammo l’eco delle nostre voci che lentamente
per sempre si spense.

Claudio Pompi

Cinema all’aperto

Ci fa, la luna, poveri e belli.
Tutto sfuma, e sembra miele il fianco tuo nudo
ogni carezza
è un peso di bilancia sul corno della mezza
la cetra pizzicata dal vento
la pavona, che cerca la sua coda tzigana.

Si, la luna
fa innamorare pietre e cortili
e poi gli allori, riversi
come gente che prende il mare ai piedi.
Sgomitola le corse dei tram
che pare neve, quella sui vetri vuoti di gente;
è un calabrone
il metronotte bici da donna
carta in mano, tra le serrande il dito d’amore
e poi via andare.

Massimo Botturi

Amore


C’era negli occhi
nei tuoi occhi di falco
sempre vigili e arditi
mai chiusi
neanche la notte
c’era oggi
un amore liquido
per quei ragazzi
che t’hanno preso il cuore
per Alma che t’ha rapito
i giorni
per i fogli scritti di saliva e sputo
per la mortadella al pistacchio
le corse sul Musinet
di notte come ladri
la panna montata alla mattina
il greco imparato per Lino
e la trigonometria per Poppi
le ore la notte ad aspettare
l’ansia del laboratorio sfrattato
l’esame non passato
i conti e le risate
lei con i palloncini sotto la neve
noi a cantare
Pierrot con la lacrima
sotto il  balcone
c’era tutto questo e poi ancora
quando hai smesso di vedere
e finalmente quegli occhi
occhi d’agnello
si sono
dolcemente chiusi.

Tinti Baldini

E intanto il mondo gira

Oggi

Di rovi o di pruni
ormai spoglio
non mi riconosco più
solo viottoli
di mani sudate
e sorrisi a denti stretti
di un destino
che mi ha messo in gabbia
per non cercarla ancora

ho un cielo di post-it
e inutili smorfie
per ricordarmi
di un altro giorno sbiadito
che mi ha fatto le scarpe
strette

è passato ormai

il tempo di parole
che le posavo dolcemente
in grembo

e folli corse per strade
con la schiena ad oriente

ma ho il ricordo

l’ultima volta ci siamo baciati
mentre pioveva
lei con le maniche larghe
di un pullover
tenuto a fatica tra i pugni chiusi
io con le spalle al muro
pensando cinque anni insieme
forse solo perché sapevo di pane
o perché ci riscaldavamo a vicenda

se mai

Qualcuno la incontrerà
gli dica che vorrei
poggiare la testa
ancora fra le sue
ginocchia
ho che almeno
mi stringa in pugno
il tempo

per tutto ciò
che sovverte
ho solo una tratta
che non potrò
dimenticare di pagare
a una notte naif

Pierluigi Ciolini