Fiore di Pasqua

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Danza nel petto
fiore di Pasqua
antico e sacro
sparge profumo di speranza
rallegra semplice aiuola
nonostante il cielo adombrato
nonostante il vuoto intorno
che stringe la gola
nella morsa economica
di recessione e povertà.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vivo più che mai
adesso che l’oscurità
ha steso l’infido manto
adesso che ha sparso il sonno
sulle nostre disamorate coscienze.
Danza nel petto
fiore di Pasqua
diamogli l’acqua giusta
torniamo ad essere uomini
non sotterriamolo ancora una volta
fra uova colorate e colombe d’occasione
per un giorno di festa “apparente”
e poi niente,
totale indifferenza.
Danza sempre nel petto
fiore di Pasqua
lo sento vibrare
nella stanza spenta
lo sento cantare
nell’Amore risorto alla vita
in piena luce.

Roberta Bagnoli

Morire di noi stessi

Senza reagire siamo entrati
nell’orrida fossa.
Privati di pensieri, di volontà
indossiamo i panni del vizio
che loro per noi hanno tessuto.
Calde e comode vesti nelle
quali viviamo pieni di noi.
Tepore che porta all’oblio
e ci chiude gli occhi sul male
che più non ci riguarda.
Abbiamo lasciato la dignità
a marcire e a saziare gli sciacalli
che di noi ormai sono padroni.
Troppo tardi giunge la certezza
che di noi stessi stiamo morendo.
Trasformati in schiavi da mercato
del consumismo ad ogni costo,
respiriamo l’aria fetida che noi
abbiamo creato e che lenta
ci uccide.
Gli occhi aprire vorremmo,
del prossimo la mano cerchiamo,
l’ultimo grido in gola s’arresta
soffocato dall’indifferenza
nella quale abbiamo bollito
le nostre coscienze.

Claudio Pompi

La cordata dei poeti

 
Cari Poeti
amici semplici
e complessi
dell’anima sacra indistruttibile
prendiamoci per mano
la notte per noi è luce da svelare
serve una cordata d’anime coraggiose
a sollevare i fianchi della montagna malata
da tempo il sole sorge solitario e
sparge raggi di veleno
il sentiero è fumoso, ingannevole
vipere di rame si aggirano indisturbate
i nostri piedi hanno calzari stanchi
ma se spieghiamo le vele del sogno
se stendiamo reti di parole magiche
forse riusciremo a smascherare
l’imbonitore funesto
di coscienze addormentate.

Roberta Bagnoli

Pace e guerra

Giornate di un inverno come tanti, ma
c’è nell’aria quasi un gelo di attesa
pur nell’assaggio del tiepido sole;

qua e là finestre spoglie di fioriere
sfoggian le tinte dell’arcobaleno:
Pace! E’ l’eloquente coro silenzioso

che fiorisce spontaneo e si nutre
dell’illusione, via via che s’accresce,
di punger le coscienze dei potenti.

PACE! Parola lieve e chiara
come acqua di lago, semplice
in sé come un cuore bambino,
così spesso farcita di retorica.

PACE e GUERRA! L’una dell’altra alibi!

GUERRA! Parola greve troppe volte
volutamente usata con freddezza
senza fermarsi a coglierne l’orrore.

Terra! Da sempre qualche uomo transitando
Ha preteso d’importi la sua Pace
Mentre ti denudava con la Guerra!

Viviana Santandrea

Buona Pasqua

Strano umore oggi il mio
Forse mi mancano
i suoni fantasiosi delle campane
le campanelle delle scuole
le grida dei bimbi durante la ricreazione
Non sento aria di festa ma di dolore
sento quella gioia perduta dell’innocenza
sento lo sgomento delle notizie infauste.

Ma non voglio girare intorno alle parole
sento palpabile la fine di un epoca di fede
di rispetto, per chi dentro ad un confessionale
ascoltava ancora il dolore altrui.
Dove si è nascosto Gesù
forse anche lui senza dimora
vive nei giardini
dorme nelle panchine del parco
forse ora è al pronto soccorso di ospedale
a tenere la mano a chi lo cerca
nel silenzio dell’ultima ora
alla mensa dei poveri che per oggi il pasto
lo hanno assicurato anche con una fetta di colomba
Lui padrone del mondo ma nella sua dimora non c’è pace
Quante verità sulle sue parole
logorare dal tempo,
scolorite in quelle pagine racchiuse
in librerie dimenticate
Altre forme di preghiera sono sorte nel tempo
altri ideali rappresentano la sua persona
altre leggi ha dettato la sua chiesa
Amore cambiata con potere
Povertà con possesso
Fede con dittatura
Pace con guerra
Riprendiamoci le sue parole
Cerchiamolo
Tra le strade dei pensieri
nello sguardo dei bambini
nelle tasche dei poveri
nelle coscienze di chi ancora
ne possiede una
Non inviamo solo auguri di una buona pasqua
Ma auguriamoci di saper cercare
la pace nei cuori di tutti noi.

Gianna Faraon

Il suicida

L’ultimo messaggio, quel che lui
lascia.
L’ultima sfida alla vita che è contro,
quella dove la vita non avrà rivalsa.
L’ultimo messaggio per chi
non l’ ha ascoltato.
Atto d’accusa alle coscienze
stordite da un mondo senza anima.
Alla sua che flebile aiuto chiede
Il posto lascia all’urlo del silenzio
mortale.
Atto estremo di solitudine imposta
poi subita, accettata come una porta
di maniglia priva,
quella che alle spalle si chiude
per sempre come un addio.
Suicidio, parola che ebeti ci fa di falso
stupore.
Pur senza saperlo ognuno del suicida
è assassino.
Giorno per giorno uccidiamo anime
e corpi con l’indifferenza,
sol perché il mondo ci dice:
guarda avanti e non ti curar di chi
a fianco ti cade.

Claudio Pompi

…sss Assisi

Assisi
: assurde situazioni
mistiche assenze esanimi
s’assopiscono
Assetati aspettano
smaniosi
silenziosi sensi
Stanchi si spengono
assecolati assensi…

Sussurro Assisi
: scoscesi sentimenti
si assottigliano

Esploro Assisi
: case cimase chiese

Respiro Assisi
: ressa sassi rosa

Ascolto Assisi
: sento solo essere
estese estasi
esuli coscienze

Assaporo assisi
: sesso secoli salite
Santi ossa assassinate

Silvano Conti

Il pane dell’omertà

Pane che non ha sapore,
mangiato ad occhi bassi
a un desco muto.
Pane pagato con la dignità
difficile da guadagnare,
facile da spendere.
Pane impastato con le lacrime
di una madre, di una moglie,
donne che invano pace invocano,
piangendo.
Pregano una madonna
che le sue invano ha già versato.
Pane che odora di paura,
di colpevole silenzio.
Pane che sazia i ventri e affama
le coscienze.
Pane in cambio di un tacere
per non morire.

Claudio Pompi

Published in: on dicembre 16, 2010 at 07:11  Comments (6)  
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Novo Millennium


Da un aereoplano
ho  visto
il  nostro  cielo.
Da  sotto,  di  sopra,
ho  fotografato  pecorelle
di  nuvole  indistinte
per  supremazia  di  venti.
E  ancor  più   in  alto,   oltre  le  nubi,
il  Sole.
Piccola stella nana
su  terrestre  evento. Poca  cosa
su  tutte  le  coscienze.
Tutti  del  globo  nostro
ed  altri  mondi
siamo  attimo  eterno  d’Universo.
Ora,  nell’anno
2000
la mente mia è un deserto al tramonto,
neuroni,  cellule, ammasso
d’ignoranza parte.
Forse capisco solo
ancòra,  perché le stelle possano finire,
mortali,  come noi.
Una domanda ha sempre una risposta,
capir però bisogna
quella giusta.

Paolo Santangelo