Come il Vate…io

 
il Vate:       Come quel fiume ch’ha proprio cammino
                    prima del Monte Viso ‘nver Levante
                    da la sinistra costa d’Apennino,
                  .
                    Che si chiama Acquacheta suso, avante
                    che si divalli giù nel basso letto
                    e a Forlì di quel nome è vacante,
 .    
                    rimbomba là sovra San Benedetto
                    de l’Alpe per cadere ad una scesa
                    ove dovea per mille esser ricetto;
.
io:                mi apparvero le fonti d’Acquacheta
                     bianche spade ghiacciate su quel letto
                     cantato già dal Divino Poeta,
 .
                     e affascinata fui da quell’effetto
                     di  statica armonia, tal che pensai
                     si fosse di quell’acque spento il getto.
 .
                      Assorta in quell’incanto io, ormai
                     fantasticavo sui travestimenti
                     di Dea Natura, e lì m’indugiai;
 .
                     poi, vinto lo stupore e a passi lenti
                     mi distaccai da quella meraviglia
                     cercando di arginare i sentimenti.
 .
                     Sospirando dischiusi le mie ciglia
                     che avevan nelle ghiacce trasparenze
                     colto l’incanto che ad amor somiglia
                     .
                     e lodai del Creato le valenze!

Viviana Santandrea

Sono solo col vento

Il vento
frastorna le antiche pene
nell’ignoto regno dell’inconscio;
a raffiche rabbiose
scaglia l’inquieta sabbia
fin sulle dune verdi.
Fuggono le bianche nuvole
verso il sole giallo,
s’inarcano le onde
ruggendo, rilucendo
di speranze mai dome.
Scricchiola la barca
della mia vita,
tenuta ancora
dall’àncora
dei desideri
che, a uno a uno,
rapidi scompaiono
nel vortice delle incognite;
sibila il vento
spazzando il mare,
la vela spezzando
della mia barca.
Una luce bruna
improvvisa
la costa oscura.
Impazzisce stridendo
la sabbia.
Sono solo col vento
e con l’urlo del mare
senza le tue mani.

Nino Silenzi

Published in: on dicembre 28, 2011 at 07:27  Comments (4)  
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Dove mi porta il cuore

Nei dormiveglia tornano momenti
dove il sonno si lascia carezzare
ed io lo cullo dolcemente, il cuore
si accosta alla piazzola
che mi conosce da lontani tempi
dove una Niki abbraccia con la vista
la scala delle note musicali,
paesini accesi sulla costa incontro,
si perde l’occhio nell’inseguimento…
dirimpetto sul mare la Calabria
appare, l’orizzonte, il faro
confuso fra stelle e le lampare…
Calliope porta gli occhi
alle poesie esposte
che si adagiano dolci su pendio
coricato su mare,
mentre leggo l’urlo che scorrazza
sullo scoglio
che gioca con la schiuma
qualche spruzzo
mi conduce sul viso
l’onda di ricordi
apro gli occhi
con la lacrima vera accanto ai sogni.

Giuseppe Stracuzzi

Il valore

il valore dell’acqua
leviga
purifica la vela del vento
scivola nel sale
scende tra i riflessi
lungo le facce della costa
dove la terra orizzontale ha i colori del tramonto
gocce di note addolciscono
cadute imprevedibili…

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 7, 2011 at 06:56  Comments (7)  
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Ti dono un bouquet di fiori selvatici

Ti dono un bouquet di fiori selvatici
offrono gratis nei prati i loro colori
bianchi e rosa così leggeri sul verde
l’achillea dai piccoli fiori uniti
e il bianco cerfoglio ad ombrello
un delicato profumo piccante e dolce
qualche fogliolina, non troppa, dà gusto
all’insalata e la fa calmante e tonica.
Ti offro questo giorno di calma
il blu di cielo dove la poiana
tende le ali maestose alta
vola in cerchi e lancia
acuto il suo grido libero.
Il verde ombroso dei castagni
e le acque trasparenti fra i muschi.
Ti offro fiori di luna
colti sul ciglio della sera
steli bianchi e legnosi lisci
che paion levigati dal mare
in cima le medaglie opalescenti
dai riflessi madreperla del sogno.
Il sole già scende verso il bordo
della collina e saluta il mondo
fa d’oro la peluria ai calanchi
e il casolare oltre il bosco sulla costa
di pietra serena d’identico colore
ci mostra una faccia radiosa
e con l’altra già prende sonno.
E poi il buio che allaga di stelle
la frescura che scende e l’odore
caldo della terra e i grilli
la nenia ritmata e armonica che culla
punteggia lo spazio della notte
dilata la percezione interiore.
Spegni il motore e ascolta
tienile strette tutte queste cose
con le altre che scoprirai
non scordartene e falle vivere
sempre

azzurrabianca

Trasferimenti paradigmatici

Un momento in fondo
è un po’ d’eternità resa presente
il dire mentre dire è già passato
un fibrillare ammutolito
sulla costa di un giorno
sono le alesature a vene cave
il battito incostante dell’attesa
mentre
dormo di tutto il mondo che mi culla

alla fermata della mezzanotte
là dove si scolora ogni parvenza
resto muta nei limiti del corpo
e so soltanto che
vorrei sparire.

Cristina Bove