La tenerezza

A sedici anni avevo le mani appese al sole.
Sono le stesse, guarda
capaci e incontrollate. Avevo labbra per ogni vetro o fiore
per far suonare i fili dell’erba
o il tuo costato.
Se poso il loro uscio sul tuo li puoi sentire
i viaggi che non hanno mai fatto, il ritornare
ch’è il più bello spettacolo, sicuro, dell’andare.
Mi puoi ascoltare ancora la febbre dei bambini
il taciturno volgere triste del mio volto
se non ti senti affatto felice
emancipata; o se non hai del tempo per metterti vestiti
una gonnellina tutta risate
un nuovo amore.

Massimo Botturi

Una lettera per TE

Io non so pregarti più
e se t’ho abbandonato
poi deluso
e là lasciato,
non è stato per scommessa
e nemmeno per ripicca,
ma di là
ho lasciato il pianto,
di dolore
e di rimpianto...
Su quei volti
la freschezza
di una verità rubata,
in quegli occhi
la certezza
di una vita già lasciata..
Io che so parlar d’amore
con il cuore e le parole,
non potrò dimenticare
tanta carne là a morire...
Se ci sei mio Signore
stendi adesso la tua mano,
non lasciar loro una croce
che consuma piano piano...
Io non so pregarti più
ho perduto le tue tracce,
ma il ricordo di un lenzuolo
che avvolgeva il tuo costato,
io l’ho visto sopra un letto
di un ragazzo là adagiato..
E perdona se oso tanto
se ti scrivo e non ti prego,
questa lettera ti mando
come fosse ora il mio credo.
Quando scendi dalla croce
vai da loro e soffia piano,
perché sia consolazione
questa tua resurrezione!!!

Beatrice Zanini

La preghiera dell’ateo

LA ORACIÓN DEL ATEO

Oye mi ruego Tú, Dios que no existes,
y en tu nada recoge estas mis quejas,
Tú que a los pobres hombres nunca dejas
sin consuelo de engaño. No resistes

a nuestro ruego y nuestro anhelo vistes.
Cuando Tú de mi mente más te alejas,
más recuerdo las plácidas consejas
con que mi ama endulzóme noches tristes.

¡Qué grande eres, mi Dios! Eres tan grande
que no eres sino Idea; es muy angosta
la realidad por mucho que se expande

para abarcarte. Sufro yo a tu costa,
Dios no existente, pues si Tú existieras
existiría yo también de veras.

§

Ascolta il mio pregare Tu, Dio che non esisti

raccogli nel tuo nulla queste mie doglianze.

Tu che ai poveri uomini nulla consenti

senza consolazione di inganno. Non resisti

alla nostra supplica e di nostra brama ti adorni.

Quando più dalla mia mente ti allontani

più ricordo i placidi racconti

con cui mi addolcì le tristi notti l’amor mio.

Quanto sei grande mio Dio! Sei tanto grande

che non sei neppure Idea, e molto angusta

è la realtà per quanto a contenerti

la si espanda. Io soffro nel tuo costato

Dio inesistente, poiché se Tu esistessi

davvero esisterei pur io.

MIGUEL DE UNAMUNO  Y JUGO

Senza titolo

-Senza titolo-
Olio su tela 140×200
Biella,  2010

Così ruvida, è dura

la scorza del giorno

e arida

di risa divisa da rivi,

d’arrivi velata.

Io caparbio tento.

Più ruvido e duro

stento ma provo

a dipingere ancora,

d’inventare

diventando fiaba,

mormorio di cascata,

tremulo trillo di fata,

coreografia leggera

di bianca neve che torna.

Aquila e vento,

costato e sperone.

Bacio e risveglio

del mio parlare e

sentirmi sorpreso

Già i giorni

appassiscono

come i fiori più rari.

Già mi sento così,

come quando appassiscono

i fiori più rari;

perché anche loro

avvizziscono,

tenui come il grembo

che li ha cullati

lattiginosi, come il tempo

che li ha svezzati,

Flv./ 2010

piovigginando

come esili istanti d’Inverno,

sulla tristezza

dei miei paesaggi.

Flavio Zago