Il cotone dei pioppi

Ho visto il cotone
dei pioppi
coprire le strade fredde;
tra le braccia al cielo
vi erano nidi di suppliche,
che i pargoli
ti scrivevano una sete
nuova.

Sembrava che le pozzanghere
avessero un mantello
di catrame
poi, poche gocce di cielo
diedero il canto
agli acquerelli,
che i rimorsi, sul foglio,
s’erano stinti
e m’abbracciai, silente
fin dove il perdono
mi rapisse.

Stefano Lovecchio

Al mattino

Appena sveglia
La luce che penetra nella stanza
Gioca ad ombre riflesse sul mio viso che
Con caldo incanto mi chiama

Vieni voglio abbracciarti
Ti offro il mio elisir
Nulla è più grande di me
So che ti inebria il mio baciarti

E io, spalanco i balconi
E respiro l’aria pura che il mattino mi regala

È l’approssimarsi del sole mi
Abbaglia con i suoi raggi
Scostandomi sfumano nel vuoto dello spazio
Innescando carambole al riverbero di un vetro

È l’orizzonte si espande al mio sguardo
Dove scruto lontano
Soffice cotone di nuvole
Che sembrano ovattare le sinuose curve delle colline

Ma l’occhio stacca l’attimo ai colori autunnali
Perdendosi sui tetti dei palazzi, che
Appaiono come iceberg nel tepore del mattino

E io appoggiata a braccia conserte sul ciglio della
Ringhiera, ozio
Sostando i sensi.

Rosy Giglio

Stavo sognando

tu mi cullavi
noi oscillavamo
il tuo fiato era un flauto
le tue braccia il bosco

scricchiolavano i rami secchi
sotto la mia schiena
e le tue dita mi assordavano
la tua pelle era cotone
il tuo cuore di lino

una goccia sulla mia fronte
ho creduto mi avvertissi
della pioggia
ma la tua voce tossì
un odore disgustoso

una goccia sulla mia fronte
mi stupì: era acqua davvero
dovetti aprire gli occhi
la culla diventò una nave
le tue braccia mare mosso

il tuo fiato unghie sulla lavagna
vipere i rami – viscide le tue mani
sangue rappreso la tua pelle
che colava sulla mia fronte

la mia fronte incredula mi implorava
di nasconderla chiudi gli occhi
mi ha detto proteggici dal fetore
se i tuoi occhi sono chiusi
nemmeno le sue unghie potranno graffiarci

Nicole Marchesin

Il libro di Biancaneve sul comodino

Il libro di Biancaneve sul comodino
attorno altre storie altre fiabe
l’asciugamano aranciato di hennè
sulla scrivania la carta da acquerello
e colori e pennelli e una giraffa
rosa nel posacenere
chissà che penserà la cameriera quando
verrà per rifare la stanza
che sia la camera di una bambina e che
avrà fatto con questa salvietta?
mi tingo e spargo attorno le tinte
per fare mio il mondo e rispecchiarmi
ricercare i colori che ho dentro
l’eco che riverbera nella solitudine
di presenze che vorrei per sempre
e fingo che questa impronta di capelli
sul cotone bianco
o la traccia colorata che la mente fa
sul foglio sia la vita
e perdo la vita e gli altri che sono
fuori dalla mia stanza
ma è per loro che dipingo per chiedere
poi che ne pensi cioè
ecco vedi chi sono ti piaccio?
mi conosci lì, mi vedi, mi capisci?
e le fiabe questi libri sono un sogno
che ritorna di quando volevo un mestiere
e non mi affidavo al caso e allora era
l’illustratrice per bambini per bambini
e infantile lascio impronte tracce di me
io sono perchè segno
vedi quella sono io
ma io dove sono
e tu dove sei?

azzurrabianca

Ho visto anche degli zingari felici

E  siamo noi a far ricca la terra
noi che sopportiamo
la malattia del sonno e la malaria
noi mandiamo al raccolto cotone, riso e grano,
e noi piantiamo il mais
su tutto l’altopiano.

Noi penetriamo foreste, coltiviamo savane,
le nostre braccia arrivano
ogni giorno più lontane.
Da noi vengono i tesori alla terra carpiti,
con che poi tutti gli altri
restano favoriti.

E siamo noi a far bella la luna
con la nostra vita
coperta di stracci e di sassi di vetro.
Quella vita che gli altri ci respingono indietro
come un insulto,
come un ragno nella stanza.

Riprendiamola in mano, riprendiamola intera,
riprendiamoci la vita,
la terra, la luna e l’abbondanza.
E’ vero che non ci capiamo
che non parliamo mai
in due la stessa lingua,
e abbiamo paura del buio e anche della luce, è vero
che abbiamo tanto da fare
e che non facciamo mai niente.

E’ vero che spesso la strada sembra un inferno
o una voce in cui non riusciamo a stare insieme,
dove non riconosciamo mai i nostri fratelli.
E’ vero che beviamo il sangue dei nostri padri,
e odiamo tutte le nostre donne
e tutti i nostri amici.

Ma io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.
Io ho visto anche degli zingari felici
corrersi dietro, far l’amore
e rotolarsi per terra.
Io ho visto anche degli zingari felici
in Piazza Maggiore
ubriacarsi di luna, di vendetta e di guerra.

CLAUDIO LOLLI

Navigazione a tela

Un’armonica a bocca di lucerne
nel solfeggiare sillabe d’imbarco
e cantilene
poi tracimare in fiotti
mente corsara
a saccheggiare lumi

lasciavo le mie calze sulla riva
per indossare sandali di carta
camminavo sull’onda
sorretta da uno sciame di cicale
ero sola a sospendere velieri
come trapunte al sole

un fumo che pareva l’orizzonte
era soltanto
un orlo di cimosa
e fiocco e randa di cotone amaro
da piantagioni di dolori
farsi vascelli in mare

Cristina Bove

Limiti spersi

Il raggio leggero di un sole
ha rotto la sua potenza
dentro una debolezza
che nascondeva finzione
dietro nuvole migranti.
Accolgo lo sbadiglio
di parole stanche,
non riuscendomi

a liberare dai dubbi
colpevolizzando
l’esteriorità del mondo.
I gabbiani non smettono
di volare mai
così vivaci tra le nuvole
di soffice cotone,
ed io lassù, confrontandomi
con i loro percorsi di fuga.
La mia essenza di amore
ha paura di spiccare il volo
in libertà
e manco di coraggio
non esprimendo moltitudini
scritte nel destino dell’universo.
Il mio modo accattivante
potrebbe aprirmi
nuovi spazi dove poter volare
in compagnia della tanta
perfezione.

Glò

Odor di primavera

Ventun marzo in Yucatan
primo dì di primavera
se ne vede anche l’odore
se ne sente anche il colore!

Dei bambini in piazza a Muna
stan giocando col pallone
fra le donne assai più d’una
vèston di color cotone.

Al mercato a far commerci
per sbarcare il rio lunario
stanno umani grassi o guerci
mentre scorre il calendario.

Sandro Sermenghi

Morfeo

Ala silenziosa
bel sonno
ristoratore
petalo clonato
un bacio fortemente cercato
premuto sulle palpebre
sul corpo, a tutte le ore

chi mai mi aiuterà
se non tu?

dicono di te, manna
panna
cotone
mussola del cielo
stellato e diurno
voglio stare in quella postazione
carezza libera dei sogni
Essere
schiuma dell’onda
verde flutto alla riva
del tuo abbraccio.

Aurelia Tieghi

Published in: on febbraio 28, 2010 at 07:02  Comments (8)  
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La stella

L’ÉTOILE

Ils perdirent l’Etoile, un soir; pourquoi perd-on
L’Etoile ? Pour l’avoir parfois trop regardée.
Les deux rois blancs étant des savants de Chaldée,
Tracèrent sur le sol des cercles au bâton.

Ils firent des calculs, grattèrent leur menton.
Mais l’étoile avait fui, comme fuit une idée.
Et ces hommes dont l’âme eut soif d’être guidée
Pleurèrent, en dressant des tentes de coton.

Mais le pauvre Roi noir, méprisé des deux autres
Se dit : ” Pensons aux soifs qui ne sont pas les nôtres,
Il faut donner quand même à boire aux animaux. ”

Et, tandis qu’il tenait son seau par son anse,
Dans l’humble rond de ciel où buvaient les chameaux
Il vit l’Etoile d’or, qui dansait en silence.

§

Perdettero la stella un giorno.
Come si a perdere
La stella? Per averla troppo a lungo fissata…
I due re bianchi,
ch’eran due sapienti di Caldea,
tracciaron al suolo dei cerchi, col bastone.

Si misero a calcolare, si grattarono il mento…
Ma la stella era svanita come svanisce un’idea,
e quegli uomini, la cui anima
aveva sete d’essere guidata,
piansero innalzando le tende di cotone.

Ma il povero re nero, disprezzato dagli altri,
si disse: ” Pensiamo alla sete che non è la nostra.
Bisogna dar da bere, lo stesso, agli animali”:

E mentre sosteneva il suo secchio per l’ansa,
nello specchio di cielo
in cui bevevano i cammelli
egli vide la stella d’oro che danzava in silenzio.

EDMOND ROSTAND