Che male mai sarà

immaginarsi un dio di carità
benevolenza e umanità.
Che male mai sarà
pensare di rubare un pò d’amore
agli antipodi di un mondo
che chiamano aldilà.
Che male mai sarà
chiudere i battenti
alla casa dei tormenti
dove dietro un credo
o uno spergiuro
ovunque ho visto
alzare un muro.
Ognuno creda e faccia
secondo la coscienza
purchè la tolleranza
non diventi prepotenza
In piena libertà
esprimere un pensiero
che sia un credo
o un non credo
fastidio non darà
se non fomenteremo
con le provocazioni
la libertà
di agire e di pensare.
Nello spazio di un’azione
ognuno sia padrone
di una volontà
che non intacchi dell’altro
la ragione.

Beatrice Zanini

Una lettera per TE

Io non so pregarti più
e se t’ho abbandonato
poi deluso
e là lasciato,
non è stato per scommessa
e nemmeno per ripicca,
ma di là
ho lasciato il pianto,
di dolore
e di rimpianto...
Su quei volti
la freschezza
di una verità rubata,
in quegli occhi
la certezza
di una vita già lasciata..
Io che so parlar d’amore
con il cuore e le parole,
non potrò dimenticare
tanta carne là a morire...
Se ci sei mio Signore
stendi adesso la tua mano,
non lasciar loro una croce
che consuma piano piano...
Io non so pregarti più
ho perduto le tue tracce,
ma il ricordo di un lenzuolo
che avvolgeva il tuo costato,
io l’ho visto sopra un letto
di un ragazzo là adagiato..
E perdona se oso tanto
se ti scrivo e non ti prego,
questa lettera ti mando
come fosse ora il mio credo.
Quando scendi dalla croce
vai da loro e soffia piano,
perché sia consolazione
questa tua resurrezione!!!

Beatrice Zanini

Geovianamente


Parola di Dio è il loro ossequiare
son pieni di  dogmi
non riesci a fiatare
per dire che forse
la vera Scrittura
ancora non c’è
opini, disserti
ma loro imperterriti
sciorinano frasi
ormai  digerite
e non ancora capite
però sono grandi
la fede è potente
il credo apre loro
la strada del bene
non sono dotati
di grande sapere
ma trovano sempre
il versetto che
fa loro piacere
con tatto discreto
faccio gesto  di pronto commiato
mi hanno stancato coi dogmi
che lasciano il popolo soffrire reietto
vorrei continuare il nostro parlare
ma gli ottusi non sanno capire
che al mondo, potendo, si viene
a ben vivere e non a patire
pazienza, se il prezzo per il nirvana
è quello del verbo
m’accontento, eccome,
di  una piccola diavola silente e carina
che le cose le fa senza manfrina.

Marcello Plavier