Scrivo…

 
Scrivo col cuore avvolto dalla nebbia,
latte piangente che inonda emozioni
e col suo freddo velo rallenta i miei passi.
Speranzosa nelle mie illusioni,
volgo lo sguardo all’implacabile buio
dove pudici crisantemi ghiacciati
urlano il dolore viscerale dell’inquietudine
ma, mentre una lenta lacrima s’inanella
nella sua naturale trasparenza,
trovo solo il vuoto della solitudine.

Patrizia Mezzogori

Sordi


Grida  arrivano da terre
rotola il lamento su se stesso
anime senza eco
si dissolvono all’orizzonte
carogne vagano nel fango
occhi succhiati da mosche
come ciuchi in attesa
e dentro scorre la stanchezza, l’amarezza,
trascinandoli tra profumo di crisantemi
e altri ascoltano, guardano,
frettolosa la notizia al TG
mentre la vita scorre tra grovigli.

Rosy Giglio

Scheletro con la falce

Quasi tutti gli umani hanno
paura della Morte, ma io ho visto
un’immagine di Vita: era una forma
giovane di donna, come quella
che al Piacere invita, teneva un po’
rialzata la sua gonna. Era la Morte:
bruna fanciulla che mi si mostrava.
Quali luoghi comuni della falce
e lo scheletro curvo? Ella era bella
e aveva gli occhi d’un marrone opàle.
In questa vita in cui l’uomo è nemico
anche del fratello, passa nei sogni
dell’età fiorita. Ci sorridiamo estatici.

Dopo tant’anni, quando ride bruta
la vita, con quell’invito perfido
bugiardo, tutta tossico e cicuta,
ora senti arido battere il cuore
una volta gagliardo: diventan bianchi
i tuoi capelli neri e di veleno
s’imbevono i pensieri; amaro piangi,
o sempre ridi: dinanzi al mondo
curvi la tua fronte, e all’anima
comandi: ridi, ridi anche se muore
chi ti vuol più bene, ma dentro
il petto sanguina il tuo cuore;
ed il tuo riso è un riso di dolore.

Disperando di te, della tua sorte
invocherai un angelo pietoso,
e sognerai l’oblio sol nella morte,
sol nella morte l’ultimo riposo.
E la morte verrà, bellissima
ridendo alla tua stolta preghiera.
Cinta di crisantemi e semprevivi
ti passerà daccanto lieve lieve
come sudario d’intangibil neve,
schernendoti dirà: stupido, vivi!
Danzavano una ridda senza fine
intorno a quella le Ore tempestose;
di sangue si tingevano le cose
della notte nell’ultimo confine.
Ai suoi piedi orchidee illanguidite,
eran di foglie gialle ed appassite,
ed era il Sogno, la Gloria e la Sorte:
Ella rivolse al ciel livido e nero
il supremo e terribile pensiero,
poi cadde in mezzo a quelle cose morte ….
Ella passava avvolta in bianchi veli,
muta il volto di cera e l’occhio nero,
per la strada che mena al cimitero,
ghirlandata di pallidi asfodeli.
Ella passava nei notturni geli .
con passo uguale, tacito e leggero,
il corpo eretto, rigido e severo,
mentre bagliori ardevano nei cieli.
Supplicando una grazia, ai suoi ginocchi
sfilava una funerea lunga schiera,
uomini e donne d’ogni età senza
lampi di lacrime negli occhi;
con lunghi sguardi di preghiera,
singhiozzi che gridavano: pietà.-
E una voce gentil, voce di pianto,
conosco – mormorava – ogni dolore,
sono stanco di vivere e soffrire …
E un’ altra: col mio bimbo al camposanto
ti prego lasciami dormire! – Col mio amore.
col mio povero amor fammi morire!…

E’ triste il cielo, oggi nereggia
una gran nube. Pioverà. Come
son tetri i monti senza sole. L’anima
è triste, l’anima non vuole andare
con dimessa fronte: vuole innalzare
sugli stolti come sopra un altare,
la mente e il cuore. Dall’alta vetta
che il sole bacia e indora in un saluto
all’abisso profondo e spaventoso,
lo stagno putrido s’imperla di vividi
riflessi e di scintille, se vi penetra il riso
di un’Aurora. La tua vita è la vita
un profumo dolcissimo inebriante
e la morte non vien gelidamente
a turbare il tuo sogno dall’oblio …

Paolo Santangelo

Ma Natale

Prendono corpo i fantasmi
hanno la fretta di chi segna tacche
sui muri della legge
Borsellino scrive col sangue suo
col sangue dei suoi custodi figli
di un’Italia minore

e sulle vie dell’edera mafiosa
s_loggiata_mente
pulsa il cuore massonico le vie
del biancogiallo regno d’anticristo

sfogliano leggi come crisantemi
e marce funebri
mugghiano leghe farfuglianti e sbilenche
pupazzi a zanne panoramiche
su stolli di cadaveri
quando l’acido è poco e il corrosivo
morde solo bambini

come siamo arrivati fino a qui?

Ero nata che i passi li segnavano avanti
nuovi Padri
si facevano Leggi in armonia
e la giustizia ancora
era uguale per tutti
oggi si scalza ad alabarde e cupole
si sorregge lo strascico a chi posa
il suo marchio di fabbrica al paese
Bi_sogna che il diritto sia corona
e ius prime noctis
sull’imene d’Italia.

Popolo di poeti e puttanieri
di santi e stupratori
viaggiatori di slum da casa nostra
a cosa nostra
ci vorrebbe un Escher nero su bianco
a disegnare la follia dei lordi
il travasare uccelli in ostensorii
e longa manus
unire transatlantici e tiare.

Fantasmi di un Natale da venire
di Cristi mai risorti
possiamo solo trattenerli a mente.

Cristina Bove