Preghiera

Passi solitari risuonano sul selciato,
lembi dispersi di un sentimento
che disperato volge lo sguardo al cielo
nella vana speranza di una luce.

Accade così, che il dolore
diventa luogo fermo nella vita
come autunno macchiato di lacrime
e in una notte buia come pece,

il cuore scoppia nell’enorme
grido di rabbia e ribellione
per le ingiustizie di un mondo
dove vige crudeltà e indifferenza

mentre una preghiera s’eleva lieve
al cielo illuminato dal sole nascente,
potenza misteriosa gravida di suoni
nell’immenso amplesso di palpiti,

in cerca d’una presenza amica
che asperga gli uomini di luce pura
sì che gli animi cantino lodi
per il trionfar della pace eterna.

Patrizia Mezzogori

O capo insanguinato

O HAUPT VOLL BLUT UND WUNDEN

O Haupt voll Blut und Wunden,

Voll Schmerz und voller Hohn,

O Haupt, zum Spott gebunden

Mit einer Dornenkron;

O Haupt, sonst schön gezieret

Mit höchster Ehr’ und Zier,

Jetzt aber höchst schimpfieret:

Gegrüßet sei’st du mir!

Du edles Angesichte,

Davor sonst schrickt und scheut

Das große Weltgewichte,

Wie bist du so bespeit!

Wie bist du so erbleichet!

Wer hat dein Augenlicht,

Dem sonst kein Licht nicht gleichet,

So schändlich zugericht’t?

§

O capo insanguinato del dolce mio Signor,

di spine incoronato, straziato dal dolor:

perché son sì spietati gli uomini con Te?

Ma sono i miei peccati! Gesù, pietà di me.

O Volto sfigurato da immani crudeltà,

le piaghe han oscurato l’augusta Tua beltà:

infondi in me una stilla di sangue redentor,

accendi una scintilla d’amore nel mio cuor.

Signore, dolce Volto di pena e di dolor,

o Volto pien di luce, colpito per amor.

Avvolto nella morte, perduto sei per noi.

Accogli il nostro pianto, o nostro Salvator.

Nell’ombra della morte resistere non puoi.

O Verbo nostro Dio, in croce sei per noi.

Nell’ora del dolore ci rivolgiamo a Te.

Accogli il nostro pianto, o nostro Salvator.

JOHANN SEBASTIAN BACH 

(dalla Passione Secondo Matteo, Corale 63)

Sofferenza senza fine

Circondato da folla rumorosa cammino
Senza meta precisa senza un preciso scopo
Nulla mi distrae dai miei cupi pensieri
Penso a Gaza all’Afghanistan
Ma anche al male intestino
Che dilania la nostra Italia
Offesa e vilipesa quotidianamente

La Legge sembra impotente nel confronto con mondi lontani
Legulei che proteggono le crudeltà
Organizzazioni sempre più violente e malvagie
Odo bimbi piangere supplicando pietà
Sento boati e raffiche di armi potenti
Leggo di madri assassine
Di famiglie distrutte dalla follia di un marito e padre
Di bimbe e donne vigliaccamente violentate

La crudeltà ormai padrona regna assoluta su di noi
Quanta arroganza fra i politici incapaci di capire
Soprattutto di decidere
Vivono lontani dalla realtà
Come la loro esistenza fosse in un’altra galassia
E noi costretti a subire il loro comportamento
Così lontano dai nostri bisogni

Si dice c’è la religione
Quale religione è in grado di aiutare
A sovvertire l’attuale crudele modello di vita
Anzi si incita si sobilla si insegna ad uccidere
La preghiera è una espressione ormai in disuso

La violenza ha preso possesso degli umani
Gli umani hanno permesso ai violenti
Di aggredire lo spazio che ci circonda
Di contrastare madri padri istituzioni
Che erano e sono
Il nostro ieri il nostro oggi il nostro domani

Mi risveglio da questi pensieri
M’accorgo che la vita scorre nel tempo
Che il sole irradia calore
Che l’acqua scivola cantando
La folla c’è ancora
Alcuni di essi paiono assorti
Ma sorridono al sole
Allora proseguo con la speranza di ritrovare l’Amore

Marcello Plavier

Estate

Bambino
il pomeriggio d’estate
s’andava a riposare
solo il tempo
per uno sguardo
al campo dietro casa
e mi faceva paura
e mai avrei voluto
trovarmi lì
nel calore soffocante
in cui pareva
nessuno potesse esistere.
Dietro i vetri
il ronzio delle cicale
mi trascinava fuori
col pensiero,
dove tutte loro
in una moltitudine informe
cantavano per sé
cercando di spiccare
sulle altre,
senza sapere che
sarebbe arrivato l’inverno
a cancellare i loro
inutili sforzi.

Gian Luca Sechi

Se solo sapessi come andarmene da me

Senza dire Addio
A tutto questo Cielo indecente
Se esiste un modo per salutare educatamente
Questa maledizione – che non odio
Perché a suo modo mi vuole con sé
Vi prego, ditemelo

Ve ne prego – prima che io scompaia
Dentro di lei – e non trovi più una strada –
Perché sono troppo indifferente
Per essere così vicina a quel trofeo
Dopo cui il nero è così nero
Che ad ogni luce che saprà filtrare
Riderò in faccia

Così forte da farla dubitare – per poi
Voltarle le spalle – ed accettare l’invitante
Proposta di crudeltà del mio rassegnato scuro.
Quel momento è vicino – ed io
Mi sento troppo a casa
Quel momento in cui
Tutto sembrerà crudelmente Ridicolo
E dalla Tristezza non potrò tornare

Nicole Marchesin

Published in: on novembre 28, 2011 at 07:05  Comments (6)  
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Anni insieme

Non sono buono
per quanto mi piaccia
crederlo,
mostrami
il tuo lato
più dolce
e lo colpirò,
dandoti la colpa
della mia crudeltà,
facendomi scudo
dei miei difetti,
ovvia conseguenza
della tue mancanze,
soffocherò in gola
ogni parola
di incoraggiamento,
per farmi forza
con la tua fragilità,
per vincere questa
guerra,
che non so quando
iniziò ad andare
contro tutte
la mie promesse.

Gian Luca Sechi

Polvere sul mio volto

la crudeltà dei bambini
che son diventati adolescenti
senza perderla – che si sentiranno
adulti – che giocheranno sempre
con le loro bambole vive

Polvere sul mio volto
gli sguardi e le parole
che mi hanno segnata indegna
di ogni trofeo – inferiore
anche nel dolore

Polvere sul mio volto
i piccoli gesti che mi hanno regalato
sorrisi – quando del mio vero dolore
hanno fatto polvere
da disperdere nel vento

Polvere sul mio volto
le dolcezze di quelle labbra
le uniche labbra per cui avrei dato la vita
le sole labbra con il coraggio di chiederla –
la mia vita

Polvere che mi soffoca
e ragnatele che legano come
catene – polvere
che per mia natura attiro – polvere
che per rabbia divorerò

Nicole Marchesin

Tu mi dissodi

Tu me laboures

et jettes

la semence d’ortie

entre mes jambes

j’enfle

par la crauté

de ton feu

mais je me replie

dans mon sang

mon ventre ouvert

te dépeuple

§

Tu mi dissodi

e mi getti

il seme d’ortica

tra le gambe

la crudeltà

del tuo fuoco

mi gonfia

ma ripiego

nel mio sangue

col ventre aperto

ti spopolo.

ANISE KOLTZ

Published in: on giugno 11, 2010 at 07:24  Comments (4)  
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Il mio secolo non mi fa paura

Il mio secolo non mi fa paura,
il mio secolo pieno di miserie e di crudeltà
il mio secolo coraggioso e eroico.
Non dirò mai che sono vissuto troppo presto
o troppo tardi.
Sono fiero di essere qui, con voi.
Amo il mio secolo che muore e rinasce
un secolo i cui ultimi giorni saranno belli:
il mio secolo splenderà un giorno
come i tuoi occhi.

NAZIM HIKMET

Published in: on maggio 30, 2010 at 07:59  Comments (2)  
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